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Genova tiene su bambini e anziani, ma perde ancora terreno sui giovani: il futuro della città resta il nodo più fragile

Nell’indagine generazionale del Sole 24 Ore, Genova è ottava per qualità della vita dei bambini, diciottesima per gli anziani ma solo quarantacinquesima per i giovani. Il confronto con le prime città di ogni categoria, rispettivamente Firenze, Trieste e Bolzano, mostra una città forte nei servizi di prossimità, ma fragile su lavoro, casa e politiche generazionali

Genova esce dall’indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita di bambini, giovani e anziani con un risultato a tre velocità: molto buona per i più piccoli, dignitosa per gli anziani, ancora problematica per chi dovrebbe costruire qui il proprio futuro. La provincia è ottava nella classifica dedicata ai bambini, quarantacinquesima in quella dei giovani e diciottesima in quella degli anziani. È una fotografia che, letta superficialmente, potrebbe sembrare positiva: Genova entra nella top ten per l’infanzia e si colloca nella parte alta della graduatoria per gli ultrasessantacinquenni. Ma la frattura è nel mezzo, nella fascia 18-35 anni, quella che tiene insieme natalità, lavoro, autonomia abitativa, innovazione, partecipazione e ricambio sociale.

L’indagine generazionale del Sole 24 Ore è stata costruita quest’anno su 60 indicatori, 20 per ciascuna fascia d’età, mentre l’edizione precedente aveva una base più ristretta. Lo stesso Sole 24 Ore avverte che l’allargamento della base dati rende il confronto diretto con l’anno precedente metodologicamente delicato, anche se le graduatorie continuano a restituire tendenze territoriali consolidate. Nel quadro nazionale Firenze guida la classifica dei bambini, Bolzano quella dei giovani e Trieste quella degli anziani.

Il confronto con i dati disponibili dello scorso anno conferma che Genova sembra migliorare nel posizionamento complessivo, ma non cancella le sue debolezze strutturali. Nel dataset 2025 del Sole 24 Ore Genova risultava sedicesima per la qualità della vita dei bambini, con 516,1 punti, mentre ora è ottava con 514,9. Per i giovani era molto più indietro, all’ottantaseiesimo posto con 450,9 punti, mentre ora sale al quarantacinquesimo posto con 494,9. Per gli anziani era sessantunesima con 453,6 punti, mentre ora è diciottesima con 463,3. Sono avanzamenti rilevanti, soprattutto per giovani e anziani, ma vanno letti con prudenza perché cambiano gli indicatori e cambia il peso del racconto statistico.

Per i bambini, Genova è oggi una delle grandi città che reggono meglio. Il Sole 24 Ore segnala espressamente la presenza di Genova nella top ten dell’indice per l’infanzia, accanto ad altri capoluoghi e città metropolitane, in una graduatoria spinta anche dal nuovo indicatore sui servizi per l’infanzia raggiungibili a piedi in 15 minuti. Il confronto con Firenze, prima classificata, è però istruttivo: Genova non vince perché eccelle ovunque, ma perché bilancia alcune prestazioni molto buone con carenze pesanti. Fa meglio di Firenze nel tasso di fecondità, 37ª con 1,2 contro il 60° posto e 1,1 di Firenze, e nei servizi di prossimità a 15 minuti, dove è decima con 45,3 contro il 18° posto e 40,5 di Firenze. È più forte anche negli edifici scolastici con palestra, quarta con 57,3 contro il decimo posto di Firenze, nei pediatri, quarta contro nona, negli infermieri pediatrici, sesta contro decima, e nell’indice sport e bambini, 22ª contro 26ª.

