Camion incastrato voltino tra via Canevari e Brignole: danni sì, ma la struttura non è in pericolo. E torna il nodo dei “portali” mancanti

Nel tratto non ci sono le controsagome che dovrebbero fermare i mezzi “fuori misura” prima dei ponti bassi. Un autoarticolato troppo alto è rimasto stamattina bloccato sotto il sottopasso ferroviario: Rete Ferroviaria Italiana ha avviato verifiche: la stabilità non è stata compromessa e la circolazione dei treni non è stata interrotta


Il rumore secco dell’urto, il mezzo che si pianta e la strada che si paralizza: è una scena che a Genova si è già vista, e che nelle ultime ore si è ripetuta nel tratto tra via Canevari e l’area di Brignole, dove un autoarticolato è rimasto incastrato sotto il voltino ferroviario. Il camion, risultato troppo alto per quel passaggio, ha urtato la struttura e si è bloccato, rendendo necessario l’intervento per mettere in sicurezza l’area e liberare la carreggiata. I danni al manufatto, secondo le prime verifiche, ci sono stati, ma l’aspetto decisivo è un altro: non hanno comportato l’interruzione del transito ferroviario e, soprattutto, non hanno pregiudicato la stabilità del ponte.

Rete Ferroviaria Italiana, una volta ricevuta la segnalazione, ha avviato gli accertamenti tecnici sul punto d’impatto e sulla porzione di struttura interessata, con l’obiettivo di quantificare il danno e stabilire gli interventi necessari. Parallelamente sono state avviate le procedure per la gestione assicurativa, perché in questi casi la filiera è sempre la stessa: rilievi, stima dei ripristini, responsabilità e coperture. Nel frattempo la linea ferroviaria ha continuato a funzionare, evitando quella conseguenza che in episodi analoghi, in passato, ha pesato più di ogni altra: lo stop ai treni, con disagi a cascata per pendolari e viaggiatori.
L’episodio, però, riapre una questione molto concreta di prevenzione, che non riguarda soltanto la prudenza dei conducenti ma anche i dispositivi di avviso e “blocco” fisico che dovrebbero impedire, materialmente, di arrivare a urtare un cavalcavia o un attraversamento basso. In quel punto, infatti, mancano le cosiddette controsagome, che nel linguaggio tecnico della segnaletica possono essere definite anche “portali”: strutture posizionate prima dell’opera da proteggere, progettate per intercettare il mezzo troppo alto e costringerlo a fermarsi o a deviare quando è ancora possibile farlo senza rischi.
La disciplina tecnica su questi dispositivi non è un’idea astratta: una circolare del Ministero dei lavori pubblici dedicata proprio alla segnaletica dei cavalcavia ferroviari e degli attraversamenti in ambito ferroviario chiarisce che, a fronte di veicoli autorizzati a raggiungere altezze elevate, devono essere previsti dispositivi di sicurezza di protezione per le opere con luce verticale inferiore a cinque metri. In pratica il “portale” è pensato come una struttura con due montanti e un traverso superiore, a cui vengono appesi pannelli oscillanti, dimensionati e disposti in numero adeguato alla larghezza della strada, con zebrature ben visibili e materiali retroriflettenti. La logica è semplice: se un mezzo arriva troppo vicino, i pannelli lo colpiscono prima che lo faccia il ponte, trasformando un impatto potenzialmente devastante in un avvertimento immediato e, soprattutto, in un arresto prima del punto critico. La stessa impostazione tecnica stabilisce anche criteri di posizionamento: il portale dovrebbe essere collocato con un anticipo significativo, in modo da dare al conducente il tempo di fermarsi o retrocedere in sicurezza, e dovrebbe essere accompagnato dalla segnaletica che avvisa del “ponte basso” e dell’altezza massima consentita.
È qui che l’incidente tra via Canevari e Brignole diventa più di una cronaca di traffico: torna a mettere sul tavolo il fatto che, dove questi dispositivi non ci sono, l’unica “barriera” resta la valutazione del conducente e, a volte, un cartello che può non bastare, soprattutto su tratti urbani complessi, tra cantieri, svolte, distrazioni e navigatore impostato male. Il risultato è quello visto oggi: il mezzo arriva, urta, si blocca, si fanno verifiche, si conta il danno e si spera che la parte ferroviaria non ne risenta. Questa volta è andata così, senza conseguenze sulla circolazione dei treni. Ma proprio perché non è la prima volta che un camion finisce incastrato sotto un passaggio basso, la domanda resta sullo sfondo, ed è la più concreta di tutte: se il problema è ricorrente, quanto può ancora essere considerato un caso?
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