A Palazzo Reale, “San Giorgio. Il viaggio di un santo cavaliere dall’Oriente a Genova”


Fino al 1° marzo 2026, al Teatro del Falcone la prima grande mostra dedicata a uno dei patroni di Genova: capolavori e manufatti dal Medioevo al Rinascimento (da Carpaccio a Mantegna), prestiti internazionali e un percorso che prosegue in città tra portali, affreschi e murales

Un cavaliere che attraversa i secoli e le sponde del Mediterraneo fino a diventare emblema civico. “San Giorgio. Il viaggio di un santo cavaliere dall’Oriente a Genova” è la nuova rassegna dei Musei Nazionali di Genova che riunisce, per la prima volta, opere e testimonianze dedicate al santo-soldato venerato dai genovesi. Il racconto si apre nelle sale del Teatro del Falcone (Palazzo Reale) e continua fuori, in città, con una mappa per ritrovare l’immagine del santo su portali, facciate, dipinti e perfino murales contemporanei.
La mostra nasce da un lungo percorso che ha coinvolto numerosi studiosi internazionali e istituzioni, per esplorare la figura di san Giorgio e l’ampiezza della diffusione della sua presenza e del suo culto in Europa e nel Mediterraneo. Il santo cavaliere, così universalmente conosciuto, non aveva ancora avuto una mostra specificamente dedicata. Non è un caso che questo avvenga oggi a Genova, una città che ha san Giorgio tra i suoi santi patroni, ma che ha indissolubilmente legato il nome del santo alla città nel Medioevo. La mostra parte perciò da un legame speciale, quello dell’antica Genova con san Giorgio. Non è un caso che sia ligure anche il narratore che ci ha consegnato la versione più nota della storia di san Giorgio: Iacopo da Varagine, o da Varazze, Arcivescovo di Genova nel XIII secolo. La mostra prende le mosse dalla città, per avviare un percorso che si sviluppa negli spazi espositivi del Teatro del falcone, tra opere d’arte e oggetti di provenienza internazionale che riportano l’immagine e l’iconografia di San Giorgio. Questo perché san Giorgio nel Medioevo diventa una vera e propria icona visiva, comune a paesi e realtà molto diverse tra loro. La mostra testimonia questa ricchezza, nella presenza di materiali diversi e opere provenienti da numerose città italiane ed europee. Il percorso, che accosta pittura, scultura, oreficeria, miniatura, ceramica, incisioni – per citare solo alcune delle tecniche artistiche presenti – procede in maniera tematica e non cronologica. Apre la mostra un imponente calco da uno dei capolavori assoluti del Rinascimento, il San Giorgio di Donatello che porta idealmente in mostra la sua rappresentazione nelle vesti di un eroe classico. L’opera successiva, un antico portale quattrocentesco si collega subito alla città di Genova e al suo legame indissolubile con la figura di san Giorgio. Il tema del santo guerriero è quindi al centro della prima sala, in cui sono visibili un’armatura, una spada di inizio Trecento, considerata a Colonia una reliquia del santo, e un prezioso scudo dipinto su cuoio proveniente dalle collezioni del Musée de Cluny (Parigi). La figura di san Giorgio trova la sua perfetta descrizione visiva nel dipinto quattrocentesco di Carpaccio proveniente dall’Abbazia di San Giorgio a Venezia, in cui si vede il santo cavaliere pronto a trafiggere il drago. Nel corridoio successivo troviamo due codici miniati, raffinati esempi quattrocenteschi che testimoniano la presenza della figura di San Giorgio sia nei testi civici (Gli Annales genuenses di Giorgio Stella di inizio Quattrocento) sia nei manoscitti con funzione liturgica (il Kyriale dell’Abbazia di San Giorgio di Venezia). La figura del santo convive così contemporaneamente sia in una dimensione religiosa che civile. Nella sala successiva le opere esposte si concentrano sulla figura del drago – che nei secoli ha rappresentato il male da sconfiggere – sui materiali più diversi: ceramica, argento, bronzo, ottone, marmo. Tra i manufatti esposti è possibile osservare anche alcuni oggetti che incuriosiscono, come gli antichi acquamanili (brocche per versare l’acqua, straordinariamente decorate) o il medaglione della Gilda di san Giorgio (Bruxelles), commissionato dalla corporazione degli arcieri che nella festa annuale della gilda usava il suo uccellino d’argento come bersaglio. La sala ospita anche lo straordinario dipinto su tavola San Giorgio e la Principessa di Anonimo pittore bresciano proveniente dalla Pinacoteca Tosio Martinengo, fortemente voluto in mostra proprio per la sua straordinaria tecnica e i preziosi dettagli. Il soggetto dell’opera è un perfetto esempio iconografico, con tutti i soggetti della leggenda: sono presenti la Principessa, simbolo della salvezza, l’eroe cavaliere, e il drago, simbolo del male, che si muovono sullo sfondo della città liberata – e poi battezzata – per volere di san Giorgio. Tra le opere in prestito dal Museé du Louvre, un prezioso micro-mosaico trecentesco con tessere in legno, probabilmente destinato alla devozione privata che documenta la varietà di tecniche con cui artisti e artigiani hanno rappresentato la vicenda del santo. In mostra è presente anche lo straordinario Reliquiario del braccio di san Giorgio, proveniente dal Tesoro di San Marco di Venezia, che colpisce per la raffinata tecnica di oreficeria oltre che per la secolare storia di devozione. Il percorso prosegue quindi una selezione di opere genovesi – o di provenienza genovese – a partire dal San Giorgio di Luchino da Milano proveniente da Palazzo San Giorgio, probabile primo gonfalone della città. A questo fanno seguito tra gli altri una significativa tavola di Niccolò da Voltri, di primissimo Quattrocento, commissionata dalla comunità genovese residente a Palermo, oggi conservato a Termini Imerese. Le opere liguri si chiudono con il bellissimo dipinto su tavola con San Giorgio e il drago realizzato da Pietro Francesco Sacchi per la chiesa di Levanto nel 1520: l’opera, requisita dalle troppe napoleoniche, venne esposta a Parigi e restituito solo nel 1817. L’ultima sala della mostra ospita un capolavoro assoluto che è visibile a Genova per la prima volta. Si tratta di un San Giorgio dipinto su tavola da Andrea Mantegna, datato tra il 1459 e il 1461. In questa rappresentazione, che idealmente chiude il percorso, tutto è compiuto. È tornata la pace, il santo è vittorioso e il drago è ormai sconfitto. San Giorgio, raffigurato come un “Perseo cristiano” è realizzato con una straordinaria abilità pittorica. Sulle altre pareti della sala, a confronto, sono collocate due piccole opere di scuola ferrarese, di Cosmè Tura e Ercole dè Roberti. È soprattutto con quest’ultima, anticamente parte del famoso Polittico Griffoni di Bologna, la familiarità più evidente con Mantegna. A fine mostra una mappa della città segna l’invito a uscire nelle strade e a ritrovare le antiche raffigurazioni di San Giorgio a Genova: dai portali scolpiti, ad affreschi, dipinti e murales contemporanei.

