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Bufera a Tursi: odg su Gaza e aiuti bloccati, poi Mascia chiama “Hannoun” il consigliere Pd Kaabour, scoppia la bagarre e sindaca e maggioranza se ne vanno. Seduta conclusa

Dopo un intervento giudicato offensivo nei confronti del consigliere delegato Simohamed Kaabour, anche se subito Mascia ha assicurato essersi trattato di un semplice lapsus, la maggioranza abbandona l’aula: senza numero legale il presidente Claudio Villa chiude la seduta. La sindaca Silvia Salis parla di “gravità assoluta” e solidarizza con Kaabour. Tassara si scaglia contro Israele. Opposizione all’attacco: «La scena peggiore a cui si poteva assistere nella Giornata della memoria»

Un ordine del giorno nato per chiedere aiuti umanitari e corridoi aperti si è trasformato in un pomeriggio di tensione istituzionale, con un epilogo clamoroso: maggioranza fuori dall’aula, numero legale saltato e seduta chiusa. È quanto accaduto oggi a Palazzo Tursi, durante la discussione del secondo ordine del giorno straordinario dedicato allo sblocco degli aiuti umanitari destinati alla popolazione civile della Striscia di Gaza.

L’ordine del giorno: proposta di AVS, firmata da tutta la maggioranza

Il documento, intitolato “Istanza urgente per lo sblocco degli aiuti umanitari, destinati alla popolazione civile della Striscia di Gaza”, è stato presentato dal gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra e sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza.

Il testo chiede a sindaca e giunta di attivarsi affinché il governo italiano eserciti “ogni pressione diplomatica necessaria” in ambito bilaterale e multilaterale – includendo Unione europea, Organizzazione delle Nazioni Unite e Gruppo dei sette – per garantire l’apertura “immediata e costante” dei corridoi umanitari, “in particolare quello giordano”. L’obiettivo è far entrare gli aiuti raccolti da Music for Peace e da altre organizzazioni impegnate nel soccorso alla popolazione di Gaza, con destinazione finale indicata nella Holy Family Church, la Chiesa di Gaza, che “gestisce i carichi umanitari”.

Nel dettaglio, l’atto chiede anche di promuovere un coordinamento logistico con le autorità egiziane, giordane e israeliane per snellire le procedure di ispezione e autorizzazione che oggi ostacolerebbero l’afflusso degli aiuti, e di monitorare tramite la rete diplomatica lo stato dei beni inviati dalla cooperazione italiana affinché non vengano “distrutti o inutilizzati”.

Lo scontro: la maggioranza abbandona l’aula e salta il numero legale

Durante la discussione, però, il dibattito si è acceso fino a diventare ingestibile. Secondo quanto ricostruito nella nota diffusa successivamente, un intervento del consigliere di Forza Italia Mario Mascia è stato ritenuto offensivo nei confronti del consigliere delegato ai rapporti internazionali Simohamed Kaabour.

La maggioranza ha quindi deciso di abbandonare l’aula. Venendo meno il numero legale, il presidente del consiglio comunale Claudio Villa ha dichiarato chiusa la seduta.

La sindaca Salis: “Inaccettabile, gravità assoluta”

Sulla vicenda è intervenuta la sindaca Silvia Salis con una nota durissima, in cui parla di un episodio oltre ogni soglia di scontro politico accettabile.

“Quanto successo oggi pomeriggio in Consiglio comunale a Genova è di una gravità assoluta”.

La sindaca spiega che, a suo giudizio, in aula sarebbe accaduto qualcosa di incompatibile con il ruolo istituzionale del consiglio comunale:

“Nell’aula del sesto Comune d’Italia è inaccettabile che un consigliere di maggioranza venga appellato, per più di una volta, con il nome di un indagato per terrorismo”.

Salis aggiunge che “è stato superato ogni limite della conflittualità politica anche più dura” e motiva così la scelta di lasciare i lavori:

“Per questo motivo anche come giunta abbiamo deciso di abbandonare i lavori in totale solidarietà e vicinanza al consigliere Si Mohamed Kaabour, delegato alle relazioni istituzionali”.

