Genova in piazza per il corteo dei lavoratori ex Ilva, la Chiesa chiede dialogo e niente violenza

Alle 9:00 la partenza dai giardini Melis verso la Prefettura: città a rischio paralisi, lavoratori in piazza per difendere Cornigliano e l’industria genovese, con l’appello di monsignor Marco Tasca a manifestare senza scontri

Tra circa un’ora Genova si metterà in marcia per difendere lo stabilimento di Cornigliano e l’industria cittadina. Alle 9 è previsto il concentramento ai giardini Melis, da dove partirà il corteo che raggiungerà la Prefettura, nuovo passaggio della mobilitazione dei metalmeccanici contro il “piano corto” per l’ex Ilva.

La polizia locale chiude al traffico via Cornigliano nel tratto tra piazza Savio e via Dufour e attiverà deviazioni lungo tutto il percorso annunciato: il serpentone attraverserà via Pieragostini, via Degola, via Montano, via Cantore, via Buozzi, via Adua, via Gramsci, salita di Nunziata, quindi Portello e infine piazza Corvetto, dove il corteo si fermerà sotto la Prefettura. Già chiusa anche via Roma. Sono attesi forti rallentamenti e blocchi del traffico, con autobus e auto costretti a scegliere itinerari alternativi per gran parte della mattinata.
In testa alla manifestazione sfileranno gli operai di Acciaierie d’Italia, in sciopero da giorni per chiedere il ritiro del piano che riduce i flussi di coils verso gli stabilimenti del Nord e mette in discussione il futuro produttivo di Cornigliano.
La Camera del Lavoro Metropolitana di Genova e la Cgil Liguria hanno ricordato alla vigilia che siderurgia e industria continueranno a essere, a loro giudizio, pilastri per lo sviluppo del Paese e della città. La vertenza dei siderurgici viene presentata come una battaglia che riguarda il lavoro di domani per tutta Genova, non solo per chi oggi entra in fabbrica. Le segreterie annunciano che saranno al fianco dei lavoratori in una vertenza ritenuta decisiva per l’intero mondo del lavoro e avvertono il governo che la città non intende rassegnarsi alla chiusura delle proprie fabbriche né a un destino di declino, ma vuole rilanciare siderurgia e industria a livello nazionale.
L’arcivescovo Marco Tasca e i cappellani del lavoro hanno espresso vicinanza ai lavoratori di Acciaierie d’Italia e alla città in questo “momento drammatico”, auspicando che governo, istituzioni e tutte le parti coinvolte riescano in tempi rapidi a trovare una soluzione alla crisi. Dal mondo ecclesiale arriva anche un appello esplicito perché nelle manifestazioni si eviti in ogni modo il ricorso alla violenza e si scelga la strada del confronto e del dialogo.
Subito dopo gli striscioni delle Rsu entreranno in campo le bandiere dell’Unione Sindacale di Base. USB, che ha già proclamato lo sciopero nello stabilimento genovese, arriverà in corteo chiedendo risposte immediate per garantire il lavoro nei prossimi mesi e rivendicando la nazionalizzazione di Acciaierie come unica via per tutelare tutti i siti e i lavoratori. Nelle loro prese di posizione, i dirigenti del sindacato di base accusano il governo di alimentare una politica di riarmo a scapito degli investimenti industriali e di avere lasciato l’acciaio senza un vero piano di sviluppo.
Alla manifestazione parteciperà anche USB Pubblico Impiego Liguria, che ha invitato le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici a portare la propria solidarietà in corteo. Per il sindacato, la crisi delle Acciaierie rispecchierà un modello di Paese che trova fondi per armi e grandi opere ma non per stabilizzare il personale, aumentare i salari e potenziare sanità, scuola, enti locali e sicurezza sul lavoro. L’idea è quella di “unire le lotte”, tenendo insieme difesa dell’industria e difesa dei servizi pubblici.
Mentre il corteo si prepara a partire dai giardini Melis, le tensioni politiche restano alte anche a Roma, dopo un question time in cui le opposizioni hanno giudicato insufficienti le rassicurazioni del governo. Quando la testa della manifestazione imboccherà via Cornigliano, Genova trasformerà ancora una volta le sue strade in un grande spazio di protesta: in gioco ci saranno il futuro dello stabilimento di Cornigliano, il destino dell’intera filiera dell’acciaio e, come ha ricordato anche la Chiesa cittadina, la capacità della comunità di far valere le proprie ragioni senza scivolare nello scontro.
Mentre la città si prepara a scendere in strada, gli echi della polemica politica arrivano da Roma. Dopo il question time alla Camera, i deputati del Partito Democratico Luca Pastorino, Valentina Ghio e Alberto Pandolfo hanno giudicato confuse e insufficienti le risposte del ministro Adolfo Urso: secondo loro il governo non avrebbe chiarito né tempi né modi per la ripresa immediata della zincatura a Genova, né definito con precisione l’eventuale ruolo dello Stato nel capitale del gruppo. Restano nebulose, sottolineano, anche le dichiarazioni sulle future “reindustrializzazioni” nelle aree che non saranno più destinate all’attività siderurgica.
Da parte sua, la deputata ligure di Noi Moderati Ilaria Cavo riconosce il peso dell’eredità sull’ex Ilva e apprezza gli sforzi annunciati su ambiente, manutenzioni e ammortizzatori sociali, ma chiede che il governo compia uno sforzo ulteriore per non fermare alcuna linea produttiva e garantire a Cornigliano e agli stabilimenti del Nord un livello di approvvigionamento adeguato fino all’esito della gara.
Quando il corteo partirà dai giardini Melis, striscioni, bandiere e slogan racconteranno la preoccupazione di chi teme la perdita di un presidio industriale storico e, allo stesso tempo, la volontà di difendere un settore ritenuto strategico per il futuro della Liguria e del Paese. Oggi Genova si appresta ancora una volta a trasformare la sua viabilità in un grande spazio di protesta, nel tentativo di farsi ascoltare dal governo nazionale.
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