Il punto critico, però, è la qualità materiale degli spazi dell’infanzia. Firenze è sesta per copertura degli asili nido con 49,4, Genova è 41ª con 39,2. Firenze è quinta per bambini che hanno usufruito dei servizi comunali per l’infanzia con 34,0, Genova è 48ª con 17,1. Il divario è netto anche nel verde attrezzato, dove Firenze è 30ª con 45,6 e Genova 75ª con 13,2, e nei giardini scolastici, con Firenze 27ª e Genova 81ª. In altre parole, Genova è competitiva sui servizi urbani vicini, sulle palestre, sulla presenza sanitaria pediatrica e su alcune reti essenziali, ma resta debole nel verde quotidiano, negli spazi scolastici aperti e nell’accesso effettivo ai servizi comunali per l’infanzia.

Questa contraddizione dice molto della città. Genova è una città compatta per funzioni ma difficile per morfologia: stretta tra mare e monti, con quartieri incastonati nelle valli, spazi pubblici discontinui, dislivelli, scuole spesso in edifici storici o in tessuti urbani saturi. La prossimità può funzionare perché il commercio, i servizi e alcune dotazioni sono vicini; la qualità degli spazi aperti, invece, soffre perché il suolo disponibile è poco, conteso e spesso vincolato. Per una città che vuole trattenere famiglie giovani, il dato sui bambini è buono ma non sufficiente: non basta poter arrivare rapidamente a un servizio, bisogna poter vivere quartieri con verde, scuole attrezzate e luoghi sicuri per l’autonomia dei minori.

Il capitolo giovani è quello più politico. Genova sale rispetto alla fotografia 2025, ma resta lontanissima da Bolzano, che guida la classifica con 634,3 punti contro i 494,9 genovesi. Il confronto è quasi una diagnosi differenziale. Bolzano è seconda per disoccupazione giovanile con 3,0, Genova è 51ª con 9,6. Bolzano è 17ª per imprenditorialità giovanile con 9,1, Genova è 93ª con 6,8. Bolzano è 14ª per soddisfazione per il proprio lavoro con 8,1, Genova è 55ª con 7,7. Bolzano è terza per basso livello d’istruzione, Genova 31ª. Genova fa meglio nei laureati, 30ª con 32,2 contro il 71° posto di Bolzano, ma questo non basta a trasformare capitale umano in radicamento economico.

Il vero paradosso genovese è qui: la città forma, attrae o conserva competenze, ma fatica a convertirle in lavoro stabile, impresa giovane e autonomia. Il saldo migratorio totale è uno dei segnali più favorevoli, sesto posto con 10,5 contro il 68° di Bolzano, e i servizi del tempo libero a 15 minuti sono un punto di forza enorme, quarto posto con 41,1 contro il 55° di Bolzano. Genova supera Bolzano anche in spettacoli, locali e organizzatori, 24ª contro 70ª. Ma la classifica dice che una città culturalmente viva e relativamente attrattiva non diventa automaticamente una città per giovani. Senza lavoro qualificato diffuso, case accessibili, mobilità efficiente e spazi di partecipazione reale, l’attrattività rischia di restare episodica.

Il dato sugli affitti non aiuta. Genova è 89ª per canone di locazione, praticamente appaiata a Bolzano, 88ª. Questo significa che il problema dell’autonomia abitativa non riguarda soltanto Milano, Roma o le capitali economiche. Nelle città dove il reddito giovanile non cresce abbastanza, anche un mercato immobiliare meno estremo diventa selettivo. Se a questo si aggiungono l’85° posto per incidenti stradali notturni, il 98° per amministratori comunali under 40 e il 56° per percezione di insicurezza, emerge una città che offre opportunità culturali ma non ancora un ecosistema generazionale robusto.

Per gli anziani, Genova è diciottesima e il confronto con Trieste, prima in Italia, è meno severo rispetto a quello con Bolzano per i giovani. Trieste ha 566,0 punti, Genova 463,3. Genova regge molto bene su alcune infrastrutture urbane e sanitarie: è quinta per importo medio delle pensioni di vecchiaia, con 24.506,8, quinta per medici specialisti, quarta per geriatri, 14ª per servizi sanitari e di assistenza raggiungibili in 15 minuti, 14ª per servizi alla persona a 15 minuti e 13ª per servizi del commercio a 15 minuti. Sono dati che confermano una caratteristica strutturale della città: la prossimità urbana, quando funziona, è un capitale decisivo per una popolazione anziana.