La nota della maggioranza: “Non è un errore linguistico”

I gruppi consiliari di maggioranza, in un documento unitario, esprimono “sconcerto e ferma condanna” per quanto accaduto durante la discussione dell’ordine del giorno sugli aiuti umanitari.

Nella loro ricostruzione, Mascia avrebbe ironizzato “fuori microfono” sulle attività del consigliere delegato ai rapporti internazionali e poi si sarebbe rivolto a Kaabour chiamandolo “Hannoun”, un nome attribuito a una persona estranea all’aula e collegata a un’indagine in corso, precisando – nella nota – il rispetto della presunzione d’innocenza. La maggioranza definisce quanto accaduto un presunto “lapsus” dopo le proteste, ma sottolinea che episodi del genere non possono essere minimizzati.

Il documento insiste su un punto: non sarebbe la prima volta che Kaabour subisce attacchi “mascherati da battute”, che emergerebbero puntualmente quando in aula si discutono temi come razzismo, questione palestinese o Paesi africani. Per la maggioranza, tutto questo non può essere archiviato come una scivolata verbale.

“Il Consiglio comunale richiede responsabilità e rispetto”

La maggioranza ribadisce che l’aula consiliare è un luogo di rappresentanza democratica che impone “responsabilità, precisione e rispetto”, soprattutto verso chi tratta temi legati ai diritti umani e alla coesione sociale. E chiude con un messaggio politico: stigmatizzare ogni forma di discriminazione o confusione identitaria che rischia di ferire la dignità personale e minare la credibilità delle istituzioni, chiedendo un segnale chiaro perché episodi simili non si ripetano.

Dopo la maggioranza: la condanna del Partito Democratico e le parole di Kaabour

Dopo la presa di posizione della maggioranza, si aggiunge anche quella del Partito Democratico di Genova, che “condanna con fermezza” quanto accaduto in aula durante la discussione dell’ordine del giorno sugli aiuti raccolti da Music for Peace per la popolazione palestinese.

Nel comunicato, il Partito Democratico ribadisce la ricostruzione già emersa: Mascia, dopo ironie fuori microfono, si sarebbe rivolto a Kaabour chiamandolo “Hannoun” e avrebbe poi parlato di un presunto “lapsus”, un episodio definito “grave” e non archiviabile come semplice svista. Il Partito Democratico aggiunge che non sarebbe un caso isolato e parla di un comportamento “inaccettabile”, soprattutto quando il consiglio affronta temi legati al razzismo, alla questione palestinese o all’Africa: “Il Consiglio comunale deve essere un luogo di rispetto. Confusioni identitarie e allusioni di questo tipo feriscono la dignità delle persone e danneggiano la credibilità delle istituzioni”.

Nel testo vengono riportate anche le parole dello stesso consigliere Si-Mohamed Kaabour, che sposta il tema dalla dimensione personale a quella istituzionale:

“Non chiedo indulgenza né solidarietà personale. Chiedo rispetto per il ruolo che ricopro e per l’istituzione che rappresento. Quando si confonde deliberatamente l’identità di una persona, soprattutto in contesti segnati da stereotipi e tensioni politiche, non si commette una semplice gaffe: si manda un messaggio. Ed è un messaggio che non posso accettare, né per me né per chi si riconosce in un’idea di politica fondata sul rispetto e sull’uguaglianza”.

Il Partito Democratico conclude stigmatizzando “ogni forma, anche implicita, di discriminazione” e chiedendo che episodi simili non si ripetano, con un invito alla minoranza a cambiare immediatamente tono e atteggiamento: “Su questo non faremo sconti”.

Opposizione all’attacco: «La scena peggiore a cui si poteva assistere nella Giornata della memoria»

