Giovani in Liguria, scontro sui numeri: “fuga di competenze” per il PD, “saldo positivo” per il centrodestra

Davide Natale e Armando Sanna (PD) denunciano un’emorragia di giovani verso l’estero e chiedono un piano industriale regionale, annunciando incontri con organizzazioni sociali e datoriali. Federico Bogliolo (Vince Liguria–Noi Moderati) ribatte che la lettura completa dei dati sulle migrazioni mostra un saldo positivo tra i 18 e i 39 anni. Al centro della discussione, la differenza tra “quanti partono” e “quanti restano (o arrivano)”

Il tema della permanenza dei giovani in Liguria torna al centro del confronto politico, con letture molto diverse dello stesso fenomeno. Da un lato il Partito Democratico regionale, con il segretario Davide Natale e il capogruppo in Regione Armando Sanna, parla di una fuga “senza precedenti” di giovani e competenze e attribuisce la responsabilità alle politiche economiche e industriali degli ultimi anni, chiedendo un cambio di passo e un vero piano industriale. Dall’altro, la maggioranza contesta l’impostazione e sostiene che i numeri vadano letti nella loro interezza: secondo Federico Bogliolo (Vince Liguria–Noi Moderati), non si può parlare di “fuga” senza considerare anche gli arrivi, che nel complesso porterebbero a un saldo positivo.

La denuncia del PD: partenze all’estero e crescita degli iscritti AIRE
Nella loro presa di posizione, Natale e Sanna richiamano dati diffusi dai sindacati: oltre 2.100 giovani tra i 18 e i 39 anni avrebbero lasciato la Liguria per trasferirsi all’estero nel corso dell’ultimo anno. A questo affiancano l’incremento dei liguri residenti all’estero, indicati in 184 mila al 1° gennaio 2025, con una crescita di 27 mila unità rispetto al 2021. Per il PD si tratta di numeri che certificano una crisi profonda e strutturale e un impoverimento del capitale umano regionale, con ricadute sociali ed economiche.
Da qui la richiesta di un “vero piano industriale” capace di mettere a sistema tecnologie, progetti innovativi, rilancio delle attività storiche in chiave futura, università e centri di ricerca. Il PD sostiene che, invece di concentrarsi su equilibri e incarichi, la Regione debba affrontare il nodo delle opportunità concrete per le nuove generazioni. In questo quadro, Natale e Sanna annunciano un ciclo di incontri nelle prossime settimane con organizzazioni sociali e datoriali, con l’obiettivo di superare l’immobilismo e costruire una prospettiva di sviluppo.
La replica: “dati a metà”, perché il saldo 18-39 sarebbe in crescita
La controreplica del centrodestra non nega che molti giovani partano, ma contesta che questo descriva da solo la situazione. Bogliolo accusa il PD di citare solo una parte del dato: oltre alle uscite, infatti, andrebbero considerati gli ingressi in Liguria di giovani della stessa fascia d’età, sia dall’estero sia da altre regioni italiane.
Nel dettaglio fornito dal consigliere, nel 2024 sarebbero partiti 2.437 giovani verso l’estero e 13.453 verso altre regioni, mentre nello stesso periodo sarebbero arrivati 8.349 giovani dall’estero e 14.536 da altre regioni. Il saldo complessivo indicato è positivo: +6.995 residenti tra i 18 e i 39 anni. Da qui la tesi: la Liguria, più che perdere giovani in modo irreversibile, mostrerebbe una capacità di attrazione che il racconto di una “fuga” generalizzata finirebbe per oscurare.
Due piani diversi: “chi parte” e “chi resta (o arriva)”
Il punto centrale del confronto sta proprio qui: si parla della stessa realtà, ma con indicatori diversi.
- Le partenze misurano quante persone decidono di andarsene in un anno: è un dato sensibile, soprattutto se riguarda competenze richieste dal mercato e percorsi formativi costruiti sul territorio.
- Il saldo migratorio e la variazione dei residenti dicono invece se, complessivamente, quella fascia d’età cresce o diminuisce, includendo gli ingressi.
- I numeri sugli iscritti all’estero fotografano tendenze più ampie e di lungo periodo (e non soltanto la fascia 18-39), utili a leggere il fenomeno della mobilità, ma non sovrapponibili automaticamente ai saldi annuali dei residenti giovani.
In altre parole, è possibile che molti giovani partano e, nello stesso tempo, che altri giovani arrivino e compensino (o superino) le uscite. La politica, però, non si ferma al saldo: la domanda diventa quali opportunità spingano a restare, quali a partire, e che tipo di lavoro e prospettive trovino sia chi arriva sia chi sceglie di rientrare.
Il nodo delle politiche: attrarre non basta, serve trattenere e far crescere
Dietro la disputa sui numeri si intravede un terreno comune, anche se non dichiarato: la Liguria si gioca molto sulla capacità di generare lavoro qualificato, continuità professionale, percorsi di crescita e condizioni che rendano credibile un progetto di vita per i più giovani.
Per il PD la priorità è una strategia industriale e produttiva coordinata, capace di valorizzare ricerca, innovazione e riconversioni, con una regia regionale più forte e un patto con imprese e parti sociali. Per la maggioranza, invece, il dato del saldo positivo suggerisce che la Liguria non sia un territorio “che respinge”, ma una regione che può risultare attrattiva e che va raccontata anche per ciò che funziona.
La partita, in definitiva, sarà meno sulle etichette (“fuga” o “attrattività”) e più sulle scelte misurabili: investimenti, filiere da rafforzare, politiche attive del lavoro, incentivi per competenze e giovani famiglie, formazione legata ai fabbisogni reali. Ed è su questo terreno che gli incontri annunciati dal PD e le risposte della Regione potranno trasformare lo scontro di dichiarazioni in una discussione concreta sul futuro della Liguria.
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