Metro tagliata dal governo prima di arrivare dove serve: esplode la rabbia per i fondi bloccati

Opposizioni e comitati contro il possibile definanziamento del prolungamento della metropolitana verso Canepari e Pallavicini. Federico Romeo (Pd) attacca il governo, Luca Pirondini (M5S) annuncia un’interrogazione a Matteo Salvini, i cittadini di Certosa, Rivarolo e Fegino minacciano la mobilitazione

Il possibile stop ai fondi per il prolungamento della metropolitana di Genova accende lo scontro politico e fa esplodere la rabbia dei territori che da anni convivono con cantieri, espropri, disagi e promesse. La notizia del blocco delle risorse per l’estensione verso Rivarolo e Martinez, e in particolare il rischio di definanziamento della tratta Canepari-Piazza Pallavicini, viene letta dalle opposizioni e dai comitati come un colpo durissimo alla mobilità pubblica genovese e come l’ennesima ferita inferta a quartieri che hanno già pagato un prezzo altissimo.

A prendere posizione è Federico Romeo, consigliere regionale del Partito Democratico in Liguria, che parla di scelta «inaccettabile e vergognosa». Secondo Federico Romeo, dopo anni di cantieri, ritardi, difficoltà e sacrifici per residenti e commercianti, il governo starebbe decidendo di fermare un’opera attesa da tempo e considerata fondamentale per potenziare il trasporto pubblico locale. «Il blocco del prolungamento della metropolitana di Genova è una scelta inaccettabile e vergognosa. Dopo anni di cantieri, disagi per residenti e commercianti, promesse e lavori andati avanti tra ritardi e difficoltà, il governo decide di fermare tutto, penalizzando ancora una volta Genova e i genovesi», attacca il consigliere regionale.
Nel mirino di Federico Romeo c’è anche la giunta regionale guidata da Marco Bucci, accusata di non reagire con la necessaria fermezza. Il consigliere del Pd contesta quella che definisce una scelta basata su cavilli e chiede alla Regione di pretendere dal governo un’immediata inversione di rotta. «Invece di dare risposte e completare un’infrastruttura fondamentale per la mobilità pubblica, la destra al governo si attacca a cavilli inesistenti e sceglie di bloccare i fondi per un’opera che i cittadini aspettano da anni. Il tutto nel silenzio assoluto della giunta regionale guidata da Bucci, che non sta alzando un dito. Chieda invece al governo di fare immediatamente marcia indietro e garantire le risorse necessarie per portare avanti il prolungamento della metropolitana. Genova non può pagare ancora una volta l’incapacità e le scelte sbagliate di questa destra in Regione e a Roma», conclude Romeo.
Sulla stessa linea, ma con un’iniziativa parlamentare annunciata, interviene Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato. Per Pirondini, il taglio da 74,5 milioni previsto dal ministero dei Trasporti sarebbe una scelta che Genova non può accettare. «Il ministero dei Trasporti ha previsto un taglio di 74,5 milioni alla metropolitana di Genova. È una scelta inaccettabile che i genovesi non meritano: non si possono cancellare opere strategiche così importanti per la cecità burocratica del governo», afferma il senatore.
Il senatore pentastellato chiama direttamente in causa il ministro Salvini, chiedendo spiegazioni su una decisione che, a suo giudizio, comprometterebbe un’infrastruttura pubblica attesa da anni. «Matteo Salvini deve spiegare perché Genova deve pagare un prezzo così alto come quello di rinunciare a un’opera pubblica che i cittadini attendono da anni. Definanziare il prolungamento della metropolitana sarebbe il requiem della mobilità pubblica ligure. Presenterò un’interrogazione parlamentare urgente per chiedere al governo di tornare sui suoi passi. Genova merita rispetto, investimenti e serietà», dice il capogruppo del M5S.
Ma il passaggio più duro arriva dal territorio, con la denuncia pubblica del Comitato Liberi Cittadini di Certosa. Qui il possibile definanziamento non viene percepito come una questione tecnica o contabile, ma come l’ultimo atto di una lunga storia di sacrifici imposti a residenti, famiglie e attività economiche. Il comitato ricorda gli espropri e le demolizioni avvenute nel 2021, quando alcune abitazioni furono abbattute perché considerate incompatibili con il prolungamento della metropolitana Brin-Canepari. Case, ricordi e vite familiari furono spostati in nome di un’opera promessa come decisiva per il futuro della mobilità nella vallata.
Il tono della denuncia è durissimo: «Il governo e tutte le istituzioni devono sapere una cosa semplice e inequivocabile: qui la gente è stufa di essere presa in giro». Il comitato parla di cinque anni di caos, rumori, polveri, vibrazioni, problemi alla circolazione, danni alle attività commerciali e ricadute pesanti sulla vita quotidiana di bambini, anziani e residenti. Un territorio, dicono i cittadini, sacrificato a un cantiere permanente, mentre veniva chiesto di sopportare tutto in cambio di un miglioramento futuro della mobilità e di una riqualificazione promessa.
Ora, davanti all’ipotesi che i fondi già assegnati possano essere sottratti o congelati, la rabbia si trasforma in minaccia di mobilitazione. Per il comitato, una metropolitana che si fermasse prima di Rivarolo sarebbe «una barzelletta, un’opera monca, inutile, offensiva» e rappresenterebbe uno spreco di denaro pubblico dopo anni di sacrifici. I residenti chiedono chiarezza immediata sulle ragioni del blocco, indicate nella denuncia come legate a interferenze con lavori ferroviari e problemi della ditta appaltatrice, ma rifiutano che queste criticità ricadano ancora una volta sui quartieri.
Il Comitato Liberi Cittadini di Certosa chiede a Municipio, Consiglio comunale, Città Metropolitana, Regione e parlamentari di alzare la voce e produrre atti concreti, non semplici dichiarazioni di circostanza. Il messaggio è esplicito: Certosa, Rivarolo e Fegino non intendono restare in silenzio. «Se qualcuno pensa di far passare questo furto nel silenzio, sappia che a Certosa, Rivarolo e Fegino il silenzio è finito da un pezzo. Siamo pronti ad andare sotto i palazzi del potere e scendere in piazza», scrive il comitato.
La vicenda della metropolitana diventa così il punto di caduta di una tensione più ampia: la distanza tra grandi annunci infrastrutturali e vita reale dei quartieri attraversati dai cantieri. Per chi vive nelle zone interessate, il prolungamento non è una formula da documento tecnico, ma la ragione per cui si sono accettati disagi, limitazioni, polvere, rumore, perdita di spazi e cambiamenti profondi nel tessuto urbano. Se l’opera venisse ridimensionata o interrotta, il danno non sarebbe soltanto trasportistico, ma anche sociale e politico.
Lo scontro è appena iniziato. Da un lato ci sono opposizioni e comitati che chiedono il ripristino delle risorse e il completamento del prolungamento; dall’altro il governo e gli enti coinvolti saranno chiamati a chiarire tempi, responsabilità e destino dei finanziamenti. In mezzo ci sono i cittadini che da anni aspettano una metropolitana capace di collegare meglio la Val Polcevera al resto della città e che ora temono di ritrovarsi con cantieri, ferite urbane e promesse sospese, ma senza l’opera per cui tutto questo era stato chiesto loro di sopportare.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.