Genova entra nella rete nazionale “Elide”: una nuova strategia urbana sulle droghe tra salute pubblica e mediazione sociale

Il Comune aderisce al network di città impegnate sulla riduzione del danno e la tutela della dignità delle persone. Lodi: «Non bastano risposte d’emergenza, serve una politica strutturata e condivisa»

Genova sceglie di cambiare passo sul tema delle dipendenze. Il Comune ha infatti deliberato l’adesione alla Rete delle Città italiane per una politica innovativa sulle droghe – “Elide”, un coordinamento nazionale che riunisce realtà urbane come Bologna, Milano, Bari, Torino, Napoli e la Città Metropolitana di Roma, con l’obiettivo di costruire strategie comuni capaci di affrontare in modo concreto e non ideologico il fenomeno del consumo di sostanze.

La decisione arriva su proposta dell’assessora al Welfare, Servizi sociali, Famiglie, Terza età e Disabilità, Cristina Lodi, e segna l’avvio di un percorso che mette al centro la riduzione del danno, la tutela della dignità delle persone e la mediazione sociale, in un’ottica di salute pubblica.
Negli ultimi anni, anche a Genova – come in molte grandi città europee – sono cambiati profondamente i modelli di consumo: si diffondono nuove sostanze, soprattutto sintetiche, cambiano le modalità di assunzione, si allarga la platea di chi ne fa uso, coinvolgendo tanto i giovani quanto adulti inseriti nel tessuto sociale e lavorativo. A queste trasformazioni si sommano situazioni di marginalità sempre più complesse, aggravate da povertà, precarietà abitativa e percorsi migratori interrotti.
In questo contesto, l’adesione a Elide punta a rafforzare il ruolo del Comune nel governo di questi fenomeni. La rete lavora per coordinare in modo stabile gli enti locali con i servizi sanitari e socio-sanitari, il privato sociale e il terzo settore, coinvolgendo anche le persone che fanno uso di sostanze nei processi di analisi, valutazione e proposta. L’obiettivo è attivare tavoli territoriali permanenti di monitoraggio, co-progettazione e consultazione, così da sperimentare modelli di regolazione sociale capaci di rendere più sicuri gli spazi urbani e favorire la convivenza.
La sindaca Silvia Salis ha rivendicato la scelta come un segnale politico chiaro: il Comune intende affrontare il tema delle droghe con strumenti fondati sulla realtà e sulle evidenze, rifiutando approcci puramente repressivi o demagogici. Ogni città, ha sottolineato, vive dinamiche specifiche e ha bisogno di strategie costruite sui propri contesti sociali e urbanistici. Il confronto con le altre amministrazioni già attive nella rete sarà quindi decisivo per condividere buone pratiche, correggere ciò che non funziona, valorizzare le esperienze efficaci. Un ruolo centrale, in questa prospettiva, sarà svolto anche dalla co-programmazione con il terzo settore.
L’assessora Cristina Lodi ha rimarcato come l’ingresso nella rete Elide segni la volontà di superare la logica dell’“emergenza permanente”, che spesso si limita a tamponare le situazioni più critiche senza affrontare davvero le cause e le dinamiche del fenomeno. La nuova strategia punta a tenere insieme la tutela di chi fa uso di sostanze e quella dell’intera comunità, attraverso un approccio integrato che comprende prevenzione, riduzione del danno, mediazione sociale, supporto alle persone e ai territori più esposti.
La visione che guida l’adesione di Genova a Elide è quella indicata già dalla Conferenza nazionale sulle droghe e le dipendenze ospitata dalla città nel 2021: superare un modello centrato quasi esclusivamente su repressione e punizione per costruire una governance sociale del fenomeno, capace di coniugare sicurezza, salute e diritti.
Con questa scelta, l’amministrazione comunale si propone di fare di Genova uno dei laboratori nazionali di una politica urbana sulle droghe più moderna, informata e partecipata, in cui istituzioni, servizi, associazioni e cittadine e cittadini possano contribuire insieme alla costruzione di risposte concrete e condivise.
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