comune Enti Pubblici e Politica 

Bus interno al Gaslini, Cavo attacca, Robotti rigetta le accuse: «Servizio concordato con l’ospedale»

Dopo le critiche della consigliera comunale di Noi Moderati sulla fine del servizio sperimentale di collegamento tra i padiglioni del Gaslini, l’assessore comunale ai Trasporti Emilio Robotti ricostruisce la vicenda: proroghe già concesse, tentativo di trasformare la navetta in linea ordinaria e ostacoli tecnici, normativi e finanziari. «Non si può inserire nel contratto di servizio una linea esclusivamente interna a un ente terzo», spiega. La soluzione, concordata con l’ospedale, prevede nel 2026 un servizio temporaneo gestito dal Gaslini con un operatore privato, per evitare interruzioni e mantenere la continuità

La navetta che collegava i padiglioni del Gaslini diventa terreno di scontro politico, ma la cronologia raccontata dall’amministrazione comunale sposta l’attenzione dal “taglio” alle condizioni che hanno reso inevitabile una soluzione transitoria. Da un lato la denuncia di Ilaria Cavo, dall’altro la replica dell’assessore ai Trasporti Emilio Robotti, che ricostruisce mesi di proroghe, tentativi di stabilizzare la linea e vincoli che, nella pratica, hanno reso insostenibile proseguire con la formula sperimentale senza rischiare stop improvvisi.

Cavo: “Inclusione solo a parole, pagano le famiglie”

Cavo attacca la scelta del Comune sostenendo che la soppressione delle corse interne abbia un impatto diretto sulle famiglie: «Il Comune di Genova parla spesso di inclusione, attenzione al sociale e sostegno alle fragilità, ma poi taglia servizi essenziali come le corse degli autobus che collegavano tra loro i padiglioni all’interno dell’Istituto Gaslini garantendo corse fino all’area dell’ex manicomio».

Secondo la consigliera, il punto non è tecnico ma sociale: «Parliamo di famiglie che vivono già una situazione difficile, con bambini ricoverati spesso per lunghi periodi. Eliminare un collegamento interno significa aggiungere un ulteriore peso a chi sta affrontando un percorso di cura. Se questo non è il cuore delle politiche sociali, allora viene da chiedersi cosa lo sia».

La critica insiste sulla concretezza quotidiana: «Non si può rivendicare un’attenzione al sociale e poi colpire proprio i servizi che aiutano concretamente le famiglie più fragili. Qui non si parla di numeri astratti, ma di genitori con bambini malati, di passeggini, di spostamenti faticosi, di tempi e forze da risparmiare».

E, nel finale, Cavo rivendica il ruolo dell’ospedale: «Il plauso va all’Istituto Gaslini che si è fatto carico del servizio e dei suoi costi per evitarne la soppressione. Un gesto di grande responsabilità che però comporta un costo aggiuntivo e di fatto si sostituisce alle responsabilità di chi amministra la città. Il Comune faccia la sua parte e ripristini un servizio che è, prima di tutto, un atto di rispetto verso i bambini e le loro famiglie».

Robotti: “Quando siamo arrivati era una sperimentazione in scadenza”

La replica dell’assessore Robotti parte dalla fotografia iniziale: il servizio non era una linea ordinaria, ma una sperimentazione con copertura condivisa e una scadenza ravvicinata. «Quando siamo arrivati abbiamo trovato questo servizio sperimentale che in parte era a carico del Comune, in parte del Gaslini e in parte dell’Asl 3 e scadeva proprio poco dopo l’inizio anche del mio incarico».

Da qui, spiega, la scelta di non interrompere: «Lo abbiamo prorogato prima fino a settembre di pochi mesi e poi fino alla fine dell’anno per cercare di trovare una soluzione, in particolare di farlo diventare una linea addirittura ordinaria». Il punto, però, è che trasformare una navetta interna in un servizio di trasporto pubblico non è un passaggio automatico: «Chiaramente per fare questo bisogna modificare il contratto di servizio».

Robotti chiarisce anche un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: la linea non poteva restare “chiusa” dentro l’ospedale. «Fare un servizio che serva solo e esclusivamente, sia pure servizi importanti, dentro l’ospedale Gaslini non è una cosa comunque che si possa fare». E ricorda che la navetta era gestita con fornitore esterno: «Era un servizio peraltro fatto con un fornitore esterno, che è stato così responsabile, nonostante le difficoltà di Azienda Mobilità e Trasporti e quindi dei pagamenti, di non interromperlo mai fino alla fine».

