Genova abbraccia Stefano Kovac: folla al circolo Cap, “Bella ciao” e pastasciutta conviviale per l’ultimo saluto

Funerale laico per il presidente di Arci Liguria, scomparso a 56 anni. In centinaia al circolo di via Albertazzi tra ricordi, musica e raccolta fondi per i progetti che portano avanti il suo impegno

La sala del circolo Arci Cap di via Albertazzi, ieri, era piena fino all’ultimo posto per il funerale laico di Stefano Kovac, 56 anni, presidente di Arci Liguria, morto il 28 novembre dopo una lunga malattia. Un luogo simbolico, scelto non a caso: uno spazio di relazioni, impegno e socialità che ha accompagnato tanti momenti della sua vita nel mondo dell’associazionismo.

A ricordarlo sono stati innanzitutto i familiari. La moglie Silvia Melloni, sposata da Stefano “in extremis” sulla terrazza dell’hospice, con un anello di legno, gesto semplice e potentissimo. I figli Davide e Irene hanno affidato ai rispettivi fidanzati la lettura dei loro ricordi del padre, capace di costruire legami autentici.
Alla cerimonia hanno partecipato il presidente nazionale di Arci Walter Massa, amico di una vita, e la sindaca di Genova Silvia Salis. In sala erano presenti anche il vicesindaco Alessandro Terrile e il presidente di Anpi Genova Massimo Bisca, a testimoniare il legame profondo di Kovac con il mondo dell’associazionismo, dell’antifascismo e delle istituzioni cittadine. Dal palco sono arrivati anche i saluti di alcuni musicisti della Casa del Vento di Arezzo, legati a Stefano da una lunga amicizia.







Mentre sullo schermo scorrevano immagini della sua vita pubblica e privata, sono stati letti il messaggio del regista Andrea Segre e quello di Stefano Busi, affidato alla voce della moglie Raffaella Ramirez perché lui, presente in sala, non se l’è sentita di parlare. A distanza, con un videomessaggio, è arrivato anche il saluto del partigiano centenario Giordano Bruschi, che con Kovac condivideva il terreno comune dell’impegno civile e della memoria.
Nel suo intervento, la sindaca Silvia Salis ha parlato di un saluto «con la gratitudine che si deve a chi ha fatto tanto per la cultura di questa città, per la cultura dell’accoglienza, della pace, a chi ha saputo vedere gli ultimi e ha fatto sentire visti i più fragili». Ha ricordato l’onore di aver condiviso con lui una parte del proprio percorso politico e il modo diretto con cui le diceva «che cosa bisognava fare per questa città», richiamando l’aumento di povertà e disagio sociale che chiedeva di essere guardato in faccia, non nascosto. Ha sottolineato come «il mondo dell’associazionismo saprà portare avanti la sua eredità» e ha annunciato che Kovac verrà ricordato anche in consiglio comunale. Poi un pensiero personale, nato dal lutto recente per la perdita del padre: «Vedere i suoi figli sorridere tra le lacrime – ha detto – mi ha ricordato che quando si riesce a sorridere anche piangendo, vuol dire che si è avuto un grande papà».
La cerimonia è stata anche l’occasione per rilanciare due progetti che Stefano Kovac avrebbe voluto portare avanti. Silvia Melloni sta promuovendo una raccolta fondi per sostenere l’iniziativa di Arci Genova dedicata all’accoglienza di piccoli pazienti oncologici e delle loro famiglie e per continuare a finanziare l’attività di una cooperativa agricola di Srebrenica, che dal 2003 dà lavoro a donne serbe e bosniache grazie alla produzione di confetture di frutti di bosco: due fronti diversi, uniti dalla stessa idea di solidarietà concreta e quotidiana.
Il clima è stato quello di un abbraccio collettivo: lacrime silenziose o a singhiozzo, ma anche sorrisi e aneddoti condivisi, proprio come lui avrebbe voluto. Non a caso, accanto ai discorsi, c’è stato un momento conviviale con un buffet di focaccia e vino e, alla fine, una pastasciutta per tutti, perché per Stefano non poteva esistere incontro senza una tavola intorno a cui sedersi insieme.
A chiudere l’estremo saluto è stata “Bella ciao”, cantata all’unisono con i musicisti e con il pubblico in piedi, mani alzate e occhi lucidi. Un congedo che più di ogni parola ha restituito il senso della sua storia: un uomo che ha intrecciato cultura, antifascismo, accoglienza e comunità, e il cui ricordo non si esaurisce in una cerimonia, ma continua nei progetti, nelle relazioni e nelle lotte che lascia in eredità.


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