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Bilancio, Consiglio comunale: muro contro muro tra emendamenti della destra e risposta decisa della maggioranza. Si va a oltranza

L’opposizione punta a rallentare l’esame di quasi 950 tra emendamenti e ordini del giorno chiedendo voti «uno per uno». La maggioranza reagisce: «La città ha bisogno del bilancio, andiamo avanti anche stanotte». In aula scontro su tempi, presenze e regole, con il voto by night che apre alla seduta senza stop

La discussione sul bilancio di previsione del Comune di Genova è diventata una prova di resistenza politica, numerica e procedurale. Sul tavolo c’è un “pacchetto” enorme: quasi 950 tra emendamenti e ordini del giorno, presentati in larga parte dall’opposizione, che chiede di esaminarli e votarli nel dettaglio, senza accorpamenti. Un’impostazione che, a conti fatti, rischia di trascinare l’aula per giorni.

La maggioranza, dal canto suo, sostiene che l’obiettivo non sia più la discussione nel merito, ma un’azione di rallentamento sistematico. Da qui la scelta di reagire con una linea dura: taglio dei tempi per l’illustrazione dei documenti e, soprattutto, la decisione di proseguire “a oltranza”, senza fermarsi all’orario previsto.

La miccia: tempi, presenze e “pacchetto” di documenti

Il clima si è surriscaldato già nella riunione dei capigruppo di martedì, quando l’opposizione avrebbe mostrato apertura a un accorpamento delle votazioni, ponendo però una condizione: la presenza della sindaca per l’intera durata del dibattito. Una richiesta che la maggioranza e la giunta hanno respinto come impraticabile.

In aula la tensione è aumentata anche oggi, quando Silvia Salis è arrivata circa un’ora dopo l’inizio della seduta, spiegando di essere stata impegnata nei tradizionali saluti natalizi con l’arcivescovo. La sindaca, davanti alle critiche, ha ribadito che non rientra tra i compiti del primo cittadino “rendere conto” dell’agenda, soprattutto in un periodo denso di appuntamenti istituzionali. «Ho sentito diversi commenti riguardo all’ora in cui sono arrivata stamattina – ha detto Salis -. Ho incontrato l’arcivescovo Tasca, per i tradizionali auguri che l’arcivescovo fa al sindaco di Genova. Un appuntamento programmato da settimane, del quale certo non devo rendere conto a voi. Sono impegni istituzionali, ne avrò diversi, essendo Natale, e non possiamo andare avanti ogni volta che mi alzo, che arrivo un’ora dopo, con i vostri commenti. Perché io sono la sindaca di questa città, ho degli impegni istituzionali pregressi, alcuni arriveranno in itinere, e di certo non devo rendere conto a voi se arrivo un’ora dopo o vado via un’ora prima. E questo deve essere molto chiaro, perché il sindaco ha una serie di impegni che sono impegni istituzionali, dei quali, scusate, se permettete, come l’incontro con l’arcivescovo Tasca, non ho intenzione di fare a meno per evitare i vostri commenti».

Nel frattempo, sul piano dei lavori, la gestione del tempo è diventata un terreno di scontro. Il presidente del Consiglio comunale, Claudio Villa, con il supporto del voto della maggioranza dell’aula, ha scelto di ridurre lo spazio concesso ai gruppi per illustrare i singoli documenti, con l’obiettivo di evitare il blocco totale.

Ma l’opposizione ha alzato la posta: Mauro Avvenente (Vince Genova) ha rivendicato il diritto di chiedere il voto separato per ogni ordine del giorno. “Non posso dire che sia un elemento innovativo… potete immaginarvi se mi spavento di andare a oltranza. Non ce ne sono problemi”, ha detto, chiarendo però che “a fronte di un impegno preciso che il Presidente in sede di capigruppo si era assunto, ora a lavoro in corso rimettere in discussione la questione mi sembra disdicevole”.

Il centrodestra parla di “ricatto” e “diktat”

Alle 17:45 arriva il testo che incendia ulteriormente l’atmosfera: una nota firmata dai capigruppo del centrodestra che attacca frontalmente la gestione dei lavori. Nel comunicato si legge che “è gravissimo il ricatto, anche morale, del presidente del consiglio comunale Claudio Villa”, accusato di aver “rivisto al ribasso i tempi concordati per la discussione in aula dei documenti” con “il solo scopo” di comprimere il confronto e “concludere entro venerdì su espressa volontà del Sindaco e del PD”.

La nota insiste anche sull’impatto organizzativo della scelta, sostenendo che il cambio di passo “grava soprattutto sui lavoratori oltre che sulle casse comunali”, perché – si afferma – “il personale comunale sarà costretto oggi a rimanere in aula almeno fino alle 23” e perché sarebbero state riviste anche “le tempistiche delle sedute”.

