Finta organizzazione senza fini di lucro, ma incassava come un’impresa gestendo stabilimenti balneari: recuperato quasi un milione al fisco

La guardia di Finanza ha chiuso una verifica fiscale su una cooperativa sociale che, secondo gli accertamenti, avrebbe usato la veste “no profit” per non pagare le imposte dovute

Una cooperativa sociale formalmente presentata come organizzazione senza fini di lucro, ma gestita secondo la guardia di Finanza come una normale società commerciale. È quanto hanno accertato i finanzieri del Comando provinciale di Savona al termine di una verifica fiscale su una realtà attiva nella gestione di stabilimenti balneari, con un lido ad Albenga e altri complessi in concessione ad Alassio, Bordighera e Ceriale. Al termine degli accertamenti è stata disconosciuta la natura “no profit” della struttura ed è stato recuperato a tassazione circa un milione di euro.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, la cooperativa avrebbe dovuto assumere almeno il 30 per cento del personale dipendente tra le categorie dei lavoratori cosiddetti svantaggiati. Nei fatti, però, tra il 2020 e il 2025 avrebbe impiegato una percentuale sensibilmente inferiore di lavoratori con disabilità. Dagli accertamenti è emerso anche che ad alcuni dipendenti le retribuzioni mensili sarebbero state pagate in contanti.

L’accesso dei finanzieri ha portato alla luce, secondo il comunicato della guardia di Finanza, un quadro di gravi irregolarità fiscali, in particolare nella tenuta delle scritture contabili. I militari hanno inoltre ascoltato i lavoratori e ricostruito un’organizzazione priva, nella sostanza, di finalità mutualistiche e sociali. Le persone formalmente indicate come soci della cooperativa non avrebbero mai partecipato alle assemblee previste dalla legge, non avrebbero versato quote sociali e non avrebbero avuto alcun potere decisionale.
Per gli investigatori, la gestione sarebbe stata concentrata nelle mani dell’amministratore alassino, che avrebbe condotto l’attività come una società commerciale ordinaria. La forma di cooperativa sociale sarebbe stata utilizzata, secondo la ricostruzione, per evitare il versamento delle imposte sui redditi delle società.
Per questo la guardia di Finanza ha riclassificato la cooperativa come una società di capitali ordinaria e ha ricostruito il volume d’affari in modo induttivo, seguendo le linee guida dell’Agenzia delle Entrate e confrontando anche gli incassi di stabilimenti balneari simili, collocati negli stessi Comuni interessati dalla verifica.
Il conto fiscale contestato è consistente: circa 800 mila euro di evasione ai fini delle imposte dirette e dell’imposta regionale sulle attività produttive, oltre a circa 110 mila euro di imposta sul valore aggiunto dovuta e mai versata. Per i pagamenti in contanti ai lavoratori è stata inoltre applicata la sanzione prevista dalla legge finanziaria per il 2018, pari a 5 mila euro per ciascun lavoratore interessato.
L’attività rientra nel contrasto all’economia sommersa, cioè a quelle attività economiche lecite che restano però “invisibili” allo Stato sotto il profilo fiscale. La guardia di Finanza richiama anche le valutazioni dell’Istituto nazionale di statistica, secondo cui il sommerso d’azienda rappresenta negli ultimi anni tra il 10 e il 15 per cento del prodotto interno lordo italiano, con effetti sul gettito fiscale e sulla competitività delle imprese che rispettano gli obblighi di legge.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.