Il tentativo di “allargare” il percorso e il nodo delle aree coinvolte

Nella ricostruzione dell’assessore c’è un lavoro di mesi per rendere il servizio più integrabile: «Abbiamo lavorato insieme a Azienda Mobilità e Trasporti e ovviamente a Gaslini, ad Asl 3 e anche a Cassa Depositi e Prestiti». L’idea era quella di costruire un percorso utile non solo per chi frequenta l’ospedale, ma anche per altre utenze e per il quartiere: «Nell’ottica di trasformarlo in un servizio per chi era utente del Gaslini come dell’Asl e magari anche del quartiere».

Tuttavia, lungo il tracciato c’era un punto delicato: «L’autobus in realtà andava su zone che sono aperte, sono utilizzate anche dall’Asl, ma sono le proprietà di Cassa Depositi e Prestiti, che si è peraltro anche resa disponibile». La disponibilità, però, non risolveva i problemi tecnici e normativi.

Mezzi, carrozzine e vincoli tecnici: “Non basta cambiare il pulmino”

Robotti entra poi nel merito dei requisiti: il mezzo doveva essere idoneo a persone con disabilità e carrozzine, ma anche rispettare le regole del trasporto pubblico. «C’erano da fare una serie di modifiche… perché deve essere un mezzo che tra le altre cose ha la possibilità di caricare carrozzine, disabili e via dicendo, che però per fare un servizio di trasporto pubblico deve avere determinate condizioni». E aggiunge che il contesto fisico imponeva ulteriori interventi: «Ci vuole un certo raggio di metratura, non è possibile fare servizio in situazioni particolari… non sarebbe bastato modificare l’autobus, il pulmino utilizzato con un servizio esterno, se non facendo una serie di lavori».

A complicare ulteriormente la stabilizzazione, secondo l’assessore, si è sommato un cambio interlocutorio sul fronte sanitario: «Si è sommato tutto anche con il cambio rispetto al servizio sanitario regionale… è stato sempre più difficile, fino a diventare totalmente incerta l’interlocuzione».

La variabile decisiva: la crisi di Azienda Mobilità e Trasporti

Robotti lega poi la scelta finale al quadro economico: «A tutto questo si è sommata la situazione tragica finanziaria di Azienda Mobilità e Trasporti… e con il piano di composizione della crisi». In quel contesto, spiega, diventava impossibile sostenere servizi fuori dai requisiti e a carico dell’azienda: «Il piano di composizione della crisi è incompatibile con una serie di servizi che siano a totale carico… e che tra le altre cose non abbiano determinati requisiti».

È qui che la ricostruzione porta al punto chiave: l’obiettivo dichiarato non era “togliere”, ma evitare che una linea fragile si interrompesse da un giorno all’altro. «A fronte di tutto questo consensualmente insieme all’ospedale Gaslini si è deciso che dall’inizio del 2026, almeno per qualche mese… in attesa che si risolva questo tipo di situazione… Gaslini si è reso disponibile almeno temporaneamente a fare un proprio contratto con un’azienda privata temporaneo per fare un servizio proprio interno».

“Le cose sono diverse da come vengono rappresentate”

Robotti conclude respingendo l’impostazione del “taglio secco” e rivendicando una decisione condivisa per garantire continuità: «Quindi le cose sono molto diverse, tanto per cambiare, da come le rappresenta la Cavo… è stata proprio una cosa decisa insieme proprio per cercare di assicurare con intenzione di andare avanti».

E ribadisce il quadro normativo che rende complesso trasformare una navetta interna in linea pubblica: «La linea deve essere dentro al contratto di servizio, quindi deve essere modificato… non si può comunque fare una linea esclusivamente interna, esclusivamente a servizio… di un ente terzo, per quanto prestigioso e importante anche a livello internazionale come è Gaslini».

Una scelta “di continuità” più che di contrapposizione

Nella sostanza, lo scenario che emerge è quello di un servizio nato come sperimentazione, prorogato per evitare un’interruzione immediata, e poi “messo in sicurezza” con una soluzione temporanea concordata con l’ospedale mentre si cercano le condizioni – tecniche, contrattuali e finanziarie – per un assetto più stabile.

Nel mezzo resta il punto più sensibile, quello ricordato da tutti: la mobilità dentro e verso il Gaslini pesa ogni giorno su famiglie già sotto pressione. Proprio per questo, la scelta di evitare un rischio concreto di stop improvviso e garantire comunque una continuità, anche se con formula diversa, diventa l’elemento che oggi spiega la direzione intrapresa.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts