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Due ore contro la morte: da Genova alla Spezia la corsa disperata per salvare una ragazza di 19 anni. Squadra e macchinari devono partire dal San Martino

L’équipe medica e il macchinario per la circolazione extracorporea sono disponibili solo nel capoluogo di regione. È stato necessario trasferirli d’urgenza nell’estremo levante e ci sono volute ben due ore. La Croce Bianca Genovese e la Croce Rossa hanno portato medici e attrezzature nello Spezzino e poi hanno trasferito la giovane a Genova con la scorta della polizia stradale. Una mobilitazione decisiva, che riapre però il tema della concentrazione dei presidi sanitari salvavita in Liguria

Per due ore una ragazza di 19 anni è rimasta appesa a una macchina che ancora non c’era, a un’équipe che doveva attraversare metà della Liguria e a una corsa nella quale ogni minuto poteva fare la differenza tra la vita e la morte.

L’allarme è partito intorno a mezzogiorno dall’ospedale Sant’Andrea della Spezia. La giovane era stata colpita da un arresto cardiaco poco dopo essere stata al mare. Le sue condizioni erano talmente gravi da rendere necessario un trattamento estremo: l’attivazione dell’Ecmo, un sistema capace di sostituire temporaneamente il lavoro del cuore e dei polmoni.

Alla Spezia, però, non erano disponibili né il macchinario né l’intera squadra specialistica necessaria per utilizzarlo. Tutto doveva partire dal Policlinico San Martino di Genova.

È così cominciata una corsa lunga più di cento chilometri. A bordo di un’ambulanza della Croce Bianca Genovese e di una della Croce Rossa hanno viaggiato il cardioanestesista, i cardiochirurghi, lo strumentista e il perfusionista, insieme alle apparecchiature indispensabili per avviare il supporto extracorporeo.

L’équipe è arrivata al Sant’Andrea intorno alle 14. Due ore durante le quali la sopravvivenza della diciannovenne è dipesa dalla capacità dei sanitari spezzini di mantenerla in vita e dalla rapidità con cui uomini, competenze e tecnologia sono riusciti ad attraversare la regione.

Questa volta lungo l’autostrada non si sono verificati blocchi tali da fermare il convoglio. Una circostanza tutt’altro che scontata in Liguria, dove cantieri, incidenti, code e chiusure possono trasformare anche un trasferimento urgente in una corsa a ostacoli.

Quando si parla di una paziente in arresto cardiaco, due ore non sono soltanto una distanza da percorrere. Sono tempo sottratto alle possibilità di recupero, minuti nei quali il cervello e gli altri organi rischiano conseguenze irreversibili.

La macchina che sostituisce cuore e polmoni

L’Ecmo, sigla che indica l’ossigenazione extracorporea a membrana, rappresenta uno degli strumenti più avanzati della medicina intensiva.

Il sangue viene prelevato dal corpo, fatto passare attraverso una membrana artificiale che lo ossigena e successivamente reintrodotto nella circolazione. In questo modo il sistema può sostenere temporaneamente il cuore, i polmoni o entrambi, lasciando agli organi il tempo necessario per riprendersi o permettendo ai medici di intervenire sulla causa della crisi.

Non si tratta di una terapia ordinaria. È una misura riservata ai pazienti in condizioni estreme, utilizzata quando le altre possibilità di supporto non sono più sufficienti. Richiede personale altamente specializzato, attrezzature complesse e un’organizzazione capace di muoversi rapidamente.

Alla Spezia, medici e tecnici arrivati dal San Martino hanno attivato il dispositivo sulla giovane, stabilizzandone le funzioni vitali e rendendo possibile il successivo trasferimento nel centro genovese.

Il viaggio di ritorno verso Genova

Dopo l’avvio dell’Ecmo è cominciata una seconda fase altrettanto delicata. La paziente doveva essere trasferita al Policlinico San Martino senza interrompere il supporto e senza esporla a ulteriori rischi.

