Oggi a Genova 

Capodanno tragico a Crans-Montana, il racconto di un sedicenne genovese sopravvissuto all’incendio

È riuscito a mettersi in salvo, ma ha perso di vista gli amici tra fiamme, fumo e feriti. Alcuni di loro sono ora ricoverati in terapia intensiva, di altri non si hanno ancora notizie. Mentre le indagini proseguono, prende corpo l’ipotesi di un rapido fenomeno di propagazione del fuoco che può spiegare quanto, purtroppo, è successo

Le immagini di quella notte continuano a riaffiorare con forza: il soffitto che prende fuoco, il fumo nero che invade il locale, le urla, i ragazzi che cercano di scappare con il corpo segnato dalle ustioni. Gregorio Pallestrini, sedici anni, genovese, era a Le Constellation per festeggiare l’arrivo del nuovo anno quando, intorno all’una e mezza, la situazione è precipitata.

Si trovava al piano inferiore del locale, seduto lontano dall’uscita. Il locale, su due livelli, non era completamente pieno ma ospitava comunque molte persone, quasi tutte giovani. Poco prima dell’incendio erano entrati in sala alcuni camerieri con bottiglie scenografiche dotate di scintille. Nel giro di pochi istanti, racconta, il soffitto ha preso fuoco e le fiamme si sono propagate con estrema rapidità.

Gregorio è riuscito ad allontanarsi subito, evitando la zona centrale del locale e risalendo le scale con un percorso più ampio, mentre dal soffitto cadevano materiali incandescenti. Una volta fuori ha visto i bodyguard e, insieme ad altri ragazzi, ha segnalato che all’interno c’era un incendio. Voltandosi indietro ha notato un’ondata di fumo scuro uscire dal pub, in un momento che potrebbe essere coinciso con un’esplosione, anche se non ne ha una percezione diretta.

Illeso, si è fermato a breve distanza dall’ingresso, aspettando gli amici con cui era arrivato. Ma nessuno di loro usciva. Con il passare dei minuti, le persone che riuscivano a lasciare il locale apparivano in condizioni sempre più gravi. Si è spostato poco più avanti, vicino a un altro bar della zona, dove nel frattempo venivano accolti e soccorsi molti feriti. Davanti ai suoi occhi sono passati coetanei ustionati, alcuni quasi irriconoscibili, coperti di cenere e con ferite evidenti.

Una scena in particolare si è fissata nella sua memoria: un ragazzo che premeva la fronte sulla neve per cercare sollievo dalle ustioni. Un’immagine che, racconta, difficilmente potrà dimenticare.

Nelle ore successive Gregorio ha cercato ripetutamente di contattare gli amici al telefono, senza ricevere risposta. Solo in seguito ha appreso che due di loro, un ragazzo e una ragazza, sono stati trasferiti in condizioni critiche in ospedali tra Zurigo e Losanna. Per altri tre, al momento, non ci sono ancora notizie certe.

La notte è trascorsa quasi interamente sul posto, tra sirene, ambulanze e soccorsi. Solo verso le quattro del mattino si è recato presso i vigili del fuoco per fornire i nomi degli amici dispersi. Il giorno dopo era di nuovo nei pressi del locale, ora chiuso e coperto da pannelli, insieme ad altri ragazzi della sua età. Un ritorno silenzioso in un luogo che, nel giro di pochi minuti, ha trasformato una festa in un ricordo traumatico destinato a durare a lungo.

Doveva essere una notte di celebrazione, con il nuovo anno salutato tra la neve di una delle mete più frequentate delle Alpi svizzere. In pochi attimi, però, l’atmosfera è cambiata: il buio, un boato, il fumo e il bar che si è trasformato in un luogo senza vie di fuga. La porta, unica uscita, era troppo stretta; qualcuno ha infranto una finestra per permettere alle persone di scappare.

Sulla dinamica è ancora presto per una ricostruzione definitiva, ma emergono elementi che aiutano a capire la rapidità con cui l’incendio si è sviluppato. Un’immagine circolata sui telefoni mostrerebbe l’istante iniziale, con scintille dalle fontanelle luminose che ormai molto spesso si aggiungono al collo delle bottiglie per ottenere effetti scenografici; da lì, in pochissimo tempo, le fiamme hanno invaso l’ambiente.

Gli esperti richiamano un fenomeno noto negli incendi in spazi chiusi: il flashover. È il passaggio rapidissimo da un incendio in crescita a uno pienamente sviluppato, quando superfici e arredi raggiungono quasi insieme la temperatura di innesco. Se l’ossigeno è sufficiente, il fuoco coinvolge l’intero ambiente in pochi secondi, rendendo impossibile reagire o trovare riparo. È il motivo per cui, nei resoconti, si parla spesso di stanze “invase in un attimo”.

A Crans-Montana, mentre proseguono i soccorsi e le verifiche, questo quadro tecnico contribuisce a spiegare perché una scintilla possa aver scatenato un inferno inarrestabile. Per chi c’era, resta il peso di una notte che ha cambiato tutto in un istante.

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