30 anni di Teatro dell’Ortica: “DeclinAzioni” è la stagione che mescola stand-up, drammaturgia e teatro civile (e porta Ovadia in Val Bisagno)

Il Teatro dell’Ortica festeggia nel 2026 i suoi trent’anni con “DeclinAzioni”, una stagione da gennaio a maggio: 16 tappe e 20 giornate tra nuova drammaturgia, stand-up comedy, concerti, conferenze-spettacolo, laboratori e teatro sociale. In cartellone debutti e ritorni, il progetto “Spirali” con compagnie liguri, una conversazione con Moni Ovadia, e l’evento finale “Orticalab in scena” dedicato agli allievi

Trent’anni non si compiono per caso, soprattutto quando si parla di un teatro che non ha scelto la scorciatoia del centro, ma il radicamento ostinato in un quartiere, in una valle, in una comunità. Il Teatro dell’Ortica taglia nel 2026 il traguardo della sua prima grande età adulta e lo fa con una stagione che è già una dichiarazione di intenti: si chiama “DeclinAzioni” e prova a raccontare il presente senza ridurlo a slogan, con una programmazione che mescola linguaggi e pubblici, e torna a ribadire la vocazione più riconoscibile dell’Ortica: fare cultura come cura, ascolto e partecipazione.
La nuova stagione si snoderà da gennaio a maggio 2026 con sedici tappe e venti giornate in cartellone. Il filo rosso è l’idea di “declinare” – cioè scomporre, osservare, attraversare – le sfaccettature della realtà: dalla nuova drammaturgia alla stand-up comedy, dal concerto alla conferenza-spettacolo, fino ai laboratori teatrali e al teatro sociale e civile che da sempre costituiscono la cifra della sala di Val Bisagno.