Il trasporto è stato effettuato dalla Croce Rossa Italiana, Comitato di Genova. L’ambulanza è stata accompagnata lungo il tragitto da una staffetta della polizia stradale, intervenuta per agevolare il passaggio e ridurre il più possibile i tempi di percorrenza.

Una catena composta da soccorritori, medici, tecnici e agenti ha permesso di trasformare un trasferimento tra due ospedali in un vero intervento salvavita.

La Croce Bianca Genovese ha portato alla Spezia l’équipe e il macchinario. La Croce Rossa Italiana ha affrontato il viaggio verso Genova con la giovane collegata al sistema extracorporeo. La polizia stradale ha aperto la strada, cercando di neutralizzare almeno in parte uno dei fattori più imprevedibili: il traffico.

La vacanza, il mare e l’improvviso arresto cardiaco

La ragazza, di origine messicana e a Nizza per motivi di studio, si trovava in Liguria per trascorrere una giornata in una città che desiderava visitare. Dopo essere entrata in mare, qualcosa è improvvisamente precipitato. Ha accusato un arresto cardiaco e ha ingerito una notevole quantità d’acqua.

Sono stati i primi soccorsi e il successivo ricovero al Sant’Andrea a mantenerla in vita abbastanza a lungo da permettere l’arrivo degli specialisti genovesi.

Resta ancora da comprendere che cosa abbia provocato l’arresto. I medici dovranno stabilire se all’origine vi sia una condizione cardiaca mai diagnosticata oppure se il cuore si sia fermato in conseguenza della carenza di ossigeno verificatasi durante il bagno.

Gli esami avviati nelle ultime ore serviranno a distinguere le due ipotesi e a valutare le eventuali conseguenze neurologiche del lungo evento critico.

La prognosi rimane riservata e il quadro clinico continua a richiedere la massima cautela. La giovane è intubata, come previsto dal trattamento intensivo, ma risulta stabile. I primi controlli effettuati al San Martino sulle funzioni neurologiche avrebbero fornito indicazioni considerate incoraggianti dai sanitari.

Non significa che il pericolo sia definitivamente superato. Significa, però, che dopo ore vissute sul confine più sottile, esistono elementi ai quali affidare la speranza.

Il nodo dei presidi concentrati a Genova

Il lieto sviluppo della corsa non cancella la domanda sollevata dalla vicenda: che cosa sarebbe accaduto se l’autostrada fosse rimasta bloccata? Se e due ore fossero state troppe?

L’Ecmo e l’équipe necessaria al suo impiego sono presidi fondamentali, ma non sono disponibili in tutti i principali ospedali della Liguria. Quando un caso estremamente grave si verifica lontano da Genova, la risposta dipende quindi dalla possibilità di spostare rapidamente tecnologia e specialisti oppure di trasportare il paziente verso il centro di riferimento.

In questo caso era la paziente a non poter essere trasferita senza prima attivare il supporto extracorporeo. È stato quindi necessario portare l’ospedale altamente specialistico fino a lei, caricando su un’ambulanza professionisti e apparecchiature.

La mobilitazione ha funzionato. Il personale si è mosso rapidamente, il macchinario è arrivato, l’Ecmo è stata attivata e la giovane ha potuto raggiungere il San Martino.

Ma l’esito favorevole non elimina la fragilità del sistema. La distanza tra Genova e l’estremo Levante, in una regione lunga, stretta e attraversata da una rete autostradale spesso in difficoltà, può diventare un fattore clinico. Cosa sarebbe successo se fosse stato una giornata di esodo o controesodo?

Questa volta il traffico non ha fermato la corsa. Questa volta la catena del soccorso ha retto. Questa volta, dopo due ore e due viaggi attraverso la Liguria, una ragazza di 19 anni è arrivata viva nel reparto che poteva continuare a curarla.

Ed è proprio quel «questa volta» a lasciare aperta la domanda più inquietante.


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