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Tassa di imbarco, braccio di ferro tra porto e Comune

L’Autorità di sistema portuale teme un danno alla competitività, la sindaca Salis e il vicesindaco Terrile: «Gli extra costi legati a eventuali spostamenti verso altri porti e ai trasferimenti dei croceristi per raggiungere e visitare Genova sarebbero di gran lunga superiori ai 3 euro richiesti per passeggero»

La proposta di introdurre un’addizionale di 3 euro sui diritti di imbarco per ogni passeggero in partenza dal porto di Genova accende lo scontro tra Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale e amministrazione comunale.

Da un lato l’Autorità portuale, che in una nota ufficiale boccia il provvedimento sottolineando il rischio di vedere indebolita la competitività del sistema Genova–Savona. Secondo l’ente, una misura applicata solo qui e non in modo uniforme sul territorio nazionale avrebbe un carattere fortemente discrezionale e potrebbe alterare gli equilibri del mercato crocieristico e dei collegamenti con le isole. La preoccupazione è che armatori di navi da crociera e di traghetti decidano di spostare le proprie rotte verso altri scali del Mediterraneo, italiani e stranieri, in un contesto già segnato da una concorrenza molto serrata.

L’Autorità ricorda come Genova e Savona siano oggi porti di riferimento per grandi gruppi come Msc Crociere e Costa Crociere e scali strategici per numerose compagnie che scelgono il Mar Ligure come punto di partenza o arrivo delle vacanze in mare. In questo scenario, l’introduzione unilaterale di un sovrapprezzo, seppur modesto per singolo biglietto e con alcune esenzioni, viene vista come un fattore di possibile squilibrio, specie alla luce della vicinanza di porti concorrenti e dello scalo di Marsiglia, considerato un’alternativa immediatamente praticabile. Una riduzione dei traffici, è l’allarme lanciato dall’Autorità, potrebbe riflettersi sul prodotto interno lordo cittadino e regionale, fino a incidere anche su quello nazionale in caso di spostamento verso la Francia.

Su questo quadro interviene il Comune di Genova, che respinge le critiche e rivendica la legittimità del percorso intrapreso. La sindaca Silvia Salis e il vicesindaco Alessandro Terrile ricordano innanzitutto che l’addizionale di 3 euro non nasce oggi ma rappresenta l’attuazione di un accordo siglato nel novembre 2022 dall’allora sindaco Marco Bucci con il Governo. Per Palazzo Tursi, dunque, non si tratta di una decisione estemporanea, ma di un impegno già assunto a livello istituzionale.

Nel merito, sindaca e assessore sostengono che sia logico chiedere a chi utilizza le infrastrutture cittadine per imbarcarsi su crociere e traghetti di contribuire, almeno in parte, ai costi di gestione della città, in modo analogo a quanto avviene con l’imposta di soggiorno per i turisti nelle principali mete italiane. A loro giudizio, la cifra ipotizzata è talmente contenuta da non poter orientare le scelte delle compagnie: gli extra costi legati a eventuali spostamenti verso altri porti e ai trasferimenti dei crocieristi per raggiungere e visitare Genova sarebbero, secondo l’amministrazione, di gran lunga superiori ai 3 euro richiesti per passeggero.

Il Comune sottolinea inoltre che i residenti a Genova e nelle isole collegate saranno esclusi dall’addizionale, nel tentativo di non gravare ulteriormente su chi vive sul territorio.

Salis e Terrile annunciano infine l’avvio di un tavolo di confronto con il cluster marittimo: le associazioni degli armatori e dei terminalisti sono già state convocate, insieme alla stessa Autorità di sistema portuale, per discutere modalità applicative e possibili correttivi. L’auspicio dichiarato è quello di trasformare un tema oggi divisivo in un’occasione di dialogo tra porto e città, tenendo insieme esigenze di bilancio comunale, competitività dello scalo e ricadute economiche complessive sul territorio.


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