Amt, l’allarme dei sindacati: «Da domani ferme le corse del servizio in subappalto a Riccitelli». Rischio maxi protesta dei lavoratori

In audizione in commissione comunale sul dossier dell’azienda partecipato dal Comune, le sigle chiedono liquidità immediata, tutela di salari e occupazione (anche nell’indotto), niente privatizzazioni, chiarezza sui conti e responsabilità manageriali. Allarme su mezzi fermi, ricambi bloccati e appalti a rischio: «Il servizio non può reggere senza autobus, pezzi e assunzioni»


Nel quadro della crisi di Amt, il pericolo più imminente per l’utenza riguarda il subappaltatore Riccitelli. Da mesi l’azienda lamenta pagamenti arretrati (i sindacati parlano di fatture ferme da febbraio) e ha annunciato l’intenzione di restituire il servizio: tradotto, da domani una parte delle corse non verrà effettuata. La Prefettura ha convocato per le 16.30 un incontro con Riccitelli, Città Metropolitana e Amt, ma l’allarme resta alto: Riccitelli impiega circa 50 lavoratori e il suo ritiro rischia di innescare un effetto domino su altre società in appalto (in tutto sono sette), che insieme coprono circa il 10% del servizio urbano ed extraurbano. La situazione si inserisce in un contesto di liquidità insufficiente, con fornitori che non consegnano più pezzi di ricambio e officine costrette a fermare i mezzi: senza un intervento economico immediato, avvertono i sindacati, sarà impossibile garantire le corse necessarie a portare studenti e lavoratori a destinazione, con ricadute immediate su utenza e occupazione lungo l’intera filiera.

