Inchiesta sulla fusione Amt-Atp, nella relazione della Gdf compare anche Marco Bucci ma l’ipotesi di reato è già in prescrizione

Un’informativa depositata nell’indagine sulla fusione tra le aziende del trasporto pubblico richiama il ruolo dell’allora sindaco metropolitano Marco Bucci in una delibera del 2018 sui due milioni transitati da Amt verso Atp. I militari ipotizzano un falso ideologico, ma i termini per procedere risultano già scaduti

L’inchiesta sulla fusione tra Amt e Atp riporta sotto i riflettori anche un passaggio politico e amministrativo del 2018 che riguarda direttamente Marco Bucci, allora sindaco metropolitano. A farlo emergere è un’informativa della guardia di Finanza trasmessa alla pubblico ministero Patrizia Petruzziello nell’ambito del procedimento che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per dieci persone accusate di truffa e truffa ai danni dello Stato. In quel documento gli investigatori si soffermano su una frase pronunciata durante una seduta della Città metropolitana e sulla destinazione reale di due milioni di euro formalmente assegnati ad Amt.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, quella somma non sarebbe stata pensata per finanziare direttamente l’azienda genovese del trasporto, ma per arrivare ad Atp esercizio attraverso un passaggio intermedio. L’obiettivo sarebbe stato quello di consentire il pagamento di un debito pregresso verso un fornitore di autobus, così da alleggerire la posizione contabile della società prima della fusione. È in questa chiave che viene riletta la frase attribuita a Marco Bucci, considerata dagli uomini della finanza indicativa della consapevolezza del percorso che il denaro avrebbe dovuto seguire.

La valutazione contenuta nell’informativa è netta sul piano tecnico, perché parla di un’ipotesi di falso ideologico. Ma il rilievo penale, di fatto, si arresta subito. Gli stessi militari sottolineano infatti che l’eventuale reato risulterebbe già prescritto e che, proprio per questo, non si aprirà un fascicolo autonomo su questa specifica contestazione. Il nome di Bucci compare dunque nella ricostruzione investigativa, ma senza conseguenze processuali ulteriori su quel versante.
Il nucleo centrale dell’indagine resta comunque quello che coinvolge i dieci destinatari della richiesta di rinvio a giudizio. Tra loro figurano Ilaria Gavuglio, ex direttrice generale e presidente di Amt, chiamata in causa però per il ruolo svolto nel collegio sindacale delle due società, Enzo Sivori, ex presidente di Atp e vicepresidente di Amt, e Marco Beltrami, ex presidente di Amt. L’accusa, nel procedimento principale, è quella di avere costruito un’operazione che avrebbe mascherato la vera destinazione dei fondi e alterato la rappresentazione della manovra.
Nella prospettiva degli investigatori, le delibere approvate il 7 novembre 2018 sarebbero state il tassello formale di un disegno già definito. Ufficialmente il contributo veniva motivato come sostegno ad Amt per l’acquisto di autobus da 18 metri. In realtà, secondo la finanza, ci sarebbe stato un piano già condiviso per far transitare quelle risorse verso Atp, perché il trasferimento diretto dalla Città metropolitana non sarebbe stato ritenuto percorribile. In questo quadro, la scelta del passaggio attraverso Amt non sarebbe stata casuale, ma funzionale al risultato finale.
La vicenda resta quindi sdoppiata tra piano penale e piano politico-amministrativo. Sul primo fronte, l’ipotesi che riguarda Marco Bucci si ferma per prescrizione. Sul secondo, però, l’informativa aggiunge un elemento di peso alla ricostruzione complessiva dell’operazione che accompagnò la fusione tra le due aziende del trasporto pubblico. Ed è proprio questo il punto che continua a rendere il caso delicato: non tanto l’apertura di un nuovo filone, che non ci sarà, quanto il fatto che gli investigatori descrivano quella scelta come un percorso conosciuto e condiviso fin dall’inizio.
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