Sgombero di Casa Raphael, il Comune sul posto: 60 persone saranno trasferite in strutture alberghiere mantenendo uniti i nuclei familiari

Durante le operazioni condotte dalle autorità competenti, l’amministrazione comunale è presente con assistenti sociali, protezione civile e polizia locale per assistere gli occupanti. Attivato il percorso interistituzionale con prefettura, questura e carabinieri: previsto l’alloggio temporaneo in hotel per circa 60 persone, senza separare le famiglie


Il Comune di Genova sta seguendo direttamente lo sgombero di Casa Raphael, la struttura occupata sulla quale si era aperto da mesi un tavolo con le autorità di pubblica sicurezza. Mentre le operazioni vengono eseguite dagli organi competenti, sul posto sono presenti assistenti sociali, Protezione civile e polizia locale per garantire assistenza immediata alle persone allontanate.

L’amministrazione ha spiegato che, nell’ambito del percorso di presa in carico interistituzionale avviato da tempo insieme a prefettura, questura e Arma dei carabinieri, è stato predisposto il trasferimento in idonee strutture alberghiere di circa 60 persone. Una scelta pensata per dare una sistemazione dignitosa e soprattutto per tenere uniti tutti i nuclei familiari, considerato che tra gli occupanti ci sono anche soggetti fragili.
Si tratta di una fase transitoria, in attesa di definire per ciascuna famiglia il percorso più adeguato tra quelli previsti dai servizi sociali e dagli enti coinvolti. Il Comune sottolinea di essere impegnato “da mesi” su questa vicenda, proprio per arrivare al momento dello sgombero con soluzioni pronte e coordinate, evitando che le persone restino senza alternativa.

Nonostante che il percorso fosse stato annunciato dal Comune già ieri, Bruno Manganaro, segretario generale del Sunia, l’associazione degli inquilini che fa capo alla Cgil), scortato da lavoratori della Fiom (l’organizzazione dei metalmeccanici del sindacato, di cui Manganaro è stato segretario), si è presentato stamani davanti a Casa Raphael sostenendo che la soluzione, per ora temporanea, è stata trovata solo per l’interessamento dell’associazione al caso, cominciata parecchi mesi fa. Ha aggiunto che seguirà, dopo questa prima soluzione “a tempo” l’evolversi della situazione e l’effettiva sistemazione delle persone sfollate.
Foto di Giorgio Scarfì
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