“La scena peggiore a cui si poteva assistere nella Giornata della memoria: Silvia Salis che invita tutta la sua maggioranza a uscire dall’aula per scappare dalle responsabilità e per la difficoltà di dover motivare la posizione di una consigliera della sua lista, Sara Tassara (Lista Silvia Salis Sindaca), che nel dibattito in aula ha gridato “assassini assassini” rivolta allo stato sovrano di Israele. Il pretesto è stato l’errore del collega Mascia che si é erroneamente rivolto al collega Kaabour chiamandolo Hannoun. Errore di cui si é subito scusato senza indugi, ma evidentemente al Sindaco serviva un pretesto per uscire dall’empasse. Eppure non abbiamo visto il Sindaco usare la stessa enfasi quando alcuni di noi sono stati minacciati di morte. L’ulteriore conferma che rivolgersi con minacce e ingiurie verso il centrodestra sia ritenuto dal Sindaco accettabile. Il risultato di questo teatrino è stato il non voto dell’odg presentato dalla maggioranza sugli aiuti umanitari a Gaza su cui il centrodestra sì era già espresso senza mostrare contrarietà. E la fine di un consiglio comunale proprio quando si sarebbero dovuti affrontare temi inerenti la città. Lo show di Salis conferma anche come il primo cittadino non sappia andare oltre la recita di un copione pre impostato. Prendiamo atto però di un altro dato: finalmente, dopo tante sollecitazioni, oggi Salis ha preso le distanze da Hannoun” così Alessandra Bianchi capogruppo di FDI, Pietro Piciocchi capogruppo Vince Genova, Ilaria Cavo capogruppo Orgoglio Genova-Noi Moderati, Paola Bordilli capogruppo Lega, Mario Mascia capogruppo FI, Sergio Gambino capogruppo Gruppo Misto

Sul tema interviene anche il segretario ligure della Lega, Edoardo Rixi, deputato e viceministro: “Nel Giorno della Memoria sentire in aula parole squallide e insulti rivolti allo Stato di Israele, per di più pronunciati da una consigliera di maggioranza, è un fatto grave e inaccettabile. È un’offesa alla storia, alla memoria delle vittime della Shoah e al ruolo delle istituzioni. In una giornata come questa non possono esserci ambiguità né silenzi: serve una condanna netta, senza se e senza ma. Chi ricopre incarichi pubblici ha il dovere di usare rispetto e responsabilità”. 

«Stupisce l’atteggiamento del sindaco di Genova Silvia Salis – aggiunge il coordinatore ligure di FdI e deputato Matteo Rosso – che ordina alla sua maggioranza di lasciare l’aula. Dopo di che si alza e abbandona il dibattito democratico lasciando il posto per cui è stata votata dai cittadini genovesi a cui manca di rispetto. Forse era in ritardo per l’ennesima comparsata in tv, mi viene da chiedere maliziosamente. Ma non si limita a questo l’alterigia della ‘dogessa’. Silvia Salis oggi ha sfruttato un intervento istituzionale nel giorno della Memoria senza parlare della Shoah, ma sviluppando, di fronte a ragazzi e bambini, un comizio sul fascismo accusando Nazioni e politici di essere dei regimi, a loro insaputa, e così facendo si è era a pubblico accusatore dall’alto di una non meglio definita superiorità morale distribuendo patenti di democrazia che di certo non competono al Sindaco di Genova. Addirittura è arrivata ad accusare gli Stati Uniti d’America di essere antidemocratici ricalcando quell’antiamericanismo tipico della sinistra degli anni ’70 e questo non mi stupisce dato che abbiamo visto il suo vicesindaco rappresentare il Comune ad una manifestazione a favore di Maduro e contro gli Usa (in realtà non era affatto a favore di Maduro, ma contro l’ingerenza Usa n.d. r.). Genova merita di più: meno ideologia e più fatti perché da 8 mesi la città è abbandonata a sé stessa senza una strategia, mentre in Consiglio Comunale si parla di politica estera, ma non dei problemi da cui sapientemente Silvia Salis scappa. Come ha fatto oggi».

Una seduta chiusa e un tema che resta aperto

Il paradosso è che la seduta salta mentre si discuteva di un atto nato per chiedere un’azione concreta sul piano umanitario. L’ordine del giorno, presentato da Alleanza Verdi e Sinistra e firmato dalla maggioranza, ha acceso un confronto che, invece di restare sul merito – corridoi, autorizzazioni, logistica, destinazione degli aiuti – è deragliato sul piano dello scontro politico e personale.

Il risultato, per ora, è una doppia frattura: da un lato il tema degli aiuti a Gaza e la richiesta di pressione diplomatica, dall’altro la polemica istituzionale che ha portato all’uscita dall’aula e alla chiusura della seduta. E in mezzo, un consiglio comunale che si ritrova a dover ricucire, prima ancora di votare.


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