Ancora un agente di polizia penitenziaria aggredito al San Martino, nuovo allarme sulla sicurezza nei piantonamenti

Il sindacato denuncia un’altra aggressione nello stesso reparto e chiede interventi urgenti su personale, protocolli e gestione dei detenuti con gravi problemi psichiatrici

Nuova aggressione ai danni della polizia penitenziaria nel reparto di Psichiatria dell’ospedale San Martino di Genova. Secondo quanto denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, un detenuto con gravi disturbi psichiatrici, già indicato come responsabile di un episodio analogo avvenuto pochi giorni prima, avrebbe colpito con un pugno un agente impegnato nel servizio di piantonamento.

Il poliziotto penitenziario ferito ha riportato lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Il collega coinvolto nella precedente aggressione, sempre secondo il sindacato, è ancora sottoposto ad accertamenti sanitari. Per l’organizzazione sindacale si tratta di un segnale ulteriore di una situazione ormai diventata critica nella gestione dei detenuti con patologie psichiatriche durante i ricoveri ospedalieri.

Durissima la posizione del segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Donato Capece e del segretario regionale della Liguria Vincenzo Tristaino, che parlano di una escalation intollerabile e accusano l’amministrazione di non avere garantito condizioni adeguate di sicurezza dopo il primo episodio. «La polizia penitenziaria non può e non deve essere carne da macello», dichiarano i due rappresentanti sindacali, chiedendo che vengano individuate responsabilità organizzative e operative.
Nel mirino del sindacato finisce anche l’attuale assetto del Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, che per la Liguria fa riferimento al Piemonte. Secondo Donato Capece e Vincenzo Tristaino, la gestione delle criticità liguri a distanza non sarebbe più sostenibile. Da qui la richiesta di riaprire una struttura autonoma in Liguria, con sede sul territorio e capacità di intervento più rapida sulle emergenze degli istituti e sui servizi collegati.
Il sindacato collega l’episodio anche al tema più ampio della gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici. La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, sostiene l’organizzazione, non sarebbe stata accompagnata da un sistema realmente adeguato di presa in carico, con il risultato di scaricare sulle carceri e sugli agenti situazioni sanitarie di estrema complessità. Il problema, secondo il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, riguarda sia la tutela dei detenuti malati sia la sicurezza del personale chiamato a intervenire in contesti per i quali servirebbero strutture, protocolli e figure specializzate.
Donato Capece e Vincenzo Tristaino chiedono quindi un intervento immediato del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del ministero della Giustizia. Le richieste riguardano l’adozione di procedure più efficaci per i piantonamenti, il rafforzamento del personale, una diversa gestione dei detenuti violenti e un presidio amministrativo più vicino alla realtà ligure. Per il sindacato, la sicurezza degli istituti e dei servizi esterni passa prima di tutto dalla protezione di chi lavora ogni giorno nella polizia penitenziaria.
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