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«Quasi 48 milioni post-Morandi ancora fermi per le telecamere»: Ferrante accusa la Regione e chiede di nuovo di dirottarli sui ponti di Genova

Secondo l’assessore, dal pacchetto di opere finanziate dall’accordo risarcitorio del 2021 legato al ponte Morandi restano 47,81 milioni non ancora impegnati per il Comune di Genova. Il Comune ha chiesto di usarli per monitoraggio e primi interventi su ponti e impalcati, ma la Regione si sarebbe opposta puntando sulle telecamere. «I ponti da monitorare sono 650 e il conto può arrivare a 700 milioni: rischio chiusure e limitazioni», avverte Ferrante, rivendicando che a decidere debba essere «solo il Comune»

C’è un numero che, più di tutti, fa esplodere la discussione: 47,81 milioni di euro. È la cifra che, secondo quanto scritto dall’assessore comunale Massimo Ferrante in un post su Facebook, risulterebbe ancora non impegnata all’interno del pacchetto di risorse previste per Genova dall’accordo risarcitorio del 2021 legato al crollo del ponte Morandi.

Ferrante torna sulla questione punti e non usa giri di parole: quei soldi, per lui, dovrebbero finire subito su un capitolo che oggi è diventato una priorità da “protezione civile urbana”: ponti e impalcati. E invece, racconta, la partita si sarebbe arenata per uno scontro politico-istituzionale con la Regione, che preferirebbe mantenere la rotta sulle opere di digitalizzazione, in particolare sulle telecamere.

L’accordo del 2021: tunnel, accessi al porto e un maxi-pacchetto per Genova

Ferrante ricostruisce il perimetro dell’intesa: l’accordo del 2021 prevedeva – oltre ai due tunnel – 75 milioni di euro per opere di accesso al Porto di Genova e 100 milioni per opere a favore di mobilità e digitalizzazione nel Comune di Genova, poi diventati 108,5 milioni.

Nel 2022, spiega, è stato istituito un tavolo tecnico con Comune, Regione, Autorità di Sistema Portuale e Autostrade per l’Italia per decidere come utilizzare quelle risorse e quali interventi finanziare.

Ed è proprio lì che, “oggi”, sarebbe arrivata la conferma: dei 108,5 milioni destinati al Comune, 47,81 non sarebbero ancora stati impegnati.

“Usiamoli per ponti e impalcati”: la richiesta del Comune e il muro della Regione

Nel post, Ferrante sostiene che il Comune abbia chiesto di destinare quella quota residua a:

  • monitoraggio dei ponti e degli impalcati sul territorio comunale;
  • primi interventi conseguenti.

Ma, sempre secondo la versione dell’assessore, la Regione si sarebbe opposta, proponendo di proseguire con l’installazione di telecamere nel territorio comunale.

Il nodo, quindi, non è solo tecnico: è una scelta di priorità. Da una parte, l’idea di rafforzare la “mobilità digitale” con infrastrutture di controllo; dall’altra, l’urgenza di mettere risorse su verifiche e sicurezza strutturale.

L’allarme: “650 ponti da monitorare, costo fino a 700 milioni”

Ferrante mette poi sul tavolo lo scenario che, a suo avviso, rende la discussione non rinviabile: a Genova i ponti da monitorare sono 650 e la spesa “prevedibile” potrebbe arrivare a 700 milioni di euro.

Il punto più delicato è quello che segue: l’assessore parla della “probabilità” che nelle prossime settimane si possa arrivare a chiusure o a drastiche limitazioni del traffico. È il tipo di frase che, detta da un assessore ai lavori pubblici, pesa perché non è un commento generico: è un avvertimento politico e amministrativo insieme.

La strada alternativa: chiedere fondi al Ministero, ma “non basta”

Ferrante riconosce che la Regione propone un’altra via: chiedere finanziamenti dedicati al Ministero delle Infrastrutture. E scrive che il Comune seguirà anche quella strada.

Ma nel post c’è un “ma” grande come una diga: la richiesta al Ministero è vista come un percorso necessario, non come una soluzione che possa giustificare lo stallo sull’uso dei fondi già disponibili.

Il punto politico “dirimente”: decide il Comune o decide il tavolo?

Il cuore del post, e della polemica, è tutto nella frase finale: Ferrante sostiene che debba essere “il Comune di Genova, e solo il Comune di Genova” a decidere come utilizzare le risorse di Autostrade per l’Italia ancora disponibili, previste a favore del territorio genovese dall’accordo di risarcimento.

Qui la questione diventa istituzionale: chi ha la titolarità politica e pratica di quelle risorse? Chi decide se vanno a sicurezza strutturale, telecamere, mobilità, opere accessorie? Ferrante prende posizione e chiede una linea chiara: priorità ai ponti e scelta in mano a Palazzo Tursi.

Perché questa partita pesa più di un comunicato

Perché non si tratta di un dibattito astratto. Se davvero esistono 47,81 milioni ancora non impegnati e se davvero si profila un rischio di limitazioni sulla viabilità per motivi strutturali, la città si trova davanti a un bivio: spendere in prevenzione adesso o inseguire l’emergenza dopo, quando ogni chiusura diventa un trauma per traffico, imprese e vita quotidiana.

Ed è esattamente qui che Ferrante prova a spostare la discussione: dalle “opere” in generale alla domanda più brutale possibile, quella che a Genova nessuno vuole più sentire dopo il Morandi: quanto stiamo facendo, oggi, per evitare di arrivare tardi domani?


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