Mariottini: “Declinare è un atto gentile e necessario”
A spiegare il senso della stagione è il direttore artistico Giancarlo Mariottini, che descrive “DeclinAzioni” come un lavoro di scavo nella complessità: “Sarà una stagione in cui si ricercano modi di declinare la complessità del reale attraverso le sue sfaccettature, per renderne evidenti gli strati più intimi e interni”. Un compito che, per Mariottini, diventa ancora più urgente “in un’epoca di forti polarizzazioni”, dove la semplificazione è sempre dietro l’angolo. “Declinare – aggiunge – è un atto gentile e insieme necessario: rispetta la diversità, consente la varietà, rende giustizia alla ricchezza del multiforme”.
Il Comune: “Un presidio culturale vivo, inclusivo e partecipato”
Sul trentennale interviene anche l’assessore alla Cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari, che riconosce all’Ortica la capacità di tenere insieme ricerca artistica e impegno civile, con attenzione alle persone e alle comunità. La stagione, dice, “conferma questa vocazione” con un cartellone “ricco, plurale” e con linguaggi diversi, invitando a leggere il presente “senza semplificazioni”. In questa cornice, sostiene, sostenere realtà come il Teatro dell’Ortica significa investire in una cultura inclusiva, critica e partecipata.
Alfonso: “Fare teatro fuori dal centro è un merito. L’Ortica è ‘scomoda’ ma benefica”
Anche Donatella Alfonso, presidente della commissione consiliare Cultura, Sport e Promozione della Città, sottolinea un elemento identitario: il teatro che continua a crescere in un contesto non semplice, lontano dai riflettori del centro, costruendo spazi di condivisione e ascolto. È, osserva, un percorso che prosegue nel solco del teatro sociale avviato da Anna Solaro e oggi portato avanti da Mirco Bonomi e Giancarlo Mariottini. E usa una metafora che vale quasi come un manifesto: l’Ortica è “scomoda come il suo nome”, ma “una volta che la sai trattare è assolutamente positiva… una pianta buona e benefica”. Con un inciso realistico sui finanziamenti: “i fondi non sono molti”, ma l’impegno, dice, è provare a stare vicino a chi fa cultura soprattutto sui territori, “in un momento storico in cui il mondo sembra voler fare a meno della cultura”.
Il cartellone: debutti, denuncia civile, poesia in musica e “Spirali”
Dopo l’anteprima di dicembre con “Madre nostra”, la stagione entra nel vivo sabato 10 gennaio con il debutto di “Fisiologia della libertà”, nuova produzione del Teatro dell’Ortica curata da Mariottini: una performance con lettura ad alta voce pensata per intercettare l’energia della libertà e i suoi “gesti di attivazione”, grandi o piccoli.
Il percorso prosegue con “Malacarne” (17 gennaio), denuncia storica sulla condizione delle donne negli istituti manicomiali fino al periodo fascista. Spazio poi alla poesia dialettale “in musica” con il concerto di Marco Cambri (31 gennaio).
Torna anche “Spirali”, progetto che mette in rete compagnie teatrali liguri condividendo palchi ed energie. Due gli spettacoli inseriti nella rassegna regionale: “Cocaina” (24 gennaio) de “Il sipario strappato”, che scava nei segreti degli “insospettabili” della società; e “Joyy. Ian Curtis l’esibizione della mente” (7 febbraio), dedicato ai tormenti interiori del leader dei Joy Division e prodotto dal Collettivo ligure arti performative.
Donne, identità, generazioni: i temi che attraversano la stagione
Tra gli appuntamenti più attesi c’è “Con(-)tenuta. Appunti di donne sacrificabili” (21 febbraio): Chiara Migliorini affronta con tono grottesco e poetico cultura maschilista e pregiudizi che ancora ostacolano l’indipendenza femminile.
I temi dell’identità e del confronto generazionale emergono anche in “Mi vuoi sposare?” (14 febbraio), mentre un’indagine sui luoghi comuni legati alla prostituzione arriva con “Auguri e figli maschi” (21 marzo), al debutto sul palco dell’Ortica.
Il 14 marzo è la volta di “Reincarnazione”, viaggio onirico sul ciclo vita-morte attraverso il concetto di “Thanosdelia”, inteso come “viaggio oltre la vita”.
Ovadia all’Ortica: “C’era una volta la questione ebraica”
Uno snodo centrale della stagione sarà la conversazione “C’era una volta la questione ebraica” (11 aprile) con Moni Ovadia e Mirco Bonomi, per riflettere sul rapporto tra religione e Stato di Israele: un appuntamento che conferma la scelta dell’Ortica di ospitare momenti di confronto pubblico, anche quando il tema è complesso e polarizzante.
Teatro sociale e laboratori: “Madre nostra” e “Versi di Cura”
“DeclinAzioni” si aggancia ancora una volta all’esperienza dei laboratori e del teatro sociale. Il 7 marzo torna “Madre nostra”, con le attrici del Centro Per Non Subire Violenza e del Teatro dell’Ortica, per la regia di Ilaria Piaggesi e Romina Soldati: uno spettacolo poetico e irriverente sulle contraddizioni della maternità e sul ruolo sociale della madre.
Il cartellone include anche il lavoro del laboratorio Versi di Cura, che quest’anno presenta “Tempo di pesi e sospesi” (16 maggio, prima nazionale): un percorso che ruota attorno al rapporto con la diagnosi, accogliendo diversi punti di vista – del paziente, dei familiari e dei curanti.
Maratone, poesia e gran finale con Orticalab
Tra gli eventi speciali, una “maratona teatrale” dedicata ai personaggi di Franca e Ugo: 28 marzo con i due capitoli “Dentro di me non abita nessuno” e “Se mi odi è perché esisto”.
Poi, sabato 9 maggio, la prima di “Sylvia Plath & Anne Sexton”, racconto dell’amicizia e della “poesia confessionale” di due grandi talenti del Novecento, con Anna Giarrocco e Nicoletta Tangheri.
La rassegna si chiude a maggio con “Orticalab in scena” (19–24 maggio), vetrina dedicata agli allievi dei laboratori permanenti: un finale coerente con lo spirito del teatro, che non è solo “spettacolo” ma anche formazione, partecipazione e comunità.
Workshop fuori abbonamento: “Geografie del gesto”
La stagione si arricchisce anche di un’occasione formativa extra: il workshop “Geografie del gesto” (sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo), curato da Andrea Foà, Silvia Kinkela e Lucia Razeto. Il focus è il linguaggio non verbale e la micro-gestualità quotidiana, per rintracciare nei piccoli gesti individuali i semi delle dinamiche collettive.
Un anniversario che guarda avanti
Il trentennale dell’Ortica, più che una celebrazione nostalgica, sembra un rilancio: una stagione che mette insieme performance, riflessione, musica, satira, formazione e teatro civile. “DeclinAzioni” si presenta così: non come un cartellone “a tema”, ma come un modo di stare nel presente, con l’ambizione di renderlo leggibile senza semplificarlo. E, soprattutto, di farlo insieme.
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