Genova rimette in gioco 32 aree abbandonate: dalle vallate al ponente, la rigenerazione punta sul riuso

In commissione comunale il piano per valorizzare immobili dismessi e sottoutilizzati in diversi quartieri della città. Il progetto riguarda soprattutto le vallate genovesi, alcune aree del ponente e cinque immobili degradati legati al sistema portuale

Trentadue aree dismesse o sottoutilizzate da riportare dentro la vita della città, non con interventi isolati ma attraverso una strategia urbana capace di tenere insieme recupero del patrimonio esistente, attrazione di investimenti, sviluppo economico e qualità degli spazi. È questo il cuore del progetto discusso questa mattina in quinta commissione consiliare, alla presenza dell’assessora al verde e urbanistica Francesca Coppola e di alcuni presidenti dei Municipi interessati.

La proposta riguarda un patrimonio diffuso, rimasto in molti casi fermo o sottoutilizzato per anni. Le aree individuate si concentrano soprattutto in Valpolcevera, Valbisagno, nelle valli del Cerusa, del Leira e del Varenna e nella zona di Sestri Ponente. Nell’elenco sono entrati anche cinque immobili in evidente stato di degrado gestiti dall’Autorità di sistema portuale: si tratta di strutture che ricadono nel demanio marittimo ma sono soggette alla disciplina urbanistica comunale. Una si trova a Voltri, a ridosso della passeggiata a mare, mentre le altre quattro sono collocate a Sampierdarena, nei pressi di lungomare Canepa.
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«Stiamo parlando di una misura molto importante e allo stesso tempo molto concreta», ha spiegato Francesca Coppola durante la commissione. «Ci consentirà di intervenire su aree molto complesse, alcune delle quali abbandonate a sé stesse da decenni. Le normative vigenti ci consentono di avere a disposizione strumenti e agevolazioni che possano favorirne il recupero e la rifunzionalizzazione».
Il meccanismo si appoggia agli strumenti previsti dalla normativa regionale sulla rigenerazione urbana, che consente procedure dedicate e semplificate per favorire il recupero dell’esistente. L’obiettivo non è cambiare la disciplina urbanistica in vigore, ma individuare ambiti precisi nei quali rendere accessibili incentivi e agevolazioni. In pratica, il Comune prova a costruire una cornice che renda più conveniente e praticabile intervenire su immobili e aree già costruite, evitando nuovo consumo di suolo e puntando sulla trasformazione di ciò che è fermo, degradato o sottoutilizzato.
Tra le opportunità previste ci sono la riduzione dei contributi di costruzione per gli interventi sugli edifici esistenti, incentivi per demolizione e ricostruzione nel rispetto delle regole urbanistiche, la possibilità di cumulare alcune agevolazioni con gli strumenti previsti dalle Zone logistiche semplificate e l’introduzione di destinazioni d’uso temporanee. Quest’ultimo punto può permettere sperimentazioni urbane, usi transitori e percorsi di riattivazione progressiva, senza attendere necessariamente la definizione immediata di un progetto definitivo e stabile.
La scelta di lavorare sugli usi temporanei viene accompagnata da regole generali pensate per semplificare le procedure, ma con alcuni limiti. Restano escluse le grandi strutture di vendita e le attività considerate incompatibili con gli obiettivi di rigenerazione urbana e di pianificazione territoriale. Il messaggio è chiaro: la valorizzazione non viene intesa come semplice occupazione di spazi vuoti con qualunque funzione disponibile, ma come un processo da governare, orientato alla qualità urbana e alla coerenza con i bisogni dei territori.
Per Francesca Coppola, il punto politico è proprio questo. «L’obiettivo alla base è molto semplice: rendere queste aree e questi spazi nuovamente attrattivi, promuovendo sviluppo, qualità urbana e sviluppo anche economico per il territorio interessato e, a ricaduta, su quello circostante», ha detto l’assessora. «Con questa misura proseguiamo il lavoro per costruire una città sempre più capace di recuperare il proprio patrimonio esistente, sostenere investimenti di qualità e generare nuove opportunità di sviluppo urbano ed economico. Per la nostra amministrazione la rigenerazione parte dalla pianificazione e dalla visione complessiva del territorio e non con progetti spot».
La discussione in commissione apre quindi una fase importante per capire come Genova intenda affrontare uno dei suoi nodi storici: il riuso degli spazi rimasti indietro dopo la trasformazione industriale, produttiva e portuale della città. Le vallate, in particolare, concentrano molte delle aree individuate e possono diventare il banco di prova più significativo. Qui la rigenerazione non può limitarsi al recupero edilizio, ma deve misurarsi con accessibilità, servizi, lavoro, ambiente, mobilità e rapporto con i quartieri abitati.
Il progetto sulle 32 aree prova a spostare la prospettiva: non più singoli immobili abbandonati da trattare caso per caso, ma un patrimonio diffuso da leggere dentro una strategia urbana. La vera prova arriverà nella fase attuativa, quando agli strumenti e agli incentivi dovranno corrispondere proposte concrete, investimenti credibili e funzioni compatibili con i territori. La commissione di oggi segna il primo passaggio politico di questo percorso: Genova mette in fila le sue aree dimenticate e prova a trasformarle da problema irrisolto a occasione di sviluppo governato.
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