Il Museo Doria apre i suoi tesori nascosti: gli erbari storici diventano digitali e accessibili

A Palazzo Tursi il progetto “Erbari Svelati” porta fuori dai depositi un patrimonio botanico unico, tra nuove tecnologie, percorsi inclusivi e dialogo con i Musei di Strada Nuova

Gli erbari storici del Museo di Storia Naturale Giacomo Doria escono dai depositi e diventano protagonisti di un nuovo percorso tra scienza, memoria, arte e innovazione digitale. Mercoledì 17 giugno, alle 17,30, nel Salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, sarà presentato “Erbari Svelati: un viaggio tra erbari storici, scienza e patrimonio culturale”, progetto che valorizza una parte preziosa e meno conosciuta delle collezioni botaniche del museo genovese, oggi temporaneamente chiuso per un profondo intervento di restyling.

L’iniziativa mette in relazione il patrimonio scientifico del Museo Doria con i Musei di Strada Nuova, aprendo una nuova finestra sulla storia botanica, culturale e collezionistica della città. Alla presentazione interverranno l’assessore alla cultura Giacomo Montanari, il presidente di Fondazione Carige Lorenzo Cuocolo, Maurizio Barabino, già amministratore unico dell’Azienda Servizi Funebri del Comune di Genova, il presidente del Rotary Club Genova Centro Storico Corrado Poggi e la giornalista e scrittrice Angela Valenti Durazzo.

