Genova allarga l’accoglienza: 25 nuovi posti per le famiglie arrivate dai corridoi umanitari

La giunta comunale approva l’ampliamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione con nuovi posti destinati a nuclei familiari e monoparentali. Priorità ai ricongiungimenti delle famiglie provenienti dalla Striscia di Gaza già accolte in città

Genova amplia la propria rete di accoglienza per dare una risposta concreta alle famiglie più vulnerabili arrivate attraverso i corridoi umanitari. La giunta comunale, su proposta dell’assessora comunale al sociale Cristina Lodi, ha approvato l’adesione alla procedura ministeriale per il potenziamento del Sistema di Accoglienza e Integrazione nella categoria “ordinari”, con l’attivazione di 25 nuovi posti sul territorio cittadino.

La decisione arriva dopo l’avviso pubblicato dal ministero dell’Interno ad aprile, finalizzato ad aumentare la capacità ricettiva nazionale fino a un massimo di 500 posti complessivi, con particolare attenzione ai nuclei familiari e monoparentali. Genova ha scelto di partecipare alla procedura per rafforzare una rete che già oggi conta 300 posti ordinari e 22 dedicati all’emergenza ucraina.

Il nuovo ampliamento ha una finalità precisa: garantire continuità ai percorsi di accoglienza e rispondere alle esigenze delle famiglie già presenti in città, in particolare cittadini palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza che hanno avviato o intendono avviare procedure di ricongiungimento familiare con parenti ancora nelle zone di conflitto. Il punto centrale, per l’amministrazione, è evitare che l’accoglienza resti una risposta parziale, incapace di ricostruire davvero un contesto familiare stabile dopo il trauma della guerra, della separazione e dell’incertezza.
«Con questa delibera rispondiamo a un dovere etico di fronte a tragedie umane che toccano da vicino la nostra comunità», dichiara Cristina Lodi. L’assessora sottolinea il ruolo del Terzo settore, definendo importante il confronto con le realtà che a Genova garantiscono percorsi di accoglienza qualificati. «Genova si conferma una città che sa coniugare la tenuta dei servizi sociali con l’umanità necessaria nei contesti di emergenza internazionale», aggiunge.
Il tema dei ricongiungimenti familiari è il cuore politico e sociale del provvedimento. Secondo Cristina Lodi, l’ampliamento dei 25 posti rappresenta un segnale concreto verso nuclei che vivono il doppio peso del conflitto e della distanza dai propri cari. «Integrare significa prima di tutto non lasciare che il diritto all’unità familiare resti sulla carta, ma creare le condizioni materiali perché madri, padri e figli possano ricostruire una vita in sicurezza sotto il medesimo tetto, uscendo dalla precarietà dell’incertezza», afferma.
I nuovi posti saranno attivati attraverso gli accordi quadro già in vigore con gli enti del Terzo settore, che hanno confermato la disponibilità logistica e operativa per rendere rapidamente utilizzabili le nuove unità abitative. Questo dovrebbe consentire al Comune di evitare tempi lunghi di attivazione e di inserire l’ampliamento dentro un sistema già strutturato, con operatori, servizi e percorsi di accompagnamento sociale già presenti sul territorio.
Il Sistema di Accoglienza e Integrazione non si limita alla disponibilità di un alloggio. Prevede infatti percorsi di accompagnamento orientati all’autonomia, all’inserimento sociale, all’accesso ai servizi, alla tutela dei minori, all’apprendimento della lingua e alla costruzione di condizioni minime di stabilità. Proprio per questo l’aumento dei posti viene presentato dall’amministrazione non come un semplice incremento numerico, ma come uno strumento per proteggere legami familiari, continuità educativa e percorsi di vita interrotti da guerre e crisi umanitarie.
La scelta di Genova si inserisce in un quadro internazionale segnato da emergenze che producono fughe, separazioni e richieste di protezione. La delibera approvata dalla giunta prova a dare una risposta locale a una tragedia globale: mettere a disposizione nuovi spazi, sostenere i ricongiungimenti e affidarsi alla rete del Terzo settore per trasformare l’accoglienza in un percorso reale di sicurezza e integrazione.
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