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Confermata la morte del sedicenne genovese Emanuele Galeppini nella tragedia di Crans-Montana

Era previsto per domani il trasferimento a Genova di una donna ustionata al Centro Grandi Ustionati del Villa Scassi, le sue condizioni si sono aggravate e non consentono il trasporto. Indagati i titolari del locale

Tragedia di Crans-Montana, si è spezzato l’ultimo filo di speranza per una famiglia genovese: è stata confermata ufficialmente la morte di Emanuele Galeppini, il ragazzo di quasi 16 anni rimasto coinvolto nel devastante incendio scoppiato nella notte di Capodanno nel locale Le Constellation. Il giovane, che avrebbe compiuto 17 anni a marzo, è tra le 40 vittime accertate del rogo. Lo ha confermato l’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado. Il sedicenne, da qualche tempo, si era trasferito con la famiglia a Dubai.

La conferma arriva mentre prosegue senza sosta il lavoro di identificazione delle vittime e dei feriti, reso complesso dalle condizioni estreme all’interno del locale: durante l’incendio, secondo quanto riferito dagli inquirenti svizzeri, si sarebbero raggiunte temperature tra i 500 e i 600 gradi, rendendo alcuni corpi irriconoscibili.

Il trasferimento a Genova che non potrà avvenire

Sul fronte dei feriti, nelle ultime ore si è appreso che una donna adulta gravemente ustionata, per la quale era stato programmato il trasferimento domani al Centro Grandi Ustionati del Villa Scassi di Genova, non potrà essere trasportata. Le sue condizioni cliniche non consentono al momento lo spostamento in elicottero.
Il Villa Scassi – struttura di riferimento europea per la cura delle grandi ustioni – resta comunque in stato di allerta, con quattro posti letto disponibili, di cui due in terapia intensiva e due in sub-intensiva, in attesa di eventuali nuove richieste di trasferimento.

Le vittime italiane e i feriti

Secondo quanto riferito dall’ambasciatore italiano in Svizzera, tre delle vittime sono italiane: oltre a Emanuele Galeppini, sono stati identificati anche Giovanni Tamburi, 16 anni, e Achille Barosi, anch’egli 16enne. Restano ancora alcuni dispersi e casi in fase di verifica, mentre i feriti italiani sono 14.
Nove di loro sono già stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, mentre altri sono ricoverati in diverse strutture svizzere; due giovani in condizioni critiche, ancora non identificati formalmente, si trovano nel centro ustioni di Zurigo.

L’inchiesta e le ipotesi sulle cause

Sul rogo è stata aperta un’inchiesta penale. Gli inquirenti ipotizzano che l’incendio sia stato innescato da una candela pirotecnica (“fontanella scintillante”) fissata su una bottiglia di champagne, avvicinata al soffitto del locale. Le fiamme avrebbero attecchito rapidamente sui pannelli fonoassorbenti, propagandosi in pochi istanti.

I titolari del locale al centro dell’inchiesta

L’attenzione degli inquirenti svizzeri si concentra ora in modo sempre più deciso sulla gestione del lounge bar Le Constellation, teatro della strage di Capodanno, Jessica Maric e Jacques Moretti. La Procura del Cantone Vallese ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo, ipotesi di reato che coinvolgono direttamente i due titolari del locale, una coppia di imprenditori che gestiva il bar da diversi anni.

Secondo quanto emerso finora, il rogo sarebbe partito da una candela pirotecnica applicata a una bottiglia di champagne, sollevata verso il soffitto durante i festeggiamenti. Le fiamme avrebbero attecchito rapidamente sui pannelli del controsoffitto, favorendo una propagazione violentissima dell’incendio in pochi minuti. Gli investigatori stanno cercando di chiarire se i materiali presenti nel locale, l’assetto degli impianti e la conformazione degli spazi abbiano contribuito a trasformare un gesto apparentemente innocuo in una tragedia di proporzioni enormi.

I gestori, ascoltati dagli inquirenti, respingono ogni accusa e sostengono che il locale fosse conforme alle norme di sicurezza, sottolineando di aver superato più controlli nel corso degli anni senza rilievi critici. Una linea difensiva ribadita anche pubblicamente, mentre la documentazione relativa alle autorizzazioni, alle verifiche antincendio e ai sopralluoghi effettuati è stata acquisita dagli investigatori.

Parallelamente, alcune testimonianze dei sopravvissuti e dei soccorritori sollevano interrogativi sulla reale funzionalità delle vie di fuga. In particolare, è stato riferito che una porta secondaria, individuata durante i concitati tentativi di evacuazione, sarebbe risultata inizialmente bloccata e priva di un meccanismo di apertura di emergenza, costringendo i presenti a sfondarla per consentire la fuga di alcune persone. Un elemento che, se confermato, potrebbe rivelarsi cruciale nell’accertamento delle responsabilità.

Il Comune di Crans-Montana ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale, una scelta che consentirà all’amministrazione di partecipare attivamente all’accertamento dei fatti e di verificare eventuali falle nel sistema dei controlli. Nel frattempo, un presidio delle forze dell’ordine è stato disposto nei pressi dell’abitazione dei titolari, anche per contenere la pressione mediatica e garantire sicurezza.

L’inchiesta è ancora in una fase iniziale, ma il quadro che emerge è quello di una catena di eventi e decisioni che ora dovranno essere analizzate punto per punto: dalle modalità di intrattenimento consentite, alla gestione del locale frequentato anche da giovanissimi, fino alle condizioni strutturali e ai sistemi di sicurezza. Solo l’esito delle perizie tecniche e delle indagini chiarirà se la tragedia fosse davvero imprevedibile o se, come temono inquirenti e familiari delle vittime, poteva essere evitata.

Le testimonianze e il nodo delle uscite

Emergono intanto racconti drammatici di chi ha partecipato ai soccorsi: alcuni testimoni parlano di uscite insufficienti o difficili da aprire, elemento che potrebbe aver contribuito all’alto numero di vittime. Un’uscita laterale, secondo un giovane soccorritore, sarebbe stata inizialmente bloccata e sfondata solo in un secondo momento, permettendo di salvare alcune persone.

Il ricordo delle vittime

Domani a Crans-Montana, nella cappella di Saint-Christophe, sarà celebrata una messa in memoria delle vittime, seguita da una processione silenziosa verso il memoriale allestito vicino al luogo dell’incendio. Una cerimonia ufficiale è prevista anche per il 9 gennaio.

Mentre le indagini proseguono e i feriti più gravi lottano ancora tra la vita e la morte, la conferma della scomparsa di Emanuele Galeppini rende la tragedia ancora più vicina e dolorosa per Genova e per l’Italia intera.

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