Negozi chiusi la domenica? Il sindacato apre, ma rilancia: «Paghe più alte per chi lavora nei festivi»

La Uiltucs Liguria accoglie con favore l’idea di ridurre le aperture domenicali e festive avanzata da Ancc Coop, puntando su tempi di vita e lavoro più sostenibili. Ma pone una condizione: aumentare in modo significativo le maggiorazioni per chi continuerà a lavorare la domenica e nei giorni festivi, chiedendo +50% la domenica e +100% nei festivi

Meno saracinesche alzate la domenica e nei festivi per ridurre i costi e razionalizzare il lavoro nel commercio. È la linea prospettata nei giorni scorsi dal presidente di Ancc Coop, Ernesto Dalle Rive. Una proposta che, in Liguria, trova un interlocutore interessato: la Uiltucs, sindacato del terziario, che però mette subito sul tavolo la propria “clausola” sociale. Ridurre le aperture può andare bene, dicono, ma chi resta in servizio la domenica e nei festivi deve essere pagato di più.

“Liberalizzazione sbagliata, ora si può cambiare”
Per la Uiltucs Liguria la questione non nasce oggi. Il sindacato ribadisce di aver sempre considerato un errore la liberalizzazione delle aperture introdotta con il governo Monti, perché – secondo la loro lettura – avrebbe inciso negativamente sulla qualità della vita di migliaia di lavoratrici e lavoratori, comprimendo tempi familiari e riposo.
Da qui l’apprezzamento per un possibile ritorno a una settimana commerciale meno “permanente”: l’idea di passare da 7 a 6 giorni di apertura viene descritta come un passo che potrebbe produrre un doppio effetto, benessere per gli addetti e risparmi per le imprese.
La condizione: maggiorazioni più pesanti
Il punto, però, è cosa accade a chi continuerà a garantire turni domenicali e festivi. È qui che il sindacato chiede un salto netto: Uiltucs propone di avviare un confronto nel terziario per riconoscere maggiorazioni retributive più robuste, indicando due soglie: +50% per il lavoro domenicale e +100% per quello svolto nei giorni festivi.
In sostanza: meno aperture, sì, ma le eccezioni devono avere un prezzo chiaro e “giusto” per i dipendenti. Un modo, sostengono, per evitare che la sostenibilità ricada solo su chi lavora e per trasformare l’organizzazione dei turni in un patto più equilibrato tra imprese e personale.
“I consumi sono cambiati: non serve correre sette giorni su sette”
Nella posizione di Uiltucs c’è anche una lettura del mercato: i consumi – osservano – non sono più concentrati soltanto nel fine settimana. Le abitudini d’acquisto si sono distribuite lungo tutta la settimana e questo renderebbe possibile rimodulare le aperture senza un impatto automatico sul fatturato.
Per il sindacato, quindi, la proposta avanzata da Ancc Coop può diventare l’occasione per “governare” una transizione: meno giornate di apertura, turni più sostenibili, e un riconoscimento economico più forte per chi copre le giornate più pesanti.
La partita ora è nella trattativa
Il tema si annuncia caldo perché incrocia interessi diversi: i conti delle aziende, i servizi ai consumatori, ma soprattutto l’equilibrio vita-lavoro di un settore dove domeniche e festivi sono spesso diventati ordinaria amministrazione.
La Uiltucs Liguria si dice pronta a sedersi al tavolo e a gestire il percorso. Il messaggio è chiaro: ridurre le aperture può essere un passo nella direzione giusta, ma non può tradursi in un semplice taglio organizzativo. Deve diventare un cambio di modello, con regole e retribuzioni coerenti con il lavoro “fuori tempo” che il terziario continua a richiedere.
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