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Studentato diffuso, le associazioni di proprietari e inquilini attaccano il metodo: «Nessun confronto prima della delibera»

Dopo il via libera in Consiglio comunale al progetto che affida a Spim 60 alloggi per social housing universitario, le sigle di inquilini e proprietari firmatarie dell’accordo territoriale del 2025 chiedono un tavolo immediato e contestano l’assenza di un passaggio preventivo

Si apre un nuovo fronte sul progetto di “studentato diffuso” legato ai 60 immobili che il Consiglio comunale ha autorizzato Spim a destinare al social housing per studenti. A prendere posizione sono le associazioni della proprietà e dell’inquilinato firmatarie dell’Accordo territoriale del Comune di Genova depositato il 3 giugno 2025, che in una nota congiunta contestano soprattutto il metodo seguito dall’amministrazione, accusata di avere proceduto senza un confronto preventivo su un tema che, a loro giudizio, incide direttamente sugli equilibri del mercato abitativo cittadino.

Nel documento, le sigle ricordano di essere i soggetti che, in base alla legge 431 del 1998, sono chiamati a definire anche le condizioni concrete di applicazione dei contratti di locazione per studenti. Proprio per questo, sostengono che l’esclusione dal percorso che ha portato all’approvazione della delibera rischi di svuotare il loro ruolo e di indebolire l’efficacia pratica degli strumenti che il Comune intende mettere in campo.

La contestazione, spiegano le associazioni, non riguarda il potere dell’amministrazione di decidere la destinazione del patrimonio pubblico. Il punto, piuttosto, è un altro: senza un passaggio di confronto con chi si occupa per legge della cornice applicativa dei contratti, il rischio sarebbe quello di costruire misure difficili da tradurre nella realtà quotidiana del mercato degli affitti. Secondo le sigle firmatarie, il loro coinvolgimento non avrebbe quindi natura formale o autorizzativa, ma servirebbe a rendere più chiari, sostenibili e concretamente utilizzabili gli strumenti previsti.

Nel mirino finisce anche il dibattito sviluppato in Consiglio comunale, descritto come segnato da logiche di contrapposizione e da proposte giudicate non coerenti con il quadro normativo vigente e con il funzionamento reale dei contratti per studenti. Le associazioni parlano apertamente di un doppio problema: da una parte il metodo, per la mancata attivazione di un confronto preventivo con i soggetti competenti; dall’altra il merito, perché un’impostazione sbagliata potrebbe compromettere il risultato finale.

La richiesta che arriva ora è quella di aprire nelle prossime fasi un confronto strutturato e tempestivo, così da evitare che un intervento considerato potenzialmente importante per la città finisca per tradursi in uno strumento poco efficace o difficile da applicare. A firmare la presa di posizione, per la proprietà, sono Ape Confedilizia, Appc, Asppi, Unioncasa e Uppi; per l’inquilinato Aniag, Feder.Casa Confsal, Sicet, Sunia e Uniat.


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