Volpacchiotto salvato in extremis: era denutrito e coperto da uova di mosca, ora si prepara a tornare libero

L’Enpa di Genova racconta il recupero di un cucciolo di volpe arrivato in condizioni gravissime: adesso è fuori pericolo, ma deve restare selvatico per sopravvivere

Era poco più che neonato, debilitato, denutrito, anemico e completamente ricoperto da uova di mosca. Quando è arrivato al centro Cras dell’Ente nazionale protezione animali di Genova, a Campomorone, il piccolo di volpe aveva davanti a sé pochissime possibilità di sopravvivenza. Senza un intervento rapido e specializzato, spiegano i volontari, sarebbe quasi certamente morto nel giro di breve tempo.

La storia, però, ha preso un’altra direzione. Dopo le prime cure, l’alimentazione assistita e il percorso di recupero, il volpacchiotto è riuscito a superare la fase più critica. Oggi è fuori pericolo, si è ripreso completamente ed è stato svezzato. Il passo successivo è già iniziato: il cucciolo si trova ora in un box esterno, in una condizione pensata per accompagnarlo gradualmente verso il ritorno in natura.

La parte più delicata, a questo punto, non è soltanto nutrirlo o tenerlo al sicuro, ma evitare che perda la sua natura selvatica. Per questo i contatti con le persone che si occupano di lui vengono ridotti al minimo. Non è freddezza, ma tutela. Una volpe che si abitua all’essere umano, che non lo teme più e che lo associa al cibo o alla protezione, rischia di diventare inadatta alla vita libera.
Il punto centrale è proprio questo: la paura dell’uomo, per un animale selvatico, non è un problema da correggere, ma una difesa da preservare. Quando il volpacchiotto tornerà nel suo ambiente, uno dei maggiori pericoli sarà infatti l’essere umano. La diffidenza gli servirà per tenersi lontano dalle strade, dalle case, dai comportamenti impropri, da chi potrebbe avvicinarlo, alimentarlo, catturarlo o metterlo involontariamente in pericolo.
L’Enpa di Genova lo spiega con chiarezza: un animale selvatico senza paura dell’uomo parte già condannato. Per questo, nei centri di recupero, la cura non coincide mai con l’addomesticamento. Salvare un selvatico significa curarlo quando è in difficoltà, ma anche impedirgli di perdere gli strumenti necessari per vivere libero.
Il volpacchiotto di Campomorone, dunque, non è diventato una mascotte e non deve diventarlo. È un animale selvatico in riabilitazione, destinato, quando sarà pronto, a tornare nel suo territorio. La sua storia è anche un promemoria per chi trova cuccioli o animali in difficoltà: non improvvisare, non manipolarli inutilmente, non portarli a casa e non alimentarli senza indicazioni. La cosa giusta da fare è contattare personale competente, perché un intervento sbagliato, anche se mosso da buone intenzioni, può compromettere il recupero e la possibilità di reintroduzione in natura.
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