Amt, scontro aperto tra progressisti e centrodestra, in gioco c’è il servizio ai cittadini. Nuove tariffe approvate da Amt

Il centrodestra contesta la validità delle decisioni senza atti di indirizzo, il centrosinistra rivendica un passo necessario per il risanamento di Amt e il mantenimento del servizio pubblico, con entrata in vigore progressiva dal 1° novembre

La battaglia politica sulle nuove tariffe di AMT è esplosa nel momento più delicato, quello in cui servirebbero decisioni rapide e al riparo da vizi formali. Da un lato, il centrodestra mette in dubbio la legittimità del percorso seguito, dall’altro, la Coalizione Progressista rivendica la scelta come primo mattone per mettere in sicurezza l’azienda e, soprattutto, il servizio per utenti e lavoratori.

Secondo Matteo Campora e Federico Bogliolo (Vince Liguria–Noi Moderati), i rappresentanti di Città Metropolitana e del Comune di Genova non avrebbero ricevuto alcun mandato dai rispettivi Consigli per votare le nuove tariffe. Un’assenza che, a loro giudizio, si tradurrebbe nel rischio di decisioni “assunte a titolo personale”, dunque esposte a rilievi di validità. Alla critica di metodo si somma quella di merito: su un cambiamento che incide direttamente sulle tasche dei cittadini, dicono, andavano coinvolti i territori e ascoltate le associazioni dei consumatori. Il bersaglio politico è la sindaca metropolitana Silvia Salis, accusata di aver condotto il dossier con scarsa attenzione per le prerogative degli enti soci e per la complessità amministrativa del passaggio.
La lettura dei progressisti è opposta e più ampia. La Coalizione Progressista ricorda innanzitutto che la delibera di indirizzo del novembre 2023 non fissava livelli puntuali di prezzo ma demandava ad AMT la definizione della griglia tariffaria. In questo quadro, l’approvazione in assemblea – con entrata in vigore progressiva dal 1° novembre – è presentata come l’atto formale necessario per avviare il risanamento dopo la sperimentazione tariffaria del 2024, giudicata fallita. Non si tratta, spiegano, di una fuga in avanti, bensì dell’assunzione di responsabilità che si richiede a chi governa un servizio pubblico essenziale: mettere ordine nei conti per evitare tagli, disservizi e una spirale di emergenze che finirebbe per scaricarsi proprio sugli utenti più deboli.
Nella loro posizione c’è anche un passaggio politico sostanziale: i progressisti chiedono a tutte le istituzioni di fare la propria parte, senza ambiguità. Chiamano in causa i Comuni soci guidati dal centrodestra – accusati di aver disertato il voto dopo aver fatto mancare il numero legale in consiglio metropolitano – e sollecitano la Regione Liguria a chiarire come si sia monitorata la riforma tariffaria sostenuta nel 2024 e quali impegni intenda assumersi adesso. L’obiettivo dichiarato è duplice: dare stabilità finanziaria all’azienda e restituire certezze ai cittadini su orari, frequenze e qualità del servizio, aprendo parallelamente un confronto strutturato con sindacati e associazioni dei consumatori sulla fase di attuazione.
Al netto del muro contro muro, resta il punto essenziale: l’interesse superiore non è la contesa tra schieramenti, ma la continuità del trasporto pubblico. È qui che si misurerà la credibilità di tutti: nella capacità di sciogliere rapidamente i nodi formali sui mandati, comunicare con trasparenza tempi e modalità delle nuove tariffe, e accompagnare la transizione con tutele e correttivi laddove necessari. Perché ogni giorno, molto prima dei comunicati, migliaia di persone aspettano un autobus che arrivi puntuale.
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