La Genova che non c’è: le città possibili di Daniele Purrone, tra archivi e intelligenza artificiale

Sulla pagina Facebook “Genova e le sue visioni irrealizzate” un informatico genovese che vive in Svezia trasforma i progetti mai costruiti – da Picasso a Coppedè, da Daneri a Piacentini – in immagini realistiche che mostrano come sarebbe potuta essere la Superba

Come sarebbe Genova se alcuni progetti non fossero rimasti chiusi nei cassetti degli architetti? Se la torre della Pace di Renzo Picasso svettasse davvero sul porto, se piazza De Ferrari avesse una fontana neoclassica circondata da palazzi diversi da quelli che conosciamo, se all’Acquasola fosse sorto un grande Palazzo delle Belle Arti? A queste domande prova a dare un volto la pagina Facebook “Genova e le sue visioni irrealizzate”, firmata da Daniele Purrone, genovese trapiantato in Svezia dal 2009.

Informatico di professione, appassionato di rock al punto da scrivere per una rivista specializzata (Rock Hard Italy) e intervistare grandi nomi della musica, Purrone coltiva da sempre una passione altrettanto forte per la storia urbanistica della sua città. «Non sono architetto, sono un informatico – racconta – ma ho questa grande passione per la storia di Genova, per quello che è stato fatto e per quello che non è stato fatto». Nel tempo ha costruito una piccola biblioteca di riferimento: cataloghi come “Visioni per Genova”, volumi dedicati a piazza De Ferrari, alla stazione Principe, ai grandi concorsi di inizio Novecento, dove accanto ai progetti realizzati compaiono disegni rimasti solo sulla carta.
L’idea della pagina nasce quasi per scherzo. Sfogliando per l’ennesima volta lo schizzo della Torre della Pace di Renzo Picasso, concepita durante la Grande Guerra, Purrone decide di provare a farla “ricostruire” a un programma di intelligenza artificiale. L’immagine che ne esce sembra una fotografia: la torre svetta nel cielo sopra il porto, incastonata nel panorama di oggi. «Era talmente credibile che ho pensato: peccato tenerla solo per me. Ho iniziato per gioco, poi ho deciso di condividerle», racconta.
Con l’intelligenza artificiale, ammette, ha un rapporto ambivalente: «La uso tutti i giorni per lavoro, ma quando vedo libri, copertine, canzoni prodotti in serie mi infastidisce. Se però la si usa in modo mirato può diventare uno strumento utile». Nel suo caso lo scopo è chiaro: prendere materiali storici, alimentarli al software e restituire ai genovesi la suggestione di una città alternativa, costruita a partire da progetti veri ma mai realizzati.
Le immagini nascono da vecchi disegni, tavole di concorso, schizzi d’archivio. L’intelligenza artificiale li “traduce” in vedute contemporanee: cielo terso, auto, passanti, mezzi pubblici. Così la Torre della Pace (in copertina a sinistra) diventa una presenza familiare al fianco della Lanterna, al punto che Purrone ironizza: «La cosa più fantascientifica di questa foto è, purtroppo, il tram».
Post dopo post, la pagina costruisce un vero catalogo della Genova possibile. C’è il Cimitero monumentale di Staglieno reinventato da Gino Coppedè: non più solo il Cimitero Inglese, ma un ingresso principale trasformato in una monumentale basilica laica, con cupole, archi e scalinate che l’intelligenza artificiale fa emergere davanti agli occhi come se fossero sempre stati lì. (In copertina, a destra).
Ci sono i grandi “tagli” nel centro storico immaginati da Luigi Carlo Daneri: una nuova piazza Dante affacciata sulle mura presso Porta Soprana, con arcate monumentali al posto dell’area di Ravecca, oppure un’arteria ampia e diritta che da piazza Matteotti, tagliando salita Pollaiuoli e una piazza delle Erbe completamente ridisegnata, arriva fino a San Donato. Nelle immagini, il centro storico perde gran parte della sua trama medievale e assume il volto di una città razionalizzata secondo i canoni degli anni Trenta.
Un’altra serie è dedicata a piazza della Vittoria. Negli anni Trenta l’architetto Alfredo Fineschi aveva proposto, al posto delle Caravelle, una grande scalinata verde con fontana a cascata e un alto monumento al centro: Purrone mostra come sarebbe stata, un’enorme quinta scenografica che scende verso la piazza. In un altro post, invece, rievoca il primo progetto di Marcello Piacentini, più compatto e “torinese”, con edifici più vicini e proporzioni classiche, molto diverso dall’ampio spazio monumentale che conosciamo oggi.
Non manca il grande sogno mancato dell’Acquasola: il Palazzo delle Belle Arti disegnato da Annibale Rigotti, che avrebbe dovuto affacciarsi da un lato sul parco e dall’altro sul muraglione di via dei Santi Giacomo e Filippo. L’edificio, nelle ricostruzioni, dona al giardino un’aria da salotto cittadino. A questo Purrone ha affiancato di recente un’altra variante, quella firmata da Gino Coppedè e dall’ingegnere Giuseppe Predasso: un palazzo ricco di dettagli liberty, più misurato rispetto ai voli più fantasiosi dell’architetto, ma sempre carico di sculture, rilievi, orologi monumentali. Le immagini mostrano la facciata diurna e notturna, con la luce che ne esalta il decoro, e invitano a chiedersi se Genova avrebbe gradito un simile “tempio” delle arti al margine del centro.
Lo sguardo si sposta poi sulla zona della stazione Brignole, dove Renzo Picasso, nel 1924, aveva immaginato una Piazza dei Caduti completamente diversa, un grande anello di colonnati con al centro un obelisco e tutt’intorno una corona di grattacieli alti e sottili, quasi un piccolo Manhattan affacciato su piazza della Vittoria. Nelle ricostruzioni di Purrone, la città sembra catapultata in un film retrofuturista, con il traffico che scorre sotto una scenografia monumentale.
Ancora più spiazzante è il progetto di Franz Prati per riportare la grande lirica nel cuore di Genova negli anni Ottanta: un nuovo teatro costruito al posto della scalinata del Milite Ignoto. L’immagine generata mostra un edificio teatrale che sale in profondità nella collina, con una grande scalinata centrale e due ali laterali illuminate, capace di trasformare la piazza in una sorta di cittadella della musica.
Nella serie non poteva mancare piazza Rossetti. In un post Purrone ricorda la versione, mai costruita, disegnata da Daneri: una piazza sul mare più classica, elegante e ordinata, lontana dal razionalismo che poi avrebbe caratterizzato l’intera Foce. In un altro, dà finalmente “giustizia” a Robaldo Morozzo della Rocca, vero vincitore del concorso del 1933 per la sistemazione dell’area. Nelle immagini la piazza appare come un grande spazio austero, con edifici pubblici affacciati su un corso Guglielmo Marconi più largo e una sistemazione a mare priva degli attuali piazzali Kennedy e Cavalieri di Vittorio Veneto. Una Foce molto meno residenziale, più istituzionale e monumentale.
Anche Sampierdarena ha la sua visione irrealizzata. Nel 1910 Gino Coppedè aveva immaginato un ardito cavalcavia ferroviario tra l’allora comune indipendente e la città: un ponte monumentale che, nelle immagini di Purrone, sembra collegare piazza Vittorio Veneto a piazza Montano con un arco traboccante di sculture, mascheroni, colonne e dettagli liberty. Non un semplice collegamento, ma una sorta di porta trionfale che avrebbe cambiato per sempre il volto del quartiere.