La crisi di Amt irrompe in Commissione consiliare con la voce compatta dei sindacati: «Azienda pubblica, in house, risorse subito, un piano triennale credibile e zero scaricabarile sui lavoratori». È la sintesi dei contributi portati da Faisa Cisal, Filt Cgil, Fit Cisl, UGL Fna, Orsa e Cub Trasporti, che pongono al centro il caso Genova: servizio ridotto dai guasti e dalla carenza di personale, fornitori che non consegnano, società in appalto pronte a fermarsi, retribuzioni erose dall’inflazione e—per l’indotto—stipendi arretrati.
Le sei priorità comuni emerse in aula
- Amt deve restare pubblica con affidamento in house di urbano ed extraurbano.
- Liquidità immediata per pagare fornitori e appalti, e sblocco dei fondi nazionali/regionali disponibili.
- Piano industriale con orizzonte triennale, chiaro su perdite, debiti, investimenti e fabbisogni occupazionali.
- Tutela di salari e livelli occupazionali (Amt e filiera), stop a ipotesi di tagli.
- Sicurezza: riapertura del tavolo anti-aggressioni e mezzi in linea solo in condizioni adeguate.
- Trasparenza e responsabilità su scelte gestionali e contabili che hanno aggravato la crisi.
Edgardo Fano (Faisa Cisal): “Due leve: tariffe e contribuzione. Se una scende, l’altra deve salire”
Fano contestualizza: contratti di servizio non indicizzati da anni con un’inflazione accumulata «intorno al 20% (2019–2025)». Il calo dei ricavi da traffico, anche per la politica tariffaria sperimentale, «ha aperto una forbice che andava compensata con maggiore contribuzione pubblica». Ricorda l’allerta del collegio sindacale (23 giugno) su ricavi, gratuità e recupero sanzioni e rivendica l’azione sindacale per sbloccare i fondi Mase e accelerare anticipazioni sul contratto di servizio. Critico il quadro operativo: assunzioni bloccate, servizio rivisto “sui mezzi disponibili” e fornitori sul piede di guerra. Bene la composizione negoziata della crisi se “serve a stabilizzare”, ma «non diventi il preludio a procedure concorsuali incompatibili con l’in-house». Chieste certezze su debito pregresso vs corrente e un uso rapido dei canali finanziari (addendum TPL, nuovi criteri LAS dal 2026, bandi Mase).
Andrea Gambas (Filt Cgil): “Servizio ridotto per bus e organici. Non si scarichi la crisi sulle spalle dei lavoratori”
Per Gambas, la situazione «preoccupa da mesi»: tagli quotidiani dalla scorsa stagione per mancanza di autobus (guasti, ricambi introvabili per mancati pagamenti) e personale insufficiente. «I mezzi escono in sicurezza, ma con enormi sforzi dei manutentori». Chiesti: tutela dell’in-house, nessuna perdita di posti (Amt e appalti) e riattivazione del tavolo sicurezza. Netta la linea sul salario: «Non saranno i dipendenti a pagare la crisi». Servono fondi strutturali lungo tutta la filiera istituzionale (Stato–Regione–Comune).
Antonio Vella (Fit Cisl): “Basta parole, servono atti: chi mette la liquidità ponte e quando?”
Vella richiama il precedente del 2013 e chiede «passaggi concreti» su liquidità, identificazione del soggetto pubblico che farà da polmone finanziario e tempi. Avverte: «Se fallisce Amt, fallisce Genova sul piano del servizio». Fondi per l’acquisto dei mezzi «fermi in Regione», ricambi e assunzioni bloccati: «Il servizio crolla». Pronti alla mobilitazione con i cittadini «che il bus lo usano ogni giorno», ma «non pagheremo il prezzo di una lotta politica».
Roberto Piccardo (UGL Fna): “Responsabilità manageriali e sprechi. Anche con più soldi, la gestione va corretta”
Piccardo accusa l’azienda di aver minimizzato i segnali d’allarme e chiede accountability ai vertici. Porta due esempi di inefficienze: un mezzo per lavori in quota acquistato e poi rifiutato perché incompatibile con le rimesse (rientrato dopo modifiche e re-omologazione «a carico di Amt»), e la scelta di rifornire bus a distanza (costi di chilometri a vuoto e personale). «A Staglieno ci sono oltre cento mezzi fermi: senza ricambi si cannibalizza». Conclusione netta: «L’azienda deve rimanere pubblica, punto».
Alessandro Bianchi (Orsa): “Dalla ‘solidità’ del 2023 alla crisi: stop a esperimenti, sì all’efficientamento del servizio”
Bianchi ricorda comunicazioni aziendali del 2023 che parlavano di bilancio in utile e immagine «solida e robusta», oggi smentite dai fatti. Critica la sperimentazione tariffaria definita «azzardata» e chiede di «mettere un punto»: basta “impostazioni da business privato in un servizio pubblico”, priorità a regolarità e qualità del trasporto.
Milani (Cub Trasporti): “Finanziamento pubblico e scelte chiare. E gli appalti? Senza stipendi da due mesi”
Per Cub «l’unica strada» è finanziare il servizio pubblico: più TPL significa meno traffico e inquinamento e valorizza «chi si alza alle 4 per far muovere la città». Denuncia scelte passate «sbagliate» (chiusura di officine e rimesse storiche), chiede rimozione di chi ha sbagliato e soprattutto date e cifre: «Quando arrivano i soldi e in che misura? Gli addetti degli appalti aspettano lo stipendio per il secondo mese». Senza risposte, «qualsiasi patto con i lavoratori rischia di non reggere».
Il nodo operativo: mezzi, ricambi, turni, appalti
La fotografia condivisa: per coprire i 1040 turni feriali servono ~500 autobus/giorno; tra guasti, cannibalizzazioni e mancate consegne dei ricambi «decine e decine di mezzi restano in deposito». La turnistica del nuovo servizio (dal 3 novembre) nascerà «non sulle esigenze dell’utenza, ma su quello che c’è in officina». In parallelo, appalti a rischio: il caso Riccitelli (convocazione in Prefettura) è il campanello d’allarme su una filiera senza respiro finanziario.
Che cosa chiedono alla politica
- Trasparenza documentale: bilancio 2024, analisi indipendenti, piano industriale.
- Scelte rapide su liquidità ponte e ricapitalizzazione, con impegni di Comune, Città Metropolitana e Regione.
- Sblocco fondi e accelerazione su investimenti e rimborsi; uso pieno dei canali nazionali.
- Tutele su salari e occupazione (Amt e indotto), con sicurezza al centro.
- Responsabilità su errori gestionali e contabili, evitando che la composizione negoziata deragli verso scenari concorsuali.
Il messaggio, dal fronte sindacale, è univoco: «Genova difenda Amt pubblica con risorse vere e decisioni verificabili. I lavoratori stanno già tenendo in piedi il servizio; ora tocca alla politica far ripartire autobus e conti, senza far pagare la crisi a chi guida, ripara e usa il trasporto pubblico».
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