Storni nel mirino, animalisti contro la Regione: «Danni in calo del 90%, perché abbatterne 5mila?»

Dopo il caso del cinghiale agonizzante a La Spezia, nuova polemica sulla gestione della fauna selvatica in Liguria. Partito Animalista Italiano e Osservatorio Savonese Animalista contestano il prelievo autorizzato dalla giunta Marco Bucci

La gestione della fauna selvatica torna ad accendere lo scontro in Liguria. Dopo le immagini del cinghiale agonizzante a La Spezia, ferito da un colpo di pistola secondo quanto emerso dalle notizie diffuse in questi giorni, Partito Animalista Italiano e Osservatorio Savonese Animalista contestano la nuova decisione della Regione: l’autorizzazione al prelievo di 5mila storni tra il 15 settembre e il 15 dicembre.

Il provvedimento, approvato all’unanimità dalla giunta regionale guidata da Marco Bucci, prevede l’abbattimento di 4mila esemplari in otto comuni della provincia della Spezia e di altri mille nel resto della Liguria. La motivazione indicata è la tutela di olivicoltura, viticoltura e frutticoltura dai danni attribuiti alla specie.

Proprio su questo punto si concentra la critica delle associazioni. Secondo Partito Animalista Italiano e Osservatorio Savonese Animalista, la documentazione allegata alla delibera regionale mostrerebbe un quadro molto diverso da quello di un’emergenza: i danni medi stimati sarebbero diminuiti di circa il 90 per cento tra il 2021 e il 2025 e nell’ultimo anno ammonterebbero a 5.345 euro sull’intero territorio ligure. Nella stessa documentazione, sostengono le associazioni, sarebbe indicato anche un calo della popolazione di storni sia in Liguria sia a livello europeo.
Da qui la domanda politica posta dagli animalisti: se i danni economici sono drasticamente diminuiti e la specie è in flessione, quale sarebbe la necessità di autorizzare altri 5mila abbattimenti? Per le due realtà, il rischio è che il provvedimento venga percepito più come un segnale rivolto al mondo venatorio che come una misura proporzionata a un effettivo problema agricolo.
Le associazioni richiamano anche il ruolo ecologico dello storno, spesso descritto solo come specie dannosa. Citano in particolare gli studi e le osservazioni dello storico entomologo Mario Pavan, fondatore e docente dell’Istituto di Entomologia dell’Università di Pavia, che già dagli anni Ottanta evidenziava l’alimentazione dello storno a base di insetti e invertebrati. Un comportamento che, secondo questa lettura, contribuirebbe al contenimento naturale di parassiti agricoli, compresa la mosca olearia.
C’è poi un ulteriore tema sollevato dalle associazioni: la presenza di attività venatoria all’interno degli oliveti potrebbe comportare il rischio di pallini di piombo tra le olive destinate alla raccolta. Un aspetto che, secondo Partito Animalista Italiano e Osservatorio Savonese Animalista, dovrebbe essere valutato anche sotto il profilo della sicurezza alimentare e della qualità delle produzioni.
Per gli animalisti, una Regione moderna dovrebbe investire su prevenzione, ricerca e convivenza con la fauna selvatica, evitando che gli abbattimenti diventino la risposta automatica a ogni conflitto tra agricoltura e animali. Le associazioni annunciano che continueranno a chiedere decisioni fondate su dati scientifici, proporzionalità e interesse pubblico.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.