Scontri in via Montevideo, al setaccio i video della polizia scientifica: timori per il corteo del 13 dicembre

Individuato il “nocciolo duro” dei manifestanti antifascisti che sabato hanno attaccato gli sbarramenti a difesa della sede di Casapound: otto agenti contusi, mezzi e vetrine danneggiati. Digos al lavoro anche su eventuali responsabilità del fronte di ultradestra


Danneggiamenti, violenza e resistenza a pubblico ufficiale, lancio di oggetti pericolosi, travisamento e perfino furto di materiale edile poi usato come arma improvvisata. Sono alcune delle ipotesi di reato che la procura di Genova si prepara a contestare a una parte dei manifestanti antifascisti che, nel tardo pomeriggio di sabato, hanno ingaggiato duri scontri con le forze dell’ordine in via Montevideo, davanti alla sede di Casapound alla Foce.

All’interno dei locali del movimento di ultradestra erano presenti una ventina di militanti, in parte arrivati da fuori città per partecipare a un aperitivo politico. Fuori, dietro gli sbarramenti formati dai mezzi della polizia, si sono radunate circa duecento persone richiamate dalla mobilitazione lanciata sui canali di Genova Antifascista, preavvisata in Questura due giorni prima tramite mail.
La tensione è esplosa quando un gruppo ristretto, una trentina di persone con il volto coperto, ha iniziato a colpire i cordoni delle forze dell’ordine. Oltre a sassi e bottiglie, contro gli agenti sono stati lanciati tondini di ferro e tubi Innocenti prelevati da un cantiere privato poco distante, dopo averne forzato le recinzioni. In diversi punti della strada sono stati accesi fumogeni e artifizi pirotecnici, contribuendo a rendere ancora più caotica la situazione.
Il bilancio è di otto operatori contusi, con prognosi tra i sette e gli otto giorni, quattro mezzi del reparto mobile danneggiati – carrozzeria ammaccata, protezioni divelte, specchietti rotti – oltre a una vetrina e ad alcune auto parcheggiate colpite dagli oggetti lanciati.
La Digos, coordinata dalla dirigente Simona Truppo, sta ora passando al setaccio i filmati della polizia scientifica e le immagini delle telecamere di zona. Gli investigatori ritengono di avere già riconosciuto il “nocciolo duro” del gruppo più aggressivo, ma per ciascun partecipante andrà ricostruita nel dettaglio la condotta, in modo da collegare i singoli volti ai diversi episodi di violenza e danneggiamento.
L’inchiesta, assicurano gli inquirenti, non si fermerà però al solo fronte antifascista: sono in corso verifiche a 360 gradi per accertare se durante il presidio ci siano state provocazioni o comportamenti penalmente rilevanti anche tra i militanti di ultradestra presenti nella sede di Casapound, così da restituire un quadro completo di quanto accaduto.
La manifestazione di sabato 22 novembre era stata ampiamente annunciata sui social, ma nessuno – nemmeno in Questura – si aspettava un epilogo così violento: solo due settimane prima un corteo analogo, sempre contro la presenza di Casapound in quartiere, si era svolto senza incidenti.
Ora l’attenzione è puntata sulla nuova protesta già convocata da Genova Antifascista per sabato 13 dicembre, con lo slogan ribadito sui volantini e online: «Quella sede va chiusa». Per quella data è già stata annunciata una massiccia presenza di forze dell’ordine e un rafforzamento delle misure di prevenzione, nel tentativo di evitare un nuovo sabato di scontri in strada.
Nel volantino che convoca il presidio del 13 dicembre, gli organizzatori parlano di «una città in riarmo» e denunciano quella che definiscono la “svolta militare del trasporto pubblico su ferro”. Al centro c’è il progetto di ammodernamento e potenziamento del Parco ferroviario Fuori Muro nel bacino portuale di Sampierdarena, finanziato con fondi europei: per chi ha scritto il volantino si tratta di un’infrastruttura pensata sempre più anche per usi militari, un ulteriore passo verso una città integrata nella logistica di guerra.
Il testo collega questa trasformazione locale al contesto internazionale: da un lato l’Europa che si riarma e il conflitto in Medio Oriente, con un riferimento diretto alla popolazione palestinese; dall’altro i processi per terrorismo in Italia contro Anan, Ali e Mansour, accusati di aver sostenuto la resistenza palestinese. Viene citata anche l’esperienza di attivisti di Palestine Action nel Regno Unito, in sciopero della fame dopo azioni di sabotaggio contro la multinazionale bellica Elbit Systems, e di un anarchico detenuto a Sanremo che ha aderito alla stessa protesta.
Da qui lo slogan «Contro la logistica militare: se la guerra parte da qui, è da qui che dobbiamo fermarla» e l’invito a un presidio itinerante per le vie del quartiere di Sampierdarena, con ritrovo in piazza Luigi Settembrini alle 17. Il volantino richiama alla solidarietà con i prigionieri e le prigioniere in sciopero della fame e con gli imputati citati, rilanciando la parola d’ordine «Palestina libera» e firmandosi come Assemblea contro la guerra e la repressione.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.