Oggi a Genova 

Investimento mortale a Savignone, le indagini. Il dibattito sulla sicurezza stradale sulle strade provinciali tra norme, burocrazia e carenza di fondi dei piccoli Comuni

La vittima dell’incidente mortale di ieri sera a Savignone è Mario Parodi, 66 anni, pensionato residente nel comune di Valbrevenna. Travolto da un furgone mentre attraversava in via Marconi, sulla strada provinciale 226: l’investitore, 45 anni, è stato denunciato per omicidio stradale. Sono stati disposti esami per verificare eventuale assunzione di alcol o sostanze. I carabinieri dovranno chiarire anche se le strisce più vicine siano entro od oltre 100 metri dal punto dell’impatto, elemento che può pesare nella valutazione delle responsabilità

Nella domenica dopo la tragedia avvenuta ieri sera, a Savignone resta un silenzio pesante e una strada che molti descrivono da tempo come “complicata”, soprattutto quando la visibilità è intermittente e le auto in sosta restringono lo spazio. La vittima dell’incidente mortale avvenuto ieri in via Marconi è Mario Parodi, 66 anni, residente nel comune di Valbrevenna.

Rossi era un panettiere, in pensione da un paio d’anni: per molto tempo aveva lavorato nel forno della famiglia dell’attuale sindaco di Casella, Gabriele Reggiardo. Non era sposato e non aveva figli. Chi lo conosceva racconta che negli ultimi tempi avesse qualche difficoltà a muoversi con agilità: un dettaglio che, in casi come questo, aiuta a capire perché ogni attraversamento possa diventare un rischio, anche quando sembra “una manciata di metri”.

L’incidente in via Marconi: cosa si sa finora

L’impatto è avvenuto poco prima delle 21:50 all’altezza del civico 29 di via Marconi, sulla strada provinciale 226, in un tratto urbano che, provenendo dal ponte di Savignone, arriva dopo una curva e poi si distende in rettilineo. Secondo la prima ricostruzione, Rossi stava attraversando quando è stato travolto da un furgone guidato da un uomo di 45 anni, non residente in zona.

Sull’esatta dinamica, però, saranno le indagini a fare chiarezza: rilievi, testimonianze, condizioni di visibilità, eventuale presenza di ostacoli e valutazione della velocità.

L’indagine: denuncia per omicidio stradale ed esami in corso

I carabinieri stanno ricostruendo ogni passaggio dell’accaduto. Il conducente del furgone è stato denunciato per omicidio stradale e sono stati disposti esami ematochimici per verificare se fosse alla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze. Per i risultati serviranno alcuni giorni.

È importante dirlo con chiarezza: sarà l’inchiesta, e l’eventuale successivo giudizio, a stabilire eventuali responsabilità.

Il nodo delle strisce: entro o oltre 100 metri?

Uno degli elementi che i carabinieri dovranno verificare riguarda la distanza delle strisce pedonali più vicine. In via Marconi le strisce più prossime sono indicate all’altezza del civico 13, e – dettaglio non secondario – sarebbero state ritracciate nel mese di dicembre dal Comune.

Qui entra in gioco una regola che spesso finisce nelle perizie: se le strisce sono entro 100 metri e il pedone attraversa altrove, il pedone è considerato “fuori regola” e aumenta la probabilità di concorso di colpa a suo carico. Se le strisce sono oltre 100 metri, il pedone può attraversare fuori dalle strisce, ma deve farlo con prudenza e senza manovre improvvise; in questo caso la valutazione delle responsabilità diventa ancora più legata al contesto (visibilità, velocità, prevedibilità dell’attraversamento, possibilità concreta di evitare l’urto).

In ogni scenario, però, il guidatore non è automaticamente “coperto”: resta l’obbligo di guidare in modo prudente e adeguato al contesto urbano.

Quel tratto e le auto in divieto: il problema della strada “stretta”

Chi conosce via Marconi racconta una criticità ricorrente: auto posteggiate in divieto sul lato opposto rispetto alla pizzeria da cui Rossi era appena uscito. Quando succede, la carreggiata si “chiude”, si riduce lo spazio utile, si alzano le probabilità di manovre improvvise e diminuisce il margine di sicurezza per chi attraversa e, soprattutto, si crea un viavai di pedoni che attraversano per raggiungere l’altro lato della strada. Un “traffico” pedonale che non dovrebbe esistere.

Il tema, però, si scontra con i limiti strutturali dei piccoli comuni: Savignone, come tutte le realtà amministrative simili, non può permettersi una sorveglianza continua, ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Non è una questione di volontà: è una questione di organici e risorse da destinare all’organico della polizia locale.

Segnaletica, marciapiedi, controlli: perché i tempi diventano lunghi

C’è poi un altro aspetto che pesa: quando si parla di segnaletica o di opere come marciapiedi lungo una strada provinciale, il Comune non può decidere da solo. Anche se poi, di fatto, si trova a sostenere costi e pressioni dei cittadini, deve passare attraverso la trafila di Città Metropolitana e ottenere autorizzazioni. Risultato: procedure più lente e tempi che si dilatano.

E ancora più complessa è la partita dei controlli velocità “da remoto”, le famose colonnine arancioni degli autovelox. Qui non basta scegliere un punto: serve una richiesta formale alla prefettura, dimostrare che si tratta di una strada adatta, intensamente trafficata, non nel centro del paese. Soprattutto è necessario documentare un livello di incidentalità elevato negli ultimi cinque anni, con conseguenze gravi, gravissime o mortali. Spesso la polizia stradale viene coinvolta dalla prefettura per verificare che il criterio sia davvero la sicurezza e non il desiderio del comune di turno di incrementare le sanzioni per fare cassa come, purtroppo, è successo in passato in alcuni comuni italiani. Anche in questo caso, i tempi non sono brevi.

Una tragedia, e tante domande che restano

Ora la priorità è una: accertare con precisione cosa sia successo in quei secondi in via Marconi. Ma questa morte riapre anche il tema più ampio di molte strade provinciali che attraversano i piccoli centri: rettilinei dove si arriva “lunghi”, soste irregolari che riducono la carreggiata, attraversamenti che diventano punti critici, e strumenti di prevenzione che richiedono procedure complesse.

Nel frattempo, l’intero entroterra genovese piange Mario Parodi. E aspetta risposte, con la speranza che da questa tragedia resti almeno una lezione capace di evitare la prossima.


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