Nel cuore cittadino, Purrone rievoca poi un’altra alternativa: la piazza De Ferrari che Gaetano Moretti immaginava nel 1905, mentre il colle di Sant’Andrea veniva demolito per far posto al nuovo centro. La sua visione, ricostruita con l’IA, propone una piazza dall’impronta elegante, con una fontana neoclassica al centro e, sullo sfondo, un grande palazzo completamente diverso dall’attuale edificio della Borsa. Anche qui la domanda è sempre la stessa: preferiamo la piazza che conosciamo, o quella suggestione rimasta sulla carta?
Post dopo post, le “visioni irrealizzate” di Daniele Purrone compongono una sorta di atlante delle occasioni mancate, ma anche un gioco collettivo di immaginazione. Ogni immagine è accompagnata da una domanda rivolta ai lettori: vi sarebbe piaciuta questa versione? Sarebbe stata una scelta migliore o peggiore rispetto a quella reale?
Dietro la curiosità per la Genova che non c’è, c’è anche un invito implicito a guardare con più attenzione quella che abbiamo ereditato: una città fatta di decisioni, compromessi, progetti realizzati e idee accantonate. L’intelligenza artificiale, in questo caso, non sostituisce la creatività umana, ma diventa un modo per far riemergere dal passato le strade che non sono state imboccate e chiedersi, divertiti e un po nostalgici: e se fosse andata davvero così?
Potete vedere tutti gli scenari ricostruiti sulla pagina Facebook “Genova e le sue visioni irrealizzate”
Qui il blog di Daniele Purrone “Un Italiano in Svezia“. Tutte le immagini elaborate con l’intelligenza artificiale sono di sua proprietà.
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