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Sui social ondata di fake news: un “tentato rapimento” di minore in realtà mai denunciato e le accuse alla giunta di attacchinare volantini contro gli alpini

L’allerta per un asserito tentato rapimento di una bimba che sarebbe stato denunciato alla PL, cosa che però al Comando non risulta, e i successivi commenti politici che attaccano Salis. Le accuse sui social ad alcuni membri dell’amministrazione comunale di fare parte degli attacchini che stanno tappezzando abusivamente il centro storico di manifestini, attività non lecita, ma a cui nessuno degli assessori ha in realtà partecipato. Così si tenta di manipolare l’opinione pubblica

Due false notizie diverse stanno circolando sui social e stanno contribuendo ad alimentare confusione e tensione nel dibattito pubblico cittadino “via social”. Non si tratta dello stesso tema e non vanno sovrapposte, ma hanno in comune che sono false: l’unico elemento che le accomuna è la mancanza di riscontri rispetto alle affermazioni diffuse online. Da una parte c’è il racconto di un presunto tentativo di rapimento di una bambina a Nervi, dall’altra l’attribuzione alla giunta comunale della responsabilità per alcuni volantini apparsi in città, circostanza falsa.

Il primo caso riguarda un episodio raccontato sui social come un tentativo di rapimento ai danni di una bambina. La notizia, per come è stata rilanciata, ha procurato allarme, perché coinvolge minori e sicurezza pubblica. Tuttavia, al comando della polizia locale non risulta che alcuna denuncia è stata presentata al Corpo in relazione a quel fatto, come invece viene affermato nel post facebook che sta diventando virale. Tantomeno risulta che sia stato realizzato un identikit come sta scritto nel post. Questo dato è centrale: un racconto pubblicato online non può essere trattato come una notizia accertata, soprattutto quando riguarda un episodio così grave e delicato. In assenza di una denuncia o di elementi verificati, rilanciare il caso come se fosse confermato significa contribuire alla diffusione di una falsa notizia. Quello che abbiamo fatto, come deve fare un giornalista (se fosse stato vero sarebbe stata una denuncia allarmante), è stato verificare che la denuncia fosse stata davvero presentata e così non è.

Il secondo caso è completamente diverso e riguarda i volantini contro gli alpini comparsi in città. Sui social è stata fatta circolare l’accusa secondo cui l’attacchinaggio sarebbe responsabilità di membri della giunta comunale. Anche in questo caso l’affermazione non trova riscontro: nessun componente della giunta risulta responsabile dell’affissione di quei volantini. Attribuire un gesto a esponenti istituzionali senza prove significa spostare il confronto dal piano dei fatti a quello della propaganda, con il rischio di costruire responsabilità politiche inesistenti per pura strumentalizzazione politica.

I due episodi non hanno un collegamento tra loro, se non quello di essere stati rilanciati sui social con affermazioni prive di conferme. Nel primo caso si genera paura attorno a un presunto pericolo per una bambina; nel secondo si tenta di attribuire una responsabilità a esponenti politici senza elementi verificabili. Sono dinamiche diverse, ma il meccanismo è lo stesso: un contenuto emotivo o polemico viene pubblicato, condiviso, commentato e trasformato rapidamente in una presunta verità. Anche sotto il post relativo al caso del presunto rapimento mai denunciato si sono scatenati i detrattori dell’attuale giunta che denunciano la mancanza di sicurezza. La stessa cosa, ma ambientata alla Fiumara, era accaduta ai tempi della giunta Doria. Quel tentativo di rapimento scritto sui social non era mai avvenuto, come era stato accertato osservando le immagini delle telecamere di sicurezza.

È proprio questo il punto: le false notizie sui social sono pericolose perché non hanno bisogno di essere coerenti per produrre effetti. Bastano poche frasi, un’immagine, un’accusa o un racconto non verificato per orientare una discussione pubblica, che poi è facilmente orientabile allo scenario politico. Nel caso dei volantini, in un commento, una supporter di una consigliera comunale di centrodestra la tagga chiedendole di intervenire contro la giunta. Quando i temi sono sensibili, come la sicurezza dei bambini o la responsabilità di amministratori pubblici, il rischio di condizionamento dell’opinione pubblica diventa ancora più alto.

Per questo è necessario distinguere sempre tra una segnalazione, un’opinione, una supposizione gettata sui social e un fatto verificato. Quando i media pubblicano una notizia la verificano. Se un episodio è grave, va denunciato alle autorità competenti. Se si attribuisce una responsabilità a qualcuno, servono elementi concreti (o si rischia una denuncia). In caso contrario, la circolazione incontrollata di contenuti sui social non informa: confonde, polarizza e alimenta tensioni.

Aggiornamento: dopo la pubblicazione di questo articolo un uomo ha chiamato la polizia locale del levante dicendo che la figlia (che però non è la madre del minore) avrebbe assistito al tentativo di rapimento e che nei prossimi giorni andrà a fare denuncia. Dal Comando confermano che al momento non è stata sporta alcuna denuncia, che alcun agente è stato fermato sul momento e che tantomeno sarebbe stato realizzato un identikit come invece si legge sui social.


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