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Caso Hannoun, è scontro politico tra destra e sinistra

Dopo l’arresto di Mohammad Hannoun, dal centrodestra arrivano attacchi alla sindaca Silvia Salis e alla maggioranza per la mancata presa di posizione pubblica. Dall’altra parte, Alleanza Verdi e Sinistra rivendica il rispetto dello Stato di diritto e denuncia il rischio di strumentalizzazioni e di “criminalizzazione” della solidarietà alla popolazione palestinese

L’arresto di Mohammad Hannoun, nell’indagine che ipotizza un sistema di raccolta fondi poi destinati ad Hamas, è diventato rapidamente terreno di scontro politico a Genova. Da un lato il centrodestra attacca la sindaca Silvia Salis e la maggioranza che guida Palazzo Tursi, accusandole di un “silenzio” giudicato incomprensibile su un caso che ha dato risonanza nazionale e internazionale alla città. Dall’altro, l’area progressista risponde richiamando il principio di presunzione di innocenza e contestando la lettura politica dell’inchiesta.

A innescare la polemica sono state le dichiarazioni di Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, che ha parlato di “silenzio imbarazzante” della sinistra cittadina e, in particolare, della sindaca. Secondo Bianchi, in un passaggio così delicato ci si sarebbe aspettati almeno un riconoscimento pubblico del lavoro svolto dalle forze dell’ordine, mentre la mancata presa di posizione viene letta come un atteggiamento “ambiguo” e politicamente calcolato. Nel mirino della capogruppo anche le scelte e le iniziative che in questi mesi hanno visto la città al centro di manifestazioni e appuntamenti sul tema mediorientale, con l’accusa di aver alimentato un clima di contrapposizione.

Sulla stessa linea Ilaria Cavo, deputata ligure e figura di riferimento di Noi Moderati, che sottolinea “l’assenza di prese di posizione” da parte della sindaca e della sua maggioranza. Cavo rimarca che le indagini, sfociate negli arresti, sono partite proprio da Genova e parla di un caso che non può essere considerato marginale per la comunità locale. La deputata sostiene inoltre la richiesta di una informativa al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, avanzata in Parlamento, per chiarire punti ritenuti ancora oscuri: la vicenda, afferma, meriterebbe una condanna netta e condivisa, senza “distinguo”.

A fronte delle accuse, arriva la replica politica di Alleanza Verdi e Sinistra. In una nota firmata da Giorgia Parodi (co-portavoce Europa Verde – AVS) e da Simona Cosso (segretaria Sinistra Italiana Genova – AVS) viene rivendicato un approccio “garantista” e viene chiesto che il dibattito resti “su un terreno di serietà e rispetto dello Stato di diritto”. Il punto centrale, per AVS, è che un’indagine non equivale a una sentenza e che la responsabilità penale va accertata nelle sedi giudiziarie, senza alimentare processi mediatici e senza allargare l’ombra del sospetto alla comunità palestinese o a chi ha espresso solidarietà alle vittime civili di Gaza.

La nota aggiunge un secondo livello di lettura, più politico e internazionale: AVS contesta l’uso dell’inchiesta come arma per delegittimare il movimento pro Palestina e sottolinea che, a loro giudizio, quanto avviene sul piano giudiziario non può diventare una “assoluzione morale” delle politiche del governo israeliano né far venire meno la richiesta di cessate il fuoco e di tutela dei civili, nel rispetto del diritto internazionale. “Due principi” – si legge in sostanza – devono procedere insieme: contrasto al terrorismo “senza ambiguità” e difesa dei diritti umani “senza doppi standard”.

Lo scontro, insomma, non si limita alla cronaca giudiziaria. In poche ore è diventato un confronto frontale tra due narrazioni: per il centrodestra il problema è il mancato segnale politico della giunta e della sindaca, che dovrebbero prendere le distanze e ringraziare apertamente chi ha indagato; per la sinistra il rischio è che l’inchiesta venga piegata a una battaglia identitaria, trasformandosi in una campagna generalizzata contro chi sostiene la causa palestinese.

Nel mezzo resta il procedimento giudiziario, ancora in una fase in cui il quadro accusatorio dovrà essere verificato e discusso davanti ai giudici. Ma, sul piano politico, la frattura è già evidente: l’arresto di Hannoun è diventato un banco di prova che misura, ancora una volta, la distanza tra destra e sinistra su sicurezza, legalità, libertà di espressione e conflitto in Medio Oriente.

Aggiornamento

Medio Oriente, D’Angelo e Orlando (PD): “Sul terrorismo nessuna ambiguità. Da FdI solo tentativi di criminalizzare le piazze pacifiche per la fine del genocidio in Palestina”

“Il Partito Democratico non ha mai avuto ambiguità sul terrorismo e non le avrà mai”, dichiarano Simone D’Angelo e Andrea Orlando, Consiglieri regionali del Partito Democratico.

“Bianchi e Berrino parlano a sproposito. Per noi, quando parla la magistratura, non si commenta, le indagini si rispettano. Se c’è chi ha usato soldi della solidarietà raccolti in Italia per sostenere Hamas, ha tradito la causa palestinese, che per noi è fatta di diritti, autodeterminazione e pace – proseguono – Non prendiamo lezioni da nessuno, tantomeno da chi in questi giorni rivendica l’eredità del MSI, un partito nato dal nazifascismo, fondato da Giorgio Almirante, passato dalla Repubblica di Salò e dalle fucilazioni dei partigiani a coprire ambienti del terrorismo nero, in una pericolosa commistione tra eversione e istituzioni”.

“Oggi Fratelli d’Italia usa le indagini di una magistratura che punta a smantellare per attaccare gli avversari e riscrivere la realtà, tentando di strumentalizzare questa inchiesta per criminalizzare le piazze che in questi mesi si sono riempite pacificamente, a difesa dei diritti del popolo palestinese”, sottolineano.

“A sinistra le cose sono chiare, ieri come oggi. La nostra storia, soprattutto a Genova, parla da sola. Stiamo dalla parte della legalità, ma diciamo con forza anche pace, fine del genocidio, rispetto del diritto internazionale e due Stati per due popoli. Senza ambiguità, senza ipocrisie”, concludono.


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