Cosa si vede
Il percorso, tematico e non cronologico, mette in dialogo pittura, scultura, oreficeria, miniature, ceramiche, stampe e oggetti d’uso dal Medioevo alla metà del Cinquecento. Tra i momenti clou:
- il calco del San Giorgio di Donatello, che porta in mostra il santo come eroe “classico”;
- il Carpaccio dell’Abbazia di San Giorgio a Venezia, con il cavaliere nell’attimo che precede il colpo al drago;
- armi, scudi e reliquie che raccontano l’iconografia del santo guerriero (spada trecentesca venerata a Colonia, scudo dipinto su cuoio dal Musée de Cluny);
- codici miniati che mostrano San Giorgio nella vita religiosa e civile (dagli “Annales” a testi liturgici);
- uno scrigno di materiali e tecniche: acquamanili, medaglioni di gilda, oggetti in metallo, ceramiche e argenti;
- il Reliquiario del braccio di San Giorgio dal Tesoro di San Marco;
- il capitolo ligure, con il gonfalone di Luchino da Milano, una tavola di Niccolò da Voltri e il San Giorgio e il drago di Pietro Francesco Sacchi (1520) per Levanto;
- il gran finale con Andrea Mantegna: un San Giorgio di potenza rara, accostato a piccole tavole ferraresi di Cosmè Tura ed Ercole de’ Roberti.







Le opere arrivano da musei e collezioni in Italia e in Europa (tra cui Parigi, Bruxelles, Colonia, Amburgo), a testimoniare quanto la figura del santo sia stata un codice visivo condiviso tra mondi diversi. La mostra è curata da Alessandra Guerrini, Luca Leoncini, Anna Manzitti, Gianluca Zanelli con il contributo di studiosi internazionali.
Video, città e famiglie
Il percorso è intervallato da contributi video di storici e storici dell’arte su mito, culto e iconografia. L’uscita ideale dalle sale è una mappa per “cacciare” San Giorgio tra centro storico e quartieri: portali quattrocenteschi, affreschi, cicli pittorici e segni contemporanei. Per i bambini sono disponibili quaderno-gioco e audioguide dedicate (scaricabili via QR).
Eventi di novembre
- Sabato 15 novembre, ore 16:30 – Sotto il segno del drago. San Giorgio e la Genova del Medioevo: incontro con Antonio Musarra.
- Sabato 22 novembre – Scacco al drago: giornata speciale con i circoli liguri degli scacchi. Dalle 10:30 alle 13:00 prove guidate nel Salone da Ballo; nel pomeriggio gioco libero in Galleria degli Specchi. Scacchiera gigante in atrio (10:00–18:00). Ingresso speciale 6 €, under 18 gratis.
- Sabato 29 novembre – L’arte dei videogiochi: Fabio Viola racconta l’evoluzione del drago tra fumetto, giochi e gaming, con momento di gioco dedicato.
Informazioni utili
- Dove: Palazzo Reale, Teatro del Falcone
- Quando: 31 ottobre 2025 – 1° marzo 2026
- Orari: mar 13:30–19:00; mer–sab 9:00–19:00; chiuso lunedì; domeniche e festivi aperto (verificare sul sito di Palazzo Reale). Chiuso 25 dicembre.
- Biglietti (unico Musei Nazionali di Genova: mostra + Palazzo Reale + Palazzo Spinola): 12 €; 2 € 18–25; gratuito under 18 e aventi diritto. Ingresso gratuito la prima domenica del mese e il 4 novembre.
Catalogo e community
Il catalogo (Dario Cimorelli Editore) raccoglie saggi di riferimento su mito, storia genovese, vessillo e iconografia, con schede delle opere. Il museo invita a condividere sui social (o via mail a palazzorealegenova@cultura.gov.it) immagini di San Giorgio scovate in città: nascerà una galleria virtuale collettiva.
Un invito, insomma, a guardare con occhi nuovi un’icona che parla ancora di identità, protezione e coraggio.


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