Caldo umido e odore di fogna, nel Levante torna l’incubo già vissuto tra Foce e Albaro

Con l’afa tornano le segnalazioni di cattivi odori. Nei mesi scorsi i miasmi tra Foce, Albaro e Carignano avevano portato verifiche sul depuratore di Punta Vagno gestito da Ireti

Con il caldo umido, nel Levante genovese è tornata anche quella puzza acre, pesante, riconoscibile, che molti residenti descrivono come odore di fogna. Una sensazione che nelle giornate afose diventa ancora più invadente, entra nelle case, costringe a chiudere le finestre e riporta alla memoria quanto già accaduto nei mesi scorsi tra Foce, Albaro e Carignano, quando le segnalazioni dei cittadini si erano moltiplicate fino a trasformare i miasmi in un caso ambientale e istituzionale.

Il problema non è nuovo. Nei quartieri del Medio Levante, in particolare nell’area della Foce e di Albaro, i residenti avevano denunciato a lungo la presenza di cattivi odori persistenti, spesso descritti come un tanfo simile a uova marce. Le verifiche avevano puntato l’attenzione sul depuratore di Punta Vagno, impianto gestito da Ireti, società del gruppo Iren, collocato in una zona densamente urbanizzata e a ridosso di corso Italia. Il tema era arrivato anche all’attenzione della Procura e dei carabinieri, con controlli e approfondimenti sulla possibile origine delle emissioni.

Uno degli elementi emersi nelle verifiche era la presenza di acido solfidrico, chiamato anche idrogeno solforato, un gas che può svilupparsi nei processi di decomposizione della materia organica e che, anche a basse concentrazioni, ha un odore molto forte e caratteristico, simile appunto alle uova marce. Secondo quanto era stato comunicato allora, non erano emersi pericoli per la popolazione, ma il disagio olfattivo era stato evidente e prolungato. Proprio per questo il Comune aveva chiesto a Ireti interventi immediati sul depuratore, mentre erano stati annunciati piani di contenimento e mitigazione dell’impatto odorigeno.
La vicenda aveva lasciato una traccia profonda tra chi vive o lavora nella zona. Per settimane, tra Foce, Albaro e Carignano, le segnalazioni erano arrivate a ripetizione: aria irrespirabile, finestre chiuse anche con temperature alte, odore avvertito in strada, nei portoni, nelle abitazioni. Il sospetto principale si era concentrato sul sistema di trattamento delle acque reflue e sulle possibili dispersioni legate alla gestione delle sostanze odorigene, anche se il quadro tecnico aveva richiesto accertamenti progressivi per distinguere tra eventuali emissioni dell’impianto, rete fognaria e altri punti critici.
Ora il ritorno delle segnalazioni, in coincidenza con giornate calde e umide, riapre una domanda rimasta sospesa: gli interventi messi in campo sono sufficienti a impedire il ripetersi del problema? Perché l’odore, quando ricompare, non è soltanto un fastidio momentaneo. È un segnale che i residenti leggono come il ritorno di una criticità mai davvero archiviata, soprattutto in un’area dove abitazioni, impianti, traffico, mare e ventilazione si intrecciano in un equilibrio fragile.
Il nodo, ancora una volta, è la qualità della vita. In una città che chiede ai cittadini attenzione all’ambiente, sopportazione durante i cantieri, adattamento al caldo e convivenza con infrastrutture essenziali, l’aria respirata nei quartieri non può restare un tema secondario. La puzza che torna con l’afa non è solo una questione di disagio olfattivo: è la misura concreta di quanto gli impianti inseriti nel tessuto urbano debbano essere controllati, mantenuti e gestiti con continuità.
I residenti chiedono risposte prima che il problema torni a diventare emergenza. Chiedono di sapere da dove arrivino i miasmi, se siano collegati di nuovo al depuratore di Punta Vagno o ad altri tratti della rete, quali controlli siano stati effettuati e quali interventi siano previsti durante l’estate, quando caldo e umidità possono amplificare gli odori. Dopo i mesi difficili già vissuti tra Foce e Albaro, la sensazione è che nessuno voglia ricominciare da capo: né con le finestre chiuse, né con l’aria irrespirabile, né con il solito rimpallo tra verifiche, ipotesi e promesse.
In copertina: foto di Ai
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