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Scuole accessibili, Liguria ultima in Italia: solo 29 edifici su 100 senza barriere fisiche

Il segretario regionale del Partito Democratico Davide Natale commenta il report dell’Istituto nazionale di statistica sull’inclusione scolastica: la Liguria resta sotto la media nazionale e molto distante dalle altre regioni del Nord. Critiche alla giunta per l’assenza di un piano pluriennale

La Liguria è in fondo alla classifica nazionale sull’accessibilità fisica delle scuole. Secondo i dati del report dell’Istituto nazionale di statistica “L’inclusione scolastica degli alunni con disabilità – Anno 2024-2025”, solo il 29 per cento degli edifici scolastici liguri risulta privo di barriere fisiche per gli studenti con disabilità motoria. Un dato che colloca la regione molto sotto la media italiana, pari al 40 per cento, e ancora più distante dalla media del Nord, che arriva al 44 per cento.

A denunciare il quadro è il segretario regionale del Pd Davide Natale, che parla di una fotografia «drammatica» per una regione già segnata da ritardi strutturali sul fronte dell’inclusione. Il confronto con i territori vicini rende il dato ancora più evidente: la Lombardia raggiunge il 47 per cento di scuole accessibili, l’Emilia-Romagna il 46 per cento e la Toscana il 44,5 per cento. La Liguria, invece, resta ferma al 29 per cento, con una distanza pesante non solo dalle regioni più avanzate, ma anche dalla media nazionale.

Il problema non riguarda soltanto le barriere architettoniche. Ancora più basso è il dato relativo agli strumenti per gli alunni con cecità o ipovisione. Mappe a rilievo e percorsi tattili, necessari per rendere gli spazi scolastici realmente fruibili anche dagli studenti con disabilità visiva, sono presenti entrambi solo nell’1,2 per cento delle scuole italiane. La Liguria scende allo 0,7 per cento, facendo peggio anche in questo caso rispetto ad altre regioni del Nord: Veneto all’1,3 per cento, Emilia-Romagna all’1,5 per cento e Toscana all’1,2 per cento.

Il quadro resta critico anche per gli studenti sordi o ipoacusici. In Italia solo il 16,5 per cento delle scuole dispone di segnalazioni visive utili all’orientamento degli alunni con disabilità sensoriali. La Liguria si ferma al 16,3 per cento, quindi appena sotto la media nazionale, ma molto lontana da Emilia-Romagna, al 25 per cento, Veneto al 22,5 per cento, Lombardia al 19 per cento e Piemonte al 17,5 per cento.

Per il segretario regionale Dem, questi numeri raccontano un ritardo che non può essere liquidato come problema tecnico o residuale. «Una società avanzata si vede anche da come affronta questo tema», afferma il segretario regionale del Partito Democratico, sottolineando che l’accessibilità scolastica non riguarda solo gli edifici, ma il diritto pieno degli studenti con disabilità a vivere la scuola in condizioni di autonomia, sicurezza e dignità.

La critica politica è rivolta alla giunta regionale. Secondo Davide Natale, nell’ultimo riparto delle risorse del Fondo strategico, su decine di milioni di euro distribuiti, solo 400mila euro sono stati destinati alla scuola, mentre nel riparto precedente non sarebbe stato stanziato nemmeno un euro. Il segretario del Pd contesta anche l’assenza, nel bilancio regionale, di finanziamenti specifici per l’abbattimento delle barriere.

Il punto centrale, secondo il segretario Pd, è la mancanza di un programma organico. Il Partito Democratico aveva chiesto un piano pluriennale per eliminare tutte le barriere, fisiche e sensoriali, nelle scuole liguri, ma la proposta sarebbe rimasta senza risposta. «Investire nelle scuole significa investire nel futuro della nostra regione», osserva Natale, sostenendo che l’accessibilità non può dipendere da interventi sporadici o da fondi insufficienti, ma deve diventare una politica strutturale.

Il dato dell’Istituto nazionale di statistica consegna quindi alla Liguria una posizione difficile da difendere. Non si tratta soltanto di recuperare qualche punto percentuale, ma di colmare un divario che incide concretamente sulla vita quotidiana degli studenti con disabilità e delle loro famiglie. Per il Pd, il ritardo ligure impone una scelta politica: trasformare l’inclusione scolastica da dichiarazione di principio a investimento stabile, verificabile e programmato.


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