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Impianto rifiuti, lo scontro si accende: Amiu chiede tempo e va al tar, la Regione dice “no”. Vince Genova: «Tatticismo di Tursi». Pd: «Bando da ritirare»

La Regione Liguria conferma i termini dell’avviso esplorativo dell’Arlir per cercare operatori interessati a realizzare e gestire l’impianto di chiusura del ciclo: chiusura il 21 febbraio. Amiu aveva chiesto una proroga lunga e ha presentato un ricorso al tribunale amministrativo regionale. Campora parla di rinvio dettato da Palazzo Tursi. Natale e Arboscello attaccano: «La Giunta ha già deciso il territorio e non lo dice. Serve trasparenza, il bando va ritirato»

La partita del “fine ciclo” dei rifiuti in Liguria sta diventando, giorno dopo giorno, una delle questioni politiche ed economiche più esplosive tra Genova e piazza De Ferrari. Sul tavolo c’è l’impianto che dovrà chiudere il ciclo regionale, con un avviso esplorativo pubblicato dall’Agenzia regionale ligure per i rifiuti e una scadenza che incombe: 21 febbraio 2026. In mezzo, un doppio fronte di polemica: da un lato Amiu, che ha chiesto una proroga e ha depositato un ricorso al tribunale amministrativo regionale, dall’altro Regione Liguria, che ha respinto la richiesta di rinvio e sta predisponendo la difesa degli atti impugnati. E, sullo sfondo, le letture opposte di maggioranza e opposizioni su cosa stia davvero accadendo e su dove si stia andando.

Cos’è l’avviso dell’Agenzia regionale ligure per i rifiuti e perché pesa

L’avviso esplorativo non è, formalmente, una gara d’appalto in senso stretto, ma un passaggio di consultazione di mercato collegato a una procedura di finanza di progetto (project financing): l’Agenzia regionale ligure per i rifiuti intende verificare se esistano operatori economici interessati a presentarsi come “promotori” per l’affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione dell’impianto terminale, come previsto dal decreto legislativo 31 marzo 2023 n. 36 (codice dei contratti pubblici).

Questo dettaglio è centrale, perché spiega il cuore della contesa: l’avviso chiede agli operatori di dichiarare interesse e di accompagnare la manifestazione con una relazione che contenga elementi molto concreti. Tra questi: localizzazione individuata (con cartografia e disponibilità delle aree), tecnologia, potenzialità dell’impianto e tipologie di rifiuti trattabili, un cronoprogramma, e perfino stime indicative sulle tariffe e sul presunto effetto “positivo” per le comunità locali. Non solo: viene richiesto di evidenziare di aver avviato interlocuzioni con le amministrazioni locali, un passaggio che alimenta il sospetto – per una parte della politica – che il consenso territoriale diventi un filtro di fatto.

La Regione non concede proroghe e si prepara allo scontro al Tar

Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana aveva chiesto più tempo, sostenendo la necessità di valutare il progetto, la sua portata e gli effetti sull’azienda e sulle tariffe. La Regione Liguria, però, ha respinto la richiesta e ha comunicato l’intenzione di proseguire l’iter senza rallentamenti. Nel frattempo è arrivato anche il ricorso al tribunale amministrativo regionale: la Regione ha annunciato la costituzione in giudizio a difesa degli atti impugnati, contestando l’impostazione del ricorso e ribadendo la legittimità della procedura.

Campora: “Comune ambiguo, Amiu usata per rinviare una scelta divisiva”

Sul fronte politico, il capogruppo regionale di Vince Liguria Matteo Campora attacca la giunta comunale e chiede che Palazzo Tursi “scopra le carte”. La sua tesi è netta: l’amministrazione dovrebbe dire chiaramente se intende rispondere all’avviso esplorativo con la propria partecipata Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana oppure no, invece di “nascondersi dietro” l’azienda.

Secondo Campora, prima la richiesta di proroga “addirittura di sei mesi”, poi il ricorso al tribunale amministrativo regionale, sarebbero mosse “pretestuose” con un obiettivo politico: allungare i tempi per evitare una decisione che potrebbe spaccare la maggioranza della sindaca Salis. Il consigliere regionale rivendica come corretta la scelta della Regione di respingere la proroga e di difendere gli atti in giudizio.