C’è poi un attacco sulla coerenza politica della maggioranza: “considerando che il campo largo non perde occasione per nascondersi dietro allo spauracchio dei buchi di bilancio, ci chiediamo dove sia il senso di responsabilità”. E ancora: “la loro… è una narrazione faziosa che già in diverse occasioni è caduta sotto il peso delle verità”.

Il centrodestra descrive quindi la conduzione della seduta come caotica: “gestione confusionale e schizofrenica dei lavori”, con una sequenza di “dietrofront” e una serie di episodi elencati uno dopo l’altro: “prima si dimentica l’ordine in cui devono esser discussi i documenti, poi nega il diritto di parola ai consiglieri dopo l’intervento del Sindaco… oltre a richiamare ufficialmente l’aula dimenticandosi però di aver già sospeso la seduta”.

Nel cuore del comunicato, la richiesta politica principale: “abbiamo chiesto un confronto ed un dialogo rispettoso e democratico alla presenza del Sindaco”. E l’affondo: “riteniamo che il primo cittadino abbia il dovere di restare in aula su un tema così importante come quello del bilancio”.

La chiusura è tutta politica e mediatica, con un doppio bersaglio: da una parte “i continui aumenti di tasse, marchio di fabbrica di questa sinistra”; dall’altra un passaggio sul Natale cittadino: “per ben due giorni preferisce andare a salutare Babbo Natale… che, per sole 8 giornate, è costato ai genovesi 55 mila euro”.

Il comunicato è firmato da Alessandra Bianchi (Fdi), Pietro Piciocchi (Vince Genova), Ilaria Cavo (Noi Moderati, non presente in aula per tutta la giornata), Paola Bordilli (Lega), Mario Mascia (Fi) e Sergio Gambino (Fdi).

La svolta alle 21.30: proposta di seduta a oltranza

Alle 21.30 la partita si è spostata su un passaggio decisivo. Martina Caputo, capogruppo del Partito Democratico, ha presentato una mozione d’ordine per proseguire la seduta a oltranza. “Come gruppi di maggioranza… non abbiamo nessun interesse né motivi di abbandonare l’aula per nessun motivo, loro possono se vogliono”, ha detto. E poi la richiesta netta: “Chiedo di rimettere in voto la decisione di terminare alle 23 invece di continuare ad oltranza. Quindi chiedo all’aula di esprimersi per andare ad oltranza con il voto di oggi”.

La proposta è stata messa ai voti dopo gli interventi pro e contro.

La maggioranza: “Abbiamo provato a trovare un accordo, ora avanti per dovere”

A sostegno della scelta è intervenuto Filippo Bruzzone, capogruppo della Lista Silvia Salis Sindaca, che ha legato la decisione alla necessità di arrivare al voto del bilancio: “Noi come maggioranza siamo convinti di dover portare a casa il risultato dell’approvazione del bilancio per senso di dovere nei confronti della città”. E ha rivendicato tentativi di mediazione: “Abbiamo tentato più volte di arrivare a un accordo politico con l’opposizione, offrendo più tempo per parlare, più documenti da esporre… Potevamo anche arrivare a un accordo per l’approvazione di ulteriori documenti ritenuti importanti per l’opposizione”.

Poi l’affondo sul comunicato del centrodestra: “Io lo dico a microfono acceso… vergognoso. Vergognoso anche nei confronti di persone… che lavorano e che per venire qua si prendono dei permessi, delle ferie…”. Quindi la conclusione: “Se viene messa in discussione la dignità delle persone… allora c’è un’unica soluzione… andare a oltranza perché la città ci chiede di approvare questo bilancio”.

L’opposizione: “Forzatura disdicevole e mancanza di serenità”

Mauro Avvenente ha annunciato voto contrario, pur dichiarando che l’oltranza in sé non lo spaventa: “Il tema però è… a fronte di un impegno preciso… rimettere in discussione la questione mi sembra veramente disdicevole”. E ha aggiunto: “Credo che oggi ne siano state fatte tante, forse troppe… recuperare un po’ di serenità nel confronto… sarebbe la soluzione ideale”. Rivendicando la legittimità degli strumenti regolamentari, ha anche sottolineato: “Noi come minoranza facciamo esattamente la nostra parte come quelli che… fino all’anno scorso”.

Ancora più dura Alessandra Bianchi, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ha contestato il metodo: “Ritengo che sia illegittimo porre in votazione una questione che è di esclusiva competenza del Presidente”. Ha richiamato il regolamento e ha insistito sul tema del rispetto per gli uffici: “Sentire parlare di rispetto dalla maggioranza, rispetto degli uffici, quando lo stanno calpestando perché gli dicono che finisce a un’ora, poi si va avanti a oltranza…”.

