Lingua ligure, svolta nazionale: nasce il fronte delle otto lingue escluse dalla legge 482 e parte la battaglia per il riconoscimento

Nel Giorno internazionale della lingua madre proclamato dall’Unesco nasce il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici, nuova rete nazionale che unisce otto realtà linguistiche italiane non coperte dalla legge 482/1999. Tra queste c’è anche il ligure, con il Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure, che entra nel progetto per spingere su diritti linguistici, scuola e tutela pubblica
Nel giorno in cui l’Unesco richiama l’attenzione mondiale sul valore delle lingue madri e del plurilinguismo, prende forma anche in Italia una nuova iniziativa che prova a spostare il dibattito dal folklore ai diritti. Si chiama Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici, sigla CLIRD, e riunisce per la prima volta le associazioni rappresentative di otto lingue regionali italiane non incluse nella legge 482 del 1999, la norma statale che disciplina la tutela delle minoranze linguistiche storiche. Nel nuovo soggetto nazionale entra anche il Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure, realtà nata nel 2023 e impegnata nello studio, nella promozione e nella valorizzazione del patrimonio linguistico della Liguria.

Per capire il senso politico e culturale della nascita del CLIRD bisogna partire proprio dalla legge 482/1999. Si tratta della norma approvata in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione che riconosce e tutela dodici minoranze linguistiche storiche: albanese, catalano, germanico, greco, sloveno, croato, francese, franco-provenzale, friulano, ladino, occitano e sardo. La tutela prevista dalla legge è territoriale, cioè si applica in specifici comuni e aree dove queste lingue sono storicamente radicate, e riguarda ambiti concreti come la scuola, la Pubblica Amministrazione, la toponomastica e i media locali. È proprio fuori da questo perimetro che si collocano le otto lingue riunite nel CLIRD, che rivendicano una dignità linguistica piena e una maggiore attenzione istituzionale pur non essendo comprese nell’elenco della 482.

Il punto centrale dell’iniziativa è dunque questo: costruire una voce comune per lingue che, secondo i promotori, hanno storia, letteratura e riconoscimento scientifico, ma non trovano ancora un’adeguata sponda normativa a livello statale. Nel coordinamento confluiscono emiliano, ligure, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto, presentati come lingue storiche d’Italia e non come semplici varianti dell’italiano. Una posizione ribadita dal presidente del CLIRD, Alessandro Mocellin, che insiste sul fatto che si tratti di lingue «sorelle» dell’italiano, tutte derivate direttamente dal latino e non dall’italiano stesso.
Dentro questo quadro, il ruolo del ligure viene rivendicato non solo come elemento identitario regionale, ma come patrimonio culturale con una lunga profondità storica. Il Conseggio ricorda infatti che il ligure, con il genovese come varietà di riferimento più diffusa, possiede una tradizione scritta antica e continua, con una letteratura che risale agli ultimi anni del Duecento e arriva fino ai giorni nostri. Non solo: accanto al latino e poi all’italiano, il ligure fu anche lingua dell’amministrazione e della cancelleria della Repubblica di Genova tra Trecento e Quattrocento. Un passaggio che rafforza la tesi dei promotori, perché colloca il ligure non solo nella sfera orale o affettiva, ma anche in quella storica, documentaria e istituzionale.
Il CLIRD nasce con un obiettivo ampio: riportare al centro del dibattito pubblico il tema del plurilinguismo italiano e sostenere che la tutela delle lingue regionali non sia una concessione simbolica, ma una questione di diritti culturali, educativi e civili. Nel materiale di presentazione si insiste molto sulla trasmissione tra generazioni, sul ruolo della scuola e sulla necessità di superare la vecchia contrapposizione tra italiano e lingue del territorio. In questa visione, parlare ligure o un’altra lingua regionale non viene descritto come un ostacolo, ma come una risorsa formativa e cognitiva, utile anche a educare al bilinguismo e al multilinguismo fin dall’infanzia.
A rafforzare questa impostazione c’è anche il richiamo alle cornici giuridiche e culturali europee e internazionali. Aurelio La Torre, direttore del Collegio scientifico del CLIRD, presenta il Manifesto fondativo come un testo che richiama i principi costituzionali e diverse fonti sovranazionali sui diritti linguistici e sulla non discriminazione, dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, fino alla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. L’idea di fondo è che il tema linguistico non riguardi soltanto la conservazione di una memoria, ma la qualità democratica della vita pubblica e il diritto delle comunità a vedere riconosciuto il proprio patrimonio culturale.
Per la Liguria, l’adesione del Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure rappresenta anche un salto di scala. L’associazione riunisce autori, scrittori, poeti, artisti, giornalisti, docenti, ricercatori e cultori della lingua, con un lavoro che va dalla ricerca scientifica alla divulgazione. Entrare nel CLIRD significa portare questa esperienza dentro una rete nazionale che mette in relazione comunità linguistiche diverse ma accomunate da problemi simili, a partire dalla visibilità pubblica, dalla trasmissione intergenerazionale e dalla richiesta di riconoscimento.
Uno degli elementi più forti del nuovo coordinamento è proprio la scelta di presentarsi come fronte comune. Le realtà aderenti sottolineano che le otto lingue coinvolte hanno codici ISO specifici e una riconoscibilità linguistica internazionale, elemento che viene usato come argomento per chiedere maggiore attenzione anche in Italia. La formula scelta dai promotori, «otto lingue, otto codici ISO, otto territori, un’unica visione», sintetizza l’impostazione del progetto: non una somma di rivendicazioni locali scollegate, ma una piattaforma condivisa per rimettere al centro il valore del plurilinguismo italiano.
Sul piano degli obiettivi, il CLIRD guarda alla scuola, alle istituzioni, ai media, alle università e all’Europa. La direzione è quella di favorire iniziative normative per la valorizzazione delle lingue regionali, promuovere l’insegnamento anche della letteratura locale, stimolare progetti culturali e mediatici, sostenere le comunità linguistiche degli emigrati e valorizzare il patrimonio linguistico come parte del patrimonio immateriale del Paese. In questa prospettiva, il ligure non viene presentato come una curiosità locale, ma come uno dei tasselli di una discussione più ampia su come l’Italia riconosca — o non riconosca ancora pienamente — la propria pluralità linguistica.
La nascita del CLIRD, quindi, segna un passaggio che i promotori definiscono storico: per la prima volta, lingue regionali escluse dalla legge 482/1999 si presentano unite, con un manifesto comune e una strategia condivisa. Per la Liguria, la partecipazione del Conseggio offre una nuova cornice alla battaglia per la tutela della lingua ligure, spostandola su un terreno più largo, dove identità, cultura, scuola e diritti linguistici diventano parte di un confronto nazionale ed europeo.
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