«Con Erbari Svelati abbattiamo i confini tradizionali del museo per dare nuova linfa alla straordinaria eredità botanica della nostra città. Anche se la sede storica del Museo Doria è temporaneamente chiusa per un profondo restyling, le sue straordinarie collezioni continuano a vivere e a raccontare storie eccezionali alla città e al mondo», spiega l’assessore alla cultura Giacomo Montanari. Per l’assessore, il progetto nasce da una collaborazione tra istituzioni e consente alla collezione botanica di dialogare con i Musei di Strada Nuova, creando un ponte tra scienza e arte. «Questo intervento rappresenta la nostra visione di cultura: un patrimonio accessibile a tutti e privo di barriere, che usa l’innovazione digitale per aprire una nuova finestra sulla storia di Genova, valorizzando l’eredità di figure straordinarie come Clelia Durazzo e Giacomo Doria», aggiunge Giacomo Montanari.
Dal 18 giugno, all’interno del percorso dei Musei di Strada Nuova, nella sezione dedicata alle Ceramiche da Farmacia, sarà visitabile un nuovo spazio espositivo dedicato alla storia degli erbari del Museo Doria e alle tecniche di raccolta, preparazione e conservazione delle piante. Non si tratta solo di mostrare reperti scientifici, ma di raccontare il lavoro che sta dietro alla costruzione di una collezione botanica: l’osservazione, la classificazione, la cura dei campioni, la capacità di trasformare una pianta raccolta in un documento utile alla ricerca e alla conoscenza del territorio.
Al centro del progetto c’è l’erbario della marchesa Clelia Durazzo, vissuta tra il 1760 e il 1837 e considerata una figura di riferimento della botanica genovese. La raccolta, composta da oltre 5 mila fogli, è tra le più importanti della Liguria. Grazie alla collaborazione con Acta Plantarum, l’intera collezione è stata digitalizzata e dal primo luglio sarà consultabile online da studiosi, ricercatori e appassionati di tutto il mondo. La dimensione digitale consentirà quindi di rendere accessibile un patrimonio fragile e prezioso, riducendo la necessità di manipolare gli originali e ampliando al tempo stesso la platea di chi potrà studiarli.
In occasione del progetto viene pubblicato anche il volume “Clelia Durazzo, marchesa e botanica tra Settecento e Ottocento” di Angela Valenti Durazzo, che ricostruisce il profilo di una donna colta e appassionata di scienze naturali, capace di lasciare una traccia significativa nella storia culturale genovese. La sua figura si inserisce in una tradizione cittadina nella quale botanica, collezionismo, ricerca scientifica e relazioni internazionali si intrecciano, restituendo l’immagine di una Genova non solo mercantile e portuale, ma anche luogo di studio e produzione del sapere.
Uno degli aspetti centrali di “Erbari Svelati” è l’accessibilità. Il nuovo allestimento prevede strumenti pensati per ridurre le barriere e rendere il percorso fruibile anche attraverso modalità diverse dalla sola osservazione visiva. Un codice a risposta rapida tattile permetterà di ascoltare contenuti audio e leggere testi di approfondimento, mentre la scansione tridimensionale di un autentico foglio d’erbario consentirà ai visitatori di esplorare tattilmente un modello del reperto scientifico. L’obiettivo è trasformare l’erbario in un’esperienza conoscitiva più ampia, capace di unire rigore scientifico, tecnologia e inclusione.
Il progetto si arricchisce anche di un importante tassello storico-artistico. Nei Musei di Strada Nuova sarà esposta una nuova tela seicentesca acquisita dalle collezioni civiche: una replica di bottega di Cornelis De Wael, vissuto tra il 1592 e il 1667, del celebre dipinto “Visitare gli infermi nell’atrio dell’ospedale di Pammatone di Genova”, il cui originale è conservato a Palazzo Bianco. L’opera fa parte del ciclo delle “Sette Opere di Misericordia Corporale” e offre uno spaccato della società genovese nel suo Secolo d’Oro, documentando gli interni dell’antico ospedale quattrocentesco di Pammatone.
La tela è stata donata da Carla Cerutti e Paola Cerutti in memoria dei genitori Giancarlo Cerutti e Mina Cerutti nel 2025. Il suo inserimento nel percorso rafforza il dialogo tra collezioni scientifiche e patrimonio artistico, accostando la storia della cura, della medicina, delle istituzioni assistenziali e della rappresentazione pittorica della città. In questo senso, il nuovo spazio non si limita a raccontare gli erbari come oggetti di studio botanico, ma li colloca dentro una narrazione più ampia sulla Genova dei saperi, delle collezioni e delle pratiche di cura.
“Erbari Svelati” è coordinato dai conservatori del Museo di Storia Naturale Giacomo Doria, Giuliano Doria e Marilù Tavano, ed è stato realizzato con il contributo di Rotary Club Genova Centro Storico, Azienda Servizi Funebri del Comune di Genova e Fondazione Carige. La collaborazione tra soggetti pubblici e privati permette di valorizzare un patrimonio che, pur appartenendo alla storia del museo, parla anche al presente: digitalizzazione, accessibilità e ricerca diventano strumenti per riportare alla luce materiali rimasti a lungo poco visibili al grande pubblico.
Fondato nel 1867 dal naturalista Giacomo Doria, il Museo di Storia Naturale che porta il suo nome è il più antico museo della città e uno dei più rilevanti d’Italia. Oggi conserva oltre 5 milioni di esemplari e, pur essendo noto soprattutto per le collezioni zoologiche, custodisce anche un patrimonio botanico di grande rilievo, composto da circa 70 mila campioni. Una ricchezza nata dall’attività dello stesso Giacomo Doria, che realizzò l’”Herbarium Camillae Doriae” con 20 mila esemplari dedicati alla figlia Camilla Doria, e poi cresciuta nel tempo grazie alle collezioni storiche delle famiglie Durazzo e Brignole, alla donazione Baglietto e alle raccolte di licheni del poeta Camillo Sbarbaro.
Il progetto presentato a Palazzo Tursi consente quindi di mantenere vivo il rapporto tra il Museo Doria e la città anche durante la chiusura della sede storica. Gli erbari, apparentemente oggetti silenziosi e specialistici, tornano a raccontare viaggi, ricerche, famiglie, scienziati, collezionisti e trasformazioni del paesaggio. Ed è proprio questa la forza di “Erbari Svelati”: far emergere dal patrimonio botanico una storia più grande, in cui Genova si riconosce come città di scienza, cultura e memoria.
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