“Se volete votarli uno a uno, votiamoli anche stanotte”

A favore è intervenuta anche Francesca Ghio, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha letto l’andamento dei lavori come un tentativo di blocco: “Siamo al punto di bloccare la sesta città d’Italia… per una vendetta quasi personale più che politica”. Quindi l’invito provocatorio all’opposizione: “Dimostrate quello che avete promesso e cioè di voler votare uno alla volta… li votiamo anche stanotte, uno alla volta quindi si sta in aula e si vota, questa è responsabilità politica”.

La segreteria generale: “Mozione d’ordine votabile, attinente all’ordine dei lavori”

Sul fronte delle regole, la segreteria generale è intervenuta per chiarire la possibilità di mettere ai voti la mozione d’ordine. In aula è stato spiegato che la questione è stata ricondotta all’articolo 19, considerando che “le mozioni d’ordine sono quelle relative anche all’ordine dei lavori” e che il tema del termine della seduta “non è stato votato” in precedenza. Da qui la conclusione: “Si è ritenuto che la mozione d’ordine possa essere votata… è una mozione d’ordine che riporta la necessità di una decisione del Consiglio”.

Il voto e la scelta: Consiglio senza stop

Alla fine l’aula ha votato a favore della proposta di Martina Caputo: 34 presenti, 22 favorevoli (la maggioranza) e 12 contrari (la minoranza). Risultato: il Consiglio prosegue a oltranza.

La coalizione progressista: “Ostruzionismo e attacchi personali inaccettabili”

Dopo il voto che apre alla seduta a oltranza, arriva la replica unitaria della coalizione progressista, che risponde al centrodestra con un testo altrettanto duro nei toni.

La premessa è un attacco alla natura stessa delle critiche: “di fronte all’ennesimo comunicato intriso di attacchi e accuse personali… riteniamo doveroso riportare il confronto sul piano politico e istituzionale”. Quindi la difesa del contingentamento: “non nasce da una volontà di zittire il dibattito, ma dalla necessità di garantire tempi certi per l’approvazione di uno strumento fondamentale per la città”.

Nel testo si ribalta la dinamica: l’opposizione “ha scelto deliberatamente di votare uno a uno gli ordini del giorno, allungando in modo significativo i lavori consiliari”. Una scelta definita “politicamente dannosa per Genova”, rispetto alla quale – afferma la maggioranza – sono state convocate “diverse conferenze capigruppo” proprio per scongiurare lo stallo.

Il passaggio più politico è quello sulla decisione di proseguire senza interruzioni: “prolungare gli orari del consiglio, procedendo ad oltranza e senza sospensione notturna, è stata una misura di responsabilità… la città ha bisogno di risposte e di un bilancio in tempi utili e certi”.

La coalizione progressista respinge poi “con forza” gli attacchi al presidente Claudio Villa, sostenendo che ha gestito “con equilibrio e rispetto di tutte le posizioni”. E denuncia un punto considerato gravissimo: “è inaccettabile che parte dell’opposizione si sia spinta ad allusioni offensive e gravi che richiamano addirittura a condizioni psichiatriche”.

Sul capitolo sindaca, la maggioranza parla di polemica “infondata”: “la Sindaca ha garantito la sua presenza nei tempi compatibili con impegni istituzionali già fissati”. E accusa il centrodestra di usarla “come leva per ostacolare l’approvazione del bilancio”, definendola “pura e squallida propaganda”.

Infine il tema fiscale: la coalizione rivendica “scelte difficili ma necessarie” per “salvaguardare il futuro dei servizi pubblici”, con “esenzioni e tutele per i redditi più bassi”. E chiude con una frase che fotografa la linea politica: “chi cerca di affossarlo con polemiche strumentali e teatrini d’aula si assume la responsabilità di ostacolare il bene comune. Noi andiamo avanti con serietà, trasparenza e rispetto per Genova”.

A mezzanotte in punto la sindaca Salis è tornata in consiglio con cioccolata calda e biscotti per tutti.

Una maratona che diventa test politico

Da questo momento, l’esame del bilancio entra nella sua fase più dura: una sequenza di votazioni, richiami procedurali e tensione politica che rischia di trasformare l’aula in una maratona senza fine.

Il dato certo è che la maggioranza ha deciso di non arretrare, anche a costo di un Consiglio notturno, mentre l’opposizione insiste sul diritto di discutere e votare ogni documento nel dettaglio. Il risultato è un muro contro muro che non riguarda più soltanto il bilancio, ma il modo stesso in cui la politica sceglie di stare in aula: tra ostruzionismo rivendicato e risposta “decisa” di chi governa, con l’obiettivo di arrivare al voto finale senza concedere altri margini.


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