Il presidente Berruti: «Crisi preesistente, cassa in rosso e patrimonio sottozero. La composizione negoziata serve a salvare Amt, non a nascondere i numeri»

In Commissione il presidente di Amt ricostruisce la voragine: al 31 agosto debiti per 101 mln verso fornitori e 57 mln verso banche, in cassa 600 mila euro; fabbisogno di 42 mln fino al 31 marzo 2026 solo per stipendi e F24. Piano in arrivo: più compensazioni da contratto (≈50 mln/anno), +10 mln da tariffe con fasce Isee, nessun taglio ai diritti dei lavoratori

“No, la crisi non è nata il 29 agosto.” Federico Berruti, alla guida di Amt dal 29 agosto 2025, apre la sua relazione in Commissione con dati “che non si discutono perché scritti negli estratti conto”. Il 9 settembre ha avvisato i soci: in cassa 600 mila euro, non sufficienti a pagare stipendi e F24. Alla stessa data, il 31 agosto, lo stock dei debiti segnava 101 milioni verso i fornitori e 57 milioni verso gli intermediari finanziari. Nell’istanza di composizione negoziata della crisi depositata ieri, Amt stima un deficit di cassa di 42 milioni da qui al 31 marzo 2026, limitato alle sole uscite “vitali” (paghe e tributi) e confidando di dilazionare il pregresso con i creditori grazie alla procedura.

“Non abbiamo ‘creato’ la crisi: era negli atti”
Berruti respinge l’idea che l’attuale CdA abbia “drammatizzato” i conti: la situazione era già fotografata in atti ufficiali del Comune (la lettera del 14 marzo 2025 che giudicava “non ricevibile” il preconsuntivo 2024 e la relazione 2025–2027). Lì — spiega — comparivano due scelte contabili oggi rimesse in discussione:
- la capitalizzazione di costi legati al cosiddetto “modello Genova” (gratuità/agevolazioni), “senza i presupposti previsti da Codice civile e principi contabili”;
- l’iscrizione di ricavi da sanzioni con un tasso di recupero del 37–37,5% a fronte di una serie storica “intorno al 3,5%”.
Su questo secondo punto Berruti è perentorio: «Non firmerò mai documenti che stimino ricavi da multe scollegati dagli incassi effettivi: possiamo discutere se sia il 3%, il 4%, il 4,2%; il resto non è lecito». Ricordando, peraltro, che scrivere ricavi “iperbolici” e poi svalutarli genera effetti fiscali distorsivi (il ricavo è imponibile, la svalutazione in gran parte indeducibile).
Il risultato, con criteri prudenziali, è un patrimonio netto che Berruti stima a –90 milioni a fine 2025: “Da almeno un anno il capitale è sottozero: per legge gli amministratori devono intervenire senza indugio.”
Perché la composizione negoziata (e cosa cambia davvero)
Di fronte a un patrimonio negativo, le strade — ricorda — sono due:
- aumento di capitale immediato (ordine di grandezza 100–120 milioni) con assemblea e sottoscrizione in poche settimane;
- avvio di una procedura di gestione della crisi.
È stata scelta la composizione negoziata (la più “light”, non concorsuale) per tre ragioni:
- sospende per 6 mesi (prorogabili) gli obblighi di ricapitalizzazione;
- consente di chiedere al Tribunale misure protettive contro azioni dei creditori (“un rischio mortale per un’azienda senza liquidità”);
- offre ai soci pubblici (Comune, Città metropolitana ed eventualmente Regione o sue emanazioni) il tempo per definire un aumento di capitale sostenibile.
“Non è un modo per rinviare la verità: è il modo per salvare una società pubblica e tenere il servizio in piedi mentre si mettono a terra le contromisure.”
Le leve del piano: compensazioni e tariffe (con tutele sociali)
Il piano industriale — che il CdA adotterà nei prossimi giorni e sottoporrà a soci e Consiglio — poggia su due pilastri.
1) Sottocompensazione del contratto di servizio.
“Nell’affidamento in house il PEF definisce compensazioni su un orizzonte lungo; negli ultimi anni fattori esogeni (soprattutto inflazione) hanno allargato il divario fra teoria e consuntivi.” L’analisi tecnico‐finanziaria (sviluppata con Price e gli uffici di Città Metropolitana) quantifica in circa 80 milioni la mancata compensazione post-Covid; in avanti, servono ≈50 milioni/anno per riallineare il corrispettivo ai costi reali del servizio, “al netto delle inefficienze, che non si possono coprire con denaro pubblico”.
2) Politica tariffaria.
“Capisco il senso della sperimentazione sulla gratuità: nel medio periodo cambia le abitudini. Ma oggi l’azienda ha bisogno di ricavi aggiuntivi.” L’obiettivo è ≈10 milioni in più, con una rimodulazione selettiva: fasce Isee, salvaguardia delle fragilità, progressività. “Conserviamo lo spirito di inclusione, ma dentro un quadro di sostenibilità.”
Diritti del lavoro.
“Indicazione cogente del socio: i diritti dei lavoratori sono intangibili. Il piano non li mette in discussione.”
Conti, revisione e trasparenza: “Numeri terzi, responsabilità nostra”
Sulla scelta dell’advisor: «Affidare l’analisi a Price è una garanzia per voi: i loro disclaimer sono prassi (non sono i revisori dei conti). Il revisore legale resta Deloitte. La responsabilità del bilancio è degli amministratori e, finché ci sarò, porterò un documento coerente con le stime illustrate».
Quanto al contributo Mase (12,5 milioni), la stima considera l’iscrizione nel 2025 (“divenuto certo”), pur sapendo che il tema contabile 2023/2024 resterà oggetto di confronto con il revisore. Sulle manutenzioni, il CdA ha assunto “la linea meno prudente” tra le ipotesi sollevate (parte delle spese straordinarie da ricondurre all’ordinario), “ma qui deciderà la contabilità”.
Governance e percorso istituzionale
Il documento di piano passerà da CdA e soci, quindi tornerà in Commissione e in Consiglio. Concluso l’iter, Berruti convocherà l’assemblea dei soci per l’approvazione, “recependo — per quanto possibile — le indicazioni dell’aula”. Intanto, con la nomina dell’esperto prevista dalla procedura, Amt chiederà al Tribunale le misure protettive per mettere al riparo l’operatività da pignoramenti, decreti ingiuntivi e blocchi che “oggi appaiono probabili dati 150 milioni di debiti complessivi e la cassa insufficiente”.
La posta in gioco per Genova
Il messaggio finale è netto: o si affrontano i numeri per quello che sono, o scattano gli esiti “peggiori del risanamento”: liquidazione e servizio al palo. Per evitarlo, la rotta è tracciata:
- mettere in sicurezza la cassa nel breve;
- proteggere l’azienda dalle azioni dei creditori;
- riallineare le compensazioni al costo effettivo del servizio;
- riportare i ricavi da traffico su un sentiero sostenibile senza rinunciare all’equità;
- preparare la ricapitalizzazione pubblica in tempi congrui.
“Capisco le critiche di questi 40 giorni, ma non abbiamo alcun interesse a ‘truccare’ i dati. Amt è un bene pubblico: si difende con verità contabile, tempestività giuridica e scelte politiche coerenti. Noi questa scelta l’abbiamo fatta.
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