Plinio attacca il corteo per il 30 giugno: «È apologia di reato, va vietato»

Lo storico esponente missino contesta la manifestazione promossa da Cgil, Anpi e Comune di Genova in ricordo dei fatti del 1960

Il corteo in ricordo del 30 giugno 1960, in programma martedì 30 giugno alle 16:30 con partenza da piazza della Vittoria, diventa terreno di scontro politico. A contestare l’iniziativa è Gianni Plinio, storico esponente missino poi passato ad Alleanza Nazionale, già presidente del Consiglio regionale della Liguria e assessore regionale, che si rivolge direttamente alla sindaca Silvia Salis chiedendo di vietare la manifestazione.

Il 30 giugno 1960 Genova diventò il centro della protesta contro il governo guidato da Fernando Tambroni, esecutivo della Democrazia Cristiana che si reggeva anche sui voti determinanti del Movimento sociale italiano. La tensione nacque dalla decisione del partito neofascista di convocare il proprio congresso nazionale a Genova, città medaglia d’oro della Resistenza e luogo simbolico dell’insurrezione antifascista del 1945. Quella scelta fu vissuta da una parte larga della città come una provocazione politica.

La Camera del lavoro proclamò lo sciopero generale e organizzò una grande manifestazione, sostenuta dalle forze della sinistra e dal mondo antifascista. Il corteo attraversò il centro cittadino in un clima di fortissima tensione. Dopo la fase iniziale della protesta, la situazione degenerò in scontri duri tra manifestanti e forze dell’ordine, in particolare nell’area di piazza De Ferrari e delle vie del centro. Ci furono cariche, lanci di lacrimogeni, barricate improvvisate, mezzi danneggiati e molti feriti.
Sul piano politico, quella giornata ebbe conseguenze nazionali. Il congresso del MSI a Genova fu poi impedito e la crisi si estese ad altre città italiane, con nuove proteste contro il governo Tambroni. Pochi giorni dopo, a Reggio Emilia, cinque manifestanti furono uccisi durante gli scontri con le forze dell’ordine. La pressione politica e di piazza portò infine alla caduta del governo: Fernando Tambroni si dimise il 19 luglio e gli succedette Amintore Fanfani.
Nella memoria pubblica genovese, il 30 giugno 1960 è rimasto come una delle date simbolo dell’antifascismo cittadino e della difesa della Costituzione repubblicana. Per altri, soprattutto nell’area della destra missina, resta invece una giornata segnata da violenze e scontri. La sua importanza storica sta proprio nel fatto che da Genova partì una crisi politica nazionale che chiuse la stagione del governo Tambroni e rese evidente l’impossibilità, in quella fase, di normalizzare un rapporto di governo fondato sull’appoggio determinante del Movimento sociale italiano.
Il corteo, promosso da Cgil, Associazione nazionale partigiani d’Italia e Comune di Genova, partirà da piazza della Vittoria e attraverserà via XX Settembre e il Ponte Monumentale per arrivare in largo Sandro Pertini, dove alle 17:30 sono previsti gli interventi. Dal manifesto della manifestazione risultano annunciati Igor Magni, segretario generale della Camera del lavoro metropolitana di Genova, la sindaca Silvia Salis e Massimo Bisca, presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia di Genova. A coordinare sarà Francesca Parodi, rappresentante sindacale aziendale Filt Cgil di AMT, mentre le conclusioni saranno affidate a Francesca Re David, segretaria nazionale Cgil.
Per Gianni Plinio, però, il corteo non sarebbe una commemorazione ma una celebrazione di fatti che, nella sua lettura, ebbero natura violenta. «È apologia di reato», afferma l’ex esponente del Movimento sociale italiano, sostenendo che il 30 giugno di sessantasei anni fa «la violenza scatenata dai comunisti impedì la celebrazione del Congresso nazionale del Movimento sociale italiano, cioè di un partito con rappresentanza parlamentare liberamente eletta».

La posizione di Gianni Plinio è netta e volutamente provocatoria. Secondo l’ex consigliere regionale, quelli del 1960 furono «fatti gravemente eversivi». Nel suo intervento richiama anche il numero di appartenenti alle forze dell’ordine feriti in piazza De Ferrari e le successive condanne pronunciate dal Tribunale di Roma nei confronti di antifascisti coinvolti negli scontri. Da qui la conclusione rivolta alla sindaca Silvia Salis: «Per questo il corteo andrebbe vietato».
La manifestazione del 30 giugno richiama una delle date più simboliche della memoria antifascista genovese, legata alla mobilitazione popolare contro il congresso del Movimento sociale italiano previsto in città nel 1960. Una memoria che a Genova continua a dividere profondamente: per il fronte antifascista rappresenta una pagina di resistenza democratica e civile, per la destra missina e post-missina resta invece il simbolo di una protesta degenerata in scontri e violenze.
La presa di posizione di Gianni Plinio riaccende dunque lo scontro su una ricorrenza che, a oltre sessant’anni di distanza, conserva un forte peso politico. Da una parte gli organizzatori rivendicano il corteo come momento pubblico di memoria democratica; dall’altra l’ex esponente missino chiede alla sindaca Silvia Salis di non concedere spazio istituzionale a una celebrazione che considera inaccettabile.
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