Ma anche qui il quadro è meno rassicurante di quanto dica la posizione finale. Genova è 106ª per persone sole, appena meglio di Trieste che è ultima. È 89ª per assistenza domiciliare, contro il secondo posto di Trieste. È 68ª per utenti dei servizi sociali comunali, 39ª per posti letto nelle residenze sanitarie assistenziali, 67ª per biblioteche, 65ª per esposti all’inquinamento acustico e 96ª per consumo di farmaci antidepressivi. La città degli anziani è dunque una città con buona dotazione sanitaria specialistica, pensioni mediamente alte e molti servizi raggiungibili, ma con un problema molto serio di solitudine, presa in carico domiciliare, salute mentale e qualità ambientale.

Il confronto con Trieste è illuminante perché le due città hanno elementi comuni: portualità, densità urbana, popolazione anziana, storia industriale e terziaria, presenza di servizi e forte identità cittadina. Trieste, però, appare più equilibrata nella risposta pubblica all’invecchiamento. Genova ha eccellenze sanitarie e prossimità commerciale, ma mostra una frattura tra disponibilità di servizi e capacità di accompagnamento sociale. In una città anziana non basta avere specialisti e negozi vicini: serve una rete domiciliare forte, una politica contro l’isolamento, spazi di relazione nei quartieri e una mobilità pensata per chi non guida più o fatica a muoversi.

Il Sole 24 Ore, richiamando gli scenari dell’Istituto nazionale di statistica, ricorda che tra il 2024 e il 2034 il numero dei bambini tra 0 e 14 anni è stimato in calo tra il 12% e il 19%, mentre gli anziani cresceranno del 19% e i giovani avranno dinamiche territoriali molto differenziate. In questo scenario Genova non può permettersi una buona classifica per i bambini separata da una classifica mediocre per i giovani. I bambini di oggi diventano i giovani che domani decideranno se restare, andarsene o tornare. Se la città protegge l’infanzia ma non costruisce lavoro, casa e autonomia per la fascia successiva, il suo investimento sociale rischia di disperdersi.

La lettura sociologica è altrettanto chiara. Genova appare come una città di prossimità più che di mobilità sociale. È una città dove molti servizi sono vicini, dove la rete urbana storica continua a produrre vantaggi, dove il capitale sanitario e culturale resta importante. Ma è anche una città dove i passaggi biografici più difficili, uscire dalla famiglia, trovare un lavoro coerente con la formazione, pagare una casa, partecipare alla vita pubblica, costruire figli e futuro, sono ancora fragili. Il risultato è una comunità che accudisce meglio di quanto emancipi. Buona per crescere da bambini, abbastanza attrezzata per invecchiare, meno convincente per diventare adulti.

La lettura politica è la più scomoda. Questi dati chiedono alla città una gerarchia di priorità meno retorica. Le politiche per l’infanzia non possono fermarsi alla disponibilità di servizi: devono diventare verde scolastico, asili accessibili, spazi gioco, sicurezza nei quartieri, autonomia pedonale. Le politiche per i giovani non possono limitarsi agli eventi e all’attrattività culturale: devono entrare nel mercato del lavoro, nell’impresa, negli affitti, negli studentati, nella formazione tecnica, nel ricambio amministrativo e nella partecipazione. Le politiche per gli anziani non possono coincidere solo con sanità specialistica e prossimità commerciale: devono aggredire la solitudine, l’assistenza domiciliare e la salute mentale.

Genova, in questa indagine, non è bocciata. Ma è avvertita. Il buon risultato per i bambini e il recupero sugli anziani mostrano che la città ha risorse, reti e servizi. Il ritardo sui giovani mostra invece il punto in cui si decide il futuro. Perché una città davvero viva non è solo quella in cui si cresce bene o si invecchia con qualche tutela: è quella in cui, tra l’infanzia e la vecchiaia, si può scegliere di restare.


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