Oggi a Genova 

Sicurezza a Genova, la città si divide tra paura e accoglienza: petizione contro le ronde e richiesta di un tavolo urgente

Defence for Children International Italia e Tutori Riuniti Liguria lanciano un appello in difesa dei minorenni stranieri non accompagnati. La Uil chiede un confronto con Prefettura, Questura e istituzioni dopo gli ultimi episodi di violenza

Genova discute di sicurezza, ma il dibattito corre su due binari diversi e sempre più vicini: da una parte la richiesta di risposte istituzionali di fronte agli episodi di violenza che hanno scosso la città, dall’altra la preoccupazione per iniziative di controllo dal basso che rischiano di trasformare i minorenni stranieri non accompagnati in bersaglio. In questo clima arrivano due prese di posizione: la petizione pubblica promossa da Tutori Riuniti Liguria Organizzazione di volontariato e Defence for Children International Italia Organizzazione di volontariato e l’intervento della Uil Liguria, che chiede un confronto urgente in Prefettura.

La petizione, intitolata “Genova città dell’accoglienza”, dice no alle ronde definite razziste e chiede invece buona accoglienza, tutela e percorsi di inclusione per i minorenni stranieri non accompagnati. Il documento parte da un punto netto: quei ragazzi e quelle ragazze sono prima di tutto minorenni titolari di diritti, riconosciuti dalla Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dalla legge italiana, in particolare dalla legge 47 del 2017, conosciuta come “legge Zampa”.

Secondo i promotori, la presenza dei minorenni stranieri non accompagnati non deve essere trattata come un’emergenza da subire, ma come una responsabilità pubblica e, allo stesso tempo, come una risorsa per una città che invecchia e ha bisogno di nuove energie. Accoglierli, istruirli, curarli e accompagnarli verso l’autonomia, sostengono Tutori Riuniti Liguria e Defence for Children International Italia, è un dovere delle istituzioni e un investimento per tutta la comunità.

La preoccupazione dei promotori nasce dalle iniziative di sorveglianza e dalle “ronde” comparse nelle ultime settimane, considerate pericolose perché alimentano paura, sospetto e odio verso ragazzi già fragili. La petizione chiede alle istituzioni di condannare pubblicamente e senza ambiguità ogni forma di intimidazione, violenza o controllo privato nei confronti dei minorenni stranieri non accompagnati e di riaffermare che la sicurezza deve essere garantita dallo Stato di diritto, non da gruppi che rischiano di fomentare discriminazione.

L’appello chiede anche progetti strutturati di accoglienza e inclusione: alloggi dignitosi, scuola, formazione, apprendimento della lingua italiana, avviamento al lavoro, sport, cultura e occasioni di socialità. Nel testo si insiste inoltre sulla necessità di sostenere la rete dei tutori volontari, dei mentori, degli operatori, delle famiglie e delle associazioni che seguono quotidianamente i ragazzi, oltre a promuovere nelle scuole e nei quartieri percorsi contro razzismo e xenofobia.

Su un fronte diverso, ma dentro lo stesso clima cittadino, interviene la Uil Liguria, che esprime forte preoccupazione per la sequenza di episodi di violenza registrati nelle ultime settimane. Il sindacato cita l’omicidio a Villetta Di Negro, la morte del giovane travolto da uno sport utility vehicle in corso Italia all’uscita da una discoteca, accoltellamenti, aggressioni, episodi ai danni di anziani, molestie e violenze contro le donne, oltre ai fatti di cronaca che coinvolgono gruppi di giovani e minorenni.

«Non vogliamo alimentare allarmismi né inseguire facili slogan, ma abbiamo il dovere di rappresentare una preoccupazione che oggi accomuna lavoratori, pensionati, famiglie, studenti e attività economiche. Troppi cittadini percepiscono un peggioramento delle condizioni di sicurezza e vivibilità della nostra città. Questo sentimento non può essere ignorato dalle istituzioni», dichiara Giovanni Bizzarro, segretario confederale Uil Liguria con delega alla sicurezza e alla legalità.

Per la Uil Liguria, la sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico, ma un diritto di cittadinanza. Il sindacato sostiene che quando una persona rinuncia a frequentare un quartiere nelle ore serali, quando una donna non si sente libera di camminare da sola, quando un anziano teme un’aggressione o quando un giovane non si sente sicuro nei luoghi della socialità, il problema riguarda l’intera comunità e incide sulla qualità della vita, sull’inclusione e sullo sviluppo economico.

Da qui la richiesta di convocare con urgenza un confronto istituzionale in Prefettura, con Prefettura, Questura, Comune di Genova, Regione Liguria e parti sociali. L’obiettivo, secondo la Uil, deve essere analizzare il fenomeno e individuare misure coordinate per rafforzare la sicurezza urbana e la presenza dello Stato nei luoghi più esposti a criminalità, degrado e violenza.

«Non spetta a noi indicare quali strumenti operativi debbano essere adottati, ma riteniamo necessario che le autorità competenti valutino se gli strumenti oggi disponibili siano sufficienti o se sia opportuno prevedere un rafforzamento dei dispositivi di controllo e presidio del territorio nelle aree maggiormente esposte», aggiunge Giovanni Bizzarro.

La Uil Liguria chiede anche che il tema venga portato in una riunione straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, con un monitoraggio costante dell’evoluzione del fenomeno. Il sindacato, però, affianca al tema dei controlli anche quello della prevenzione sociale: riqualificazione urbana, illuminazione pubblica, presidio dei quartieri, politiche educative e interventi sul disagio giovanile.

Il punto di contatto tra i due interventi è proprio qui: la sicurezza viene indicata come una priorità, ma non può diventare una scorciatoia per colpire chi è più fragile. Da un lato c’è la richiesta di una presenza più visibile delle istituzioni, dall’altro l’appello a non lasciare che paura e tensione si traducano in caccia al capro espiatorio. In mezzo c’è Genova, chiamata a trovare un equilibrio difficile tra tutela dei cittadini, legalità, accoglienza e responsabilità collettiva.

In copertina: foto di repertorio


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