Cronaca Sindacale 

Caso San Carlo, la cooperativa rompe il silenzio: «Pagamenti bloccati dalla Prefettura, non siamo commissariati»

Dopo i giorni delle accuse sui salari non versati e sui servizi ridotti nei Centri di accoglienza straordinaria di Genova, arriva la replica della cooperativa: respinte le ricostruzioni circolate finora, contestato il provvedimento della Prefettura e annunciata battaglia legale

La Cooperativa San Carlo organizzazione non lucrativa di utilità sociale rompe il silenzio e prova a ribaltare il racconto che negli ultimi giorni ha acceso il caso dell’accoglienza a Genova. Con un lungo comunicato diffuso sulla gestione dei Centri di accoglienza straordinaria affidati dalla Prefettura, la cooperativa sostiene la piena correttezza del proprio operato, respinge quelle che definisce ricostruzioni fuorvianti e individua la causa della crisi non in proprie inadempienze, ma nell’interruzione dei pagamenti da parte degli uffici prefettizi.

La presa di posizione arriva dopo che il 15 aprile era esplosa pubblicamente la vertenza denunciata dalla categoria del commercio, turismo e servizi della Uil Liguria. In quel quadro, si parlava di stipendi fermi da quattro mesi, di servizi essenziali progressivamente saltati e di forti ripercussioni sia sui lavoratori sia sulle persone ospitate nelle strutture, circa 300 migranti secondo la ricostruzione sindacale. Tra i problemi segnalati c’erano il mancato pocket money, il latte per i bambini che sarebbe venuto a mancare, le ricariche delle sim per lo studio non effettuate, i biglietti dell’autobus non garantiti e perfino disinfestazioni saltate.

Il caso era stato raccontato come il commissariamento della cooperativa da parte della Prefettura, con un’impostazione che adesso San Carlo contesta apertamente. Ed è proprio su questo punto che il comunicato affonda il colpo: la cooperativa sostiene di non essere sotto gestione commissariale in senso pieno e generale, ma che il provvedimento contestato riguarderebbe solo la gestione di alcuni contratti, mentre la governance resterebbe in capo al Consiglio d’amministrazione, che continuerebbe dunque a operare con pieni poteri.

Nel testo, San Carlo rivendica anche una storia lunga oltre venticinque anni nel settore socio-assistenziale e sostiene che, fino all’inizio del 2026, la gestione genovese dei Centri di accoglienza straordinaria si sarebbe svolta senza criticità e in costante collaborazione con la Prefettura. La cooperativa colloca invece la rottura tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, quando, secondo la sua versione, ci sarebbe stata un’improvvisa interruzione dei pagamenti, mai motivata. Da qui sarebbe nata un’esposizione finanziaria indicata in circa 2 milioni di euro, con oltre 730 mila euro relativi a fatture già emesse. La cooperativa aggiunge che, per una parte rilevante delle somme attese, la Prefettura aveva già emesso il Certificato di Regolare Esecuzione, passaggio che, secondo San Carlo, avrebbe dovuto portare a rimesse rapide che invece non sarebbero arrivate.

Il comunicato insiste poi su un secondo punto delicatissimo, quello dell’accesso agli atti. La cooperativa sostiene di avere tentato più volte di chiarire la situazione e afferma di non avere ricevuto risposte concrete, denunciando anche il diniego all’accesso alla documentazione relativa ai pagamenti. È un passaggio politicamente e amministrativamente pesante, perché sposta il cuore del conflitto dal solo terreno sindacale a quello del rapporto diretto con la Prefettura, trasformando la crisi economica in un contenzioso aperto con l’amministrazione che ha affidato il servizio.

Rispetto alle accuse emerse nei giorni scorsi, San Carlo prova così a costruire una contro-narrazione molto netta. Se nella conferenza stampa della Uil Liguria la segretaria regionale Cristina D’Ambrosio aveva parlato di lavoratrici seguite perfino da una psicologa e di dipendenti costretti a chiedere aiuto a Caritas e Croce Rossa, mentre il segretario generale Marco Callegari aveva descritto una situazione ormai oltre il limite di sostenibilità, nel comunicato la cooperativa sostiene invece di avere sempre assicurato il servizio con professionalità e continuità e afferma che le criticità attuali deriverebbero esclusivamente dal mancato pagamento delle spettanze dovute.

La replica non si ferma alla difesa pubblica. San Carlo annuncia infatti di essersi già mossa con i propri legali per tutelare i propri interessi, chiarendo che il provvedimento adottato dalla Prefettura sarà impugnato davanti all’autorità giudiziaria. La cooperativa fa sapere inoltre che chiederà formalmente di poter accedere ai documenti contabili e lascia intendere che la vicenda potrebbe presto allargarsi in sede giudiziaria ben oltre il fronte mediatico e sindacale.

A questo punto il caso entra in una fase nuova e più complessa. Da una parte restano le denunce, molto pesanti, emerse nei giorni scorsi sui mancati stipendi e sulle carenze nell’assistenza, già finite al centro del dibattito cittadino. Dall’altra c’è ora una replica articolata che chiama direttamente in causa la Prefettura e respinge l’idea che la cooperativa sia stata travolta da un vero commissariamento generale. Il nodo, adesso, non è più soltanto capire quanto sia profonda la crisi, ma anche stabilire dove stiano le responsabilità: se in problemi gestionali interni, come sostenuto da chi ha acceso per primo i riflettori sul caso, oppure nel blocco dei pagamenti e nel contenzioso amministrativo denunciato dalla cooperativa. Nel mezzo, però, restano i lavoratori e le persone accolte nei centri, cioè gli anelli più esposti di una vicenda che continua a farsi ogni giorno più esplosiva.


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