Campora insiste anche sull’inquadramento dell’avviso: lo definisce un atto ricognitivo, una consultazione di mercato che non avvia ancora una vera procedura di affidamento e che, per questo, non richiederebbe già oggi criteri di valutazione “in senso tecnico”. A suo dire, eventuali fasi successive saranno disciplinate da atti amministrativi dedicati, nel rispetto della normativa, e l’avviso sarebbe coerente con trasparenza, proporzionalità e concorrenza.

Natale e Arboscello: “La Giunta ha già deciso il territorio e non lo dice. Ritirare l’avviso”

Di segno opposto la lettura del Partito Democratico. Davide Natale e Roberto Arboscello accusano la Giunta regionale di aver già deciso dove collocare l’impianto ma di non dirlo alle comunità interessate. Nella loro ricostruzione, “tutto fa presagire” una scelta in direzione Val Bormida, perché – sostengono – esclusa l’area di Scarpino resterebbero sostanzialmente le aree del savonese e, se si privilegia l’accessibilità e l’intermodalità per ridurre il trasporto su gomma, “il dado è tratto”.

Il punto politico, per il Partito Democratico, è che Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana avrebbe chiesto tempo “giustamente” per capire portata e conseguenze dell’operazione (anche sul piano tariffario). Il fatto che la Regione abbia negato qualsiasi proroga viene letto come un paradosso: un’azienda pubblica, proprietaria di un’area che compare nello studio di pre-fattibilità, chiede tempo per analisi e valutazioni e non le viene concesso.

C’è poi una critica di metodo ancora più dura: secondo Natale e Arboscello, l’avviso rischia di far decidere agli operatori economici elementi che dovrebbero stare in capo alla pianificazione e alla politica pubblica, come capacità dell’impianto, tipologia dei rifiuti trattabili e perfino tariffe. In questa lettura, la consultazione sarebbe usata anche per verificare se esista un Comune disposto ad accettare l’impianto, con il tema delle compensazioni sullo sfondo. Per questo chiedono il ritiro del bando e una fase preventiva di valutazioni più complete, includendo anche un quadro sugli impianti di prossimità e sulle alternative praticabili.

L’affondo della Lega: “Salis non dice se è d’accordo su Scarpino”

A incalzare, con toni durissimi, arriva anche la Lega. La capogruppo regionale Sara Foscolo sostiene che la polemica sulla Val Bormida serva soprattutto a coprire l’imbarazzo della sindaca Salis e del centrosinistra: a suo avviso, non spetterebbe alla Regione indicare oggi dove sorgerà l’impianto, perché luogo e tecnologia dipenderebbero dalle manifestazioni di interesse e dalle proposte dei soggetti disponibili a realizzarlo. Foscolo insiste anche su un punto già usato dalla Regione e da parte della maggioranza regionale: l’avviso sarebbe “puramente ricognitivo” e non un vero bando di gara, dunque non richiederebbe criteri tecnici di valutazione già in questa fase e non giustificherebbe richieste di proroga così ampie.

Nel merito, però, l’attacco diventa politico: secondo Foscolo, “nessuno esclude” Amiu e quindi Scarpino, e la domanda sarebbe semplicemente se l’azienda intenda studiare un progetto e indicare dove. Il punto, sostiene, è che la sinistra al governo di Genova avrebbe difficoltà a dire apertamente ai propri alleati ed elettori di essere favorevole a realizzare l’impianto a Scarpino “per chiudere il ciclo dei rifiuti” e ridurre i costi che ricadono sulla tassa rifiuti.

Il nodo vero: tempi, consenso e governance delle scelte

Dietro lo scontro di comunicati, c’è un problema concreto: la Liguria deve chiudere il ciclo dei rifiuti e l’impianto terminale è il pezzo mancante più pesante. Ma il “come” è già diventato il terreno di una guerra istituzionale.

Da una parte, la Regione rivendica di seguire il percorso previsto, con un avviso che inquadra la finanza di progetto e chiama il mercato a manifestare interesse entro una scadenza precisa. Dall’altra, il Comune (e Azienda Multiservizi e d’Igiene Urbana) chiede tempo e chiarezza, mentre l’opposizione regionale si divide tra chi accusa Genova di tatticismo e chi accusa la Regione di aver già deciso senza dirlo.

Il punto che farà la differenza nelle prossime settimane non sarà solo giuridico. Sarà politico: chi stabilisce davvero la rotta, con quali criteri e con quale trasparenza verso i territori che potrebbero ospitare un impianto destinato a segnare, per decenni, la gestione dei rifiuti liguri.


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