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Accoltellato a scuola alla Spezia, è morto Youssef Abanoub, lo studente 20enne aggredito. Fermato un 19enne

La lite, la coltellata, la corsa in ospedale e l’attesa in rianimazione fino alla notizia più terribile. All’istituto “Domenico Chiodo” una mattina di scuola si è trasformata in tragedia: il ragazzo ferito non ce l’ha fatta. Il presunto aggressore, 19 anni, è stato fermato e ascoltato in Questura

La scuola, di solito, fa rumore in un modo preciso: campanella, sedie che strisciano, voci nei corridoi, zaini che sbattono sulle spalle. Stamattina, all’istituto professionale “Domenico Chiodo” della Spezia, quel rumore ha cambiato faccia. È diventato un silenzio tagliato da urla, la corsa degli insegnanti, gli sguardi dei compagni che non capiscono subito, e poi capiscono fin troppo.

Poco dopo le 11, dentro l’edificio, un ragazzo è stato colpito con un coltello. Si chiamava Youssef Abanoub, di cittadinanza italiana e origine egiziana. Era nato ad El Fayyoum, a 130 km dal Cairo, ma viveva da tempo alla Spezia con la famiglia.. La perdita di sangue è stata immediata, impressionante. È stato colpito alla milza. L’allarme è partito in pochi istanti e la scena che ne è seguita è quella che nessuno vorrebbe mai vedere in un’aula: una vita che scivola via mentre intorno si prova a fermarla con quello che si ha, con le mani, con la voce, con il panico.

La prima corsa: soccorsi dentro la scuola

A disarmare l’aggressore è stato un professore, mentre i compagni della vittima lo circondavano. I soccorritori sono arrivati in fretta. Sul posto sono intervenuti i volontari della Croce Rossa e il personale del servizio di emergenza sanitaria. Il ragazzo è stato portato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea, in shock room, dove ogni minuto pesa come un macigno.

Nel frattempo, dentro e fuori dall’istituto, la polizia di Stato ha iniziato a raccogliere le prime testimonianze. Docenti e studenti sono stati ascoltati per ricostruire il prima e il dopo: dove è iniziata la discussione, chi c’era, cosa è successo davvero in quei minuti che sembrano sempre troppo corti per essere spiegati.

Il fermo: un 19enne italo-marocchino

Nel corso della giornata è stato fermato il presunto aggressore: Zouhair Atif, un 19enne italo-marocchino studente della stessa scuola, portato in Questura e ascoltato dagli investigatori, quindi arrestato per omicidio. Anche in questo passaggio la vicenda viene trattata con la cautela dovuta: la dinamica completa è ancora oggetto di verifiche e la responsabilità penale sarà accertata nelle sedi previste.

Lite e movente: una ricostruzione ancora da fissare

Con il passare delle ore, la ricostruzione ha iniziato a prendere forma, ma restano dettagli cruciali da chiarire. La lite tra i due giovani, secondo quanto emerso nelle prime ricostruzioni, potrebbe essere legata a motivi personali e sentimentali: una tensione che sarebbe partita nei bagni dell’istituto e poi sarebbe arrivata fino in aula, dove la vittima avrebbe cercato riparo prima dell’aggressione.

Gli investigatori stanno lavorando anche su un punto considerato decisivo: l’arma usata sarebbe un coltello da cucina e viene valutata l’ipotesi che fosse stato portato da casa, elemento che potrebbe incidere sull’inquadramento complessivo dei fatti dimostrando la premeditazione.

In ospedale: operazione d’urgenza e ore appese a un filo

Al Sant’Andrea i medici hanno provato a rimettere insieme ciò che la violenza aveva spezzato. Il ragazzo è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza: la ferita aveva colpito organi vitali e la situazione è precipitata fino a un arresto cardiocircolatorio durante l’emergenza. Il personale sanitario è riuscito a rianimarlo, ma le condizioni sono rimaste fin da subito gravissime.

Da quel momento è iniziata l’attesa che sfianca: le ore in rianimazione, i familiari fuori dalla porta, gli amici e i compagni con il telefono in mano e la stessa domanda che gira a vuoto: “Come sta?”.

La notizia in serata: non ce l’ha fatta

In serata, intorno alle 20, dall’ospedale è arrivata la conferma che il ragazzo è morto mentre si trovava nel reparto di rianimazione. Aveva lottato per ore, ma la gravità delle ferite e la perdita di sangue non gli hanno lasciato scampo.

Resta una scuola ferita e una città che si stringe attorno a una famiglia spezzata. E resta una domanda che fa male perché è semplice: com’è possibile che un conflitto tra ragazzi finisca così, con una lama, dentro un luogo che dovrebbe essere il contrario della paura?

Ora toccherà alle indagini chiarire ogni passaggio: perché è iniziato tutto, come si è arrivati al gesto, e quali responsabilità verranno accertate. Nel frattempo resta la tragedia nuda: una mattina di scuola che doveva essere una mattina come tutte e che, invece, ha lasciato dietro di sé solo sirene, lacrime e incredulità.

In copertina: un’immagine dell’accoltellatore armato diffusa nelle chat di classe, il portone della scuola e la vittima


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