Salis: «Salvini penalizza Genova perché ha detto no allo Skymetro. Governare significa scegliere opere utili, non bandierine»

Il consigliere regionale Pd Simone D’Angelo parla di “Metodo Lega” contro Genova, attacca Edoardo Rixi e chiede a Marco Bucci di chiarire se intende difendere la città da quelle che definisce “ritorsioni politiche”

Lo scontro tra Genova e il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si accende e assume toni apertamente politici, con la sindaca Silvia Salis che punta il dito contro Matteo Salvini e parla di una penalizzazione legata alla scelta dell’amministrazione di rinunciare allo Skymetro. La prima cittadina sostiene che il ministro «getta la maschera» e ammette che, poiché Genova ha «legittimamente rinunciato» a un’opera giudicata «inutile» e fortemente impattante sulla Val Bisagno, il dicastero avrebbe deciso di togliere finanziamenti già promessi per altri interventi ritenuti invece necessari. Nel mirino, per Silvia Salis, ci sarebbe un modo di agire che trasformerebbe il ministero in un «bancomat politico» capace di erogare o negare risorse in base al “colore” di chi governa la città, arrivando a «castigare i cittadini» che non si fanno governare dal centrodestra.

Nelle parole della sindaca, il punto non è soltanto la contrapposizione sullo Skymetro, ma la destinazione delle risorse pubbliche e la gerarchia delle priorità. Silvia Salis contrappone l’opera abbandonata a interventi che definisce «fondamentali, urgenti e richiesti a gran voce dalla cittadinanza», citando in particolare il prolungamento della metropolitana a Rivarolo e il collegamento strategico tra aeroporto e ferrovia. È qui che la critica si fa più netta: secondo la sindaca, Genova non starebbe chiedendo “favori”, ma la possibilità di realizzare opere concretamente utili e realizzabili, mentre l’idea di legare i finanziamenti a una scelta progettuale contestata nel territorio sarebbe la dimostrazione di una logica punitiva.

Silvia Salis insiste anche su un altro aspetto: quello dei numeri e della sostenibilità economica dello Skymetro. Contesta la ricostruzione secondo cui la città avrebbe rinunciato “a quasi mezzo miliardo” già pronto, sostenendo che il finanziamento concordato fosse pari a 398 milioni e che quella cifra avrebbe coperto soltanto una prima tratta, mentre i costi complessivi sarebbero saliti nel tempo fino a 585 milioni, con ulteriori oneri non conteggiati, come quelli legati all’abbattimento e al trasferimento della scuola Firpo, indicato come passaggio obbligato nell’ultima versione progettuale. La conclusione politica è affidata a un principio che la sindaca rivendica come linea di governo: «Governare significa scegliere le opere che servono davvero ai cittadini», chiedendo che le risorse vengano impiegate per interventi utili, sostenibili e tecnicamente realizzabili, «non a piantare bandierine politiche», e invocando collaborazione tra istituzioni.
Sul tema interviene anche il consigliere regionale del Partito Democratico in Liguria Simone D’Angelo, che collega le parole della sindaca a quanto riportato dal quotidiano “Domani” in un articolo firmato da Stefano Iannaccone, dove si parla di carte non accessibili, documenti negati e opere definanziate per oltre 200 milioni di euro. Simone D’Angelo definisce quanto sta emergendo «un vero e proprio Metodo Lega contro la città di Genova», con l’obiettivo di colpire la sinistra e la sindaca Silvia Salis, e parla di «ritorsione politica» e di «guerra istituzionale» condotta dal viceministro Edoardo Rixi contro il Comune. Nel suo affondo, il consigliere regionale chiama direttamente in causa il presidente della Regione Marco Bucci, chiedendo che chiarisca se intenda restare spettatore, o addirittura sostenitore, mentre Genova verrebbe penalizzata, oppure se esista ancora una responsabilità istituzionale tale da spingerlo a intervenire per difendere la città e i genovesi da quelle che definisce ritorsioni del proprio schieramento.
Nel quadro tracciato, lo scontro non resta confinato a un confronto tecnico sulle infrastrutture, ma diventa un braccio di ferro sulla legittimità delle scelte locali e sul ruolo dello Stato nel garantire investimenti certi senza trasformarli in leva di pressione politica. E mentre Silvia Salis rivendica il diritto di cambiare rotta su un’opera ritenuta sbagliata e di concentrare risorse su priorità concrete, Simone D’Angelo alza il tiro e chiede che le istituzioni regionali prendano posizione, perché, sostiene, Genova «merita rispetto, investimenti certi e istituzioni che lavorino nell’interesse dei cittadini, non per convenienza personale o di partito».
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