Oggi a Genova 

Corteo e scontri in strada a Torino, la condanna della sindaca Silvia Salis: «Manifestare è un diritto, ma la violenza non è mai un’opzione»

Nei controlli prima e durante il corteo, alcune persone partite in treno da Genova sono state accompagnate in questura perché trovate con maschere antigas, passamontagna e oggetti per il travisamento. In un caso sarebbero stati rinvenuti anche una grossa chiave inglese e un coltello nello zaino, con sequestri di materiale ritenuto pericoloso

Il pomeriggio di Torino, nato come una grande manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna, si è trasformato in una lunga sequenza di tensioni e scontri che ha finito per oscurare lo stesso diritto che il corteo rivendicava. Migliaia di persone si sono ritrovate davanti a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche occupata nei giorni scorsi, con delegazioni arrivate da tutta Italia e un afflusso che ha coinvolto anche famiglie e residenti del quartiere Vanchiglia. La città, però, era pronta a un copione difficile: lungo le strade è stato predisposto un dispositivo imponente con centinaia di uomini in divisa e mezzi schierati, proprio per gestire un evento annunciato come delicato.

Nel corso dei servizi predisposti dalla questura, tra controlli stradali, ferroviari e aeroportuali, alcune persone sono state accompagnate in ufficio dopo essere state trovate con maschere antigas, passamontagna e oggetti utili al travisamento, oltre a materiale ritenuto pericoloso come bombolette spray e bastoni; in almeno due casi si è parlato di persone arrivate in treno da Genova e, in uno di questi controlli, sarebbe stato rinvenuto anche un coltello insieme a una grossa chiave inglese nello zaino. È un quadro che, già prima del corteo, segnava la presenza di una componente pronta allo scontro.

Poi, nel cuore della giornata, il passaggio più duro: dietro l’area del Campus Einaudi la tensione è salita, con lanci di oggetti e razzi verso le forze dell’ordine e una risposta con lacrimogeni e cariche di alleggerimento per disperdere i manifestanti più aggressivi. Le cronache parlano di una dinamica a strappi, con arretramenti e nuovi avanzamenti, e con azioni che hanno portato a bloccare la strada usando campane della raccolta rifiuti e carrelli, mentre la situazione restava incandescente. Nel corso dei disordini è stata aggredita anche una troupe della Radiotelevisione italiana, un episodio che ha aggiunto un ulteriore livello di gravità perché colpisce chi stava documentando quanto accadeva.

È in questo contesto che interviene la sindaca Silvia Salis, che in una nota prende posizione senza ambiguità: per lei ogni forma di violenza è inaccettabile e non può essere giustificata, e il diritto di manifestare va sempre tutelato ma non può trasformarsi in occasione di scontro. Silvia Salis esprime solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine impegnati a garantire ordine pubblico e sicurezza, e rivolge vicinanza al sindaco di Torino Stefano Lo Russo, sottolineando che in momenti così è fondamentale ribadire il valore delle istituzioni democratiche, del dialogo e della responsabilità, perché le città devono restare luoghi di confronto civile e non terreno di violenza.

Sul fronte sindacale, arriva anche una lettura ancora più dura: Domenico Pianese, segretario del Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia, parla di un bilancio “gravissimo” col tentato linciaggio di un agente, rimasto ferito (ha riportato fratture alle costole, polpaccio lacerato e bacino rotto) e altri 10 feriti tra le forze dell’ordine e descrive la giornata come il segno di una violenza organizzata che avrebbe scelto lo scontro fisico come metodo, arrivando a denunciare un episodio in cui un agente sarebbe stato accerchiato e colpito. Al di là delle definizioni, la sostanza è che la giornata ha prodotto un salto di livello: non solo tensione, ma un conflitto aperto in strada, con conseguenze e feriti.

Il punto, per la linea tracciata da Silvia Salis, è proprio questo: la protesta è un diritto e va protetta, ma quando si spezza il confine e si entra nella violenza, l’effetto è doppio, perché si mettono a rischio persone e si svuota di senso la stessa manifestazione. E in un clima già fragile, dove il confronto pubblico è spesso incandescente, la differenza tra dissenso e scontro diventa la misura con cui una democrazia riesce ancora a riconoscersi nelle proprie piazze.


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