Scuole, la protesta dilaga: dal tema Palestina alle richieste su stage, spazi e sicurezza

Al Nautico “San Giorgio” studenti in occupazione con un lungo elenco di rivendicazioni; al Liceo “Lanfranconi” palestra occupata e circolari di diffida: «Assemblea non autorizzata». La FLC Cgil: «Basta toni paternalistici, sì al dialogo a scuola»

La mobilitazione studentesca che nelle ultime settimane è ripartita dalle piazze pro-Palestina approda con forza dentro gli istituti genovesi e si allarga ai temi “di casa”: stage, spazi, servizi, laboratori, orari e rapporti con le dirigenze. Oggi l’Istituto Nautico “San Giorgio” è stato occupato dagli studenti; al Liceo “Luigi Lanfranconi” gli alunni hanno preso la palestra per un’assemblea che la scuola definisce non autorizzata.

Nautico “San Giorgio”, occupazione e un dossier di critiche alla scuola
In una nota inviata alle redazioni da un gruppo di studenti che si firma “Risorgere”, i ragazzi spiegano di aver occupato l’istituto «contro il dirigente scolastico Paolo Fasce» e «contro le politiche del governo italiano su ordine di Washington, Bruxelles e Tel Aviv». Nel testo si leggono passaggi politici molto netti — «contro ogni forma di sostegno e vicinanza al regime sionista» e «contro il riarmo europeo» — e affermazioni simboliche come la rimozione della bandiera europea dall’edificio, presentata come gesto di protesta.
Accanto alla cornice internazionale, gli studenti elencano doglianze concrete sulla gestione dell’istituto e chiedono «maggiore controllo, organizzazione e serietà negli stage», denunciando calendari e orari decisi in ritardo e sostenendo che «una studentessa sarebbe stata molestata durante lo stage presso GNV» senza — affermano — «un’adeguata attenzione» da parte della scuola. Si tratta di accuse degli studenti sulle quali non risultano al momento risposte ufficiali da parte del dirigente: la redazione resta disponibile a pubblicare repliche e chiarimenti.
Nel documento sono citati anche:
- bagni carenti nella sede della Darsena e limitazioni d’uso “ingiuste” secondo gli studenti;
- richiesta di ripristino dei permessi di uscita prima delle 13.30 per chi viene da fuori comune;
- laboratori “essenziali ma sottoutilizzati”, con docenti “spesso mancanti” e dotazioni «obsolete» — in particolare nel laboratorio di costruzioni navali;
- clima interno deteriorato e «norme disciplinari arbitrarie», con «estensione degli orari per coprire l’intervallo»;
- criteri meritocratici nell’assegnazione degli stage;
- criticità strutturali (finestre rotte, freddo invernale e caldo torrido a fine anno) nella sede della Darsena;
- richiesta di consentire l’ingresso di un chiosco/paninaro come avviene in altri istituti;
- contrarietà alla pratica, attribuita al dirigente, di “incatenare” le moto: chiesta la riapertura del parcheggio agli studenti.
Nel comunicato, gli studenti definiscono la linea del preside «filo-europea e filo-americana» e «intollerabile». Toni duri che si inseriscono in un confronto ormai lungo.
FLC Cgil: «No a toni paternalistici, sì al dialogo»
Sulla vicenda interviene la FLC Cgil Genova e Liguria: «Siamo sconcertati dalla comunicazione del dirigente del Nautico “San Giorgio-Colombo” alle famiglie e al personale», si legge nella nota. Per il sindacato, sulla base di «chat non verificate», il preside si sarebbe «lanciato in proclami», adottando «una visione autoritaria e paternalistica che non coglie il sentimento rispetto ai conflitti in atto». La circolare sarebbe «inopportuna e tesa a delegittimare i percorsi di coscienza politica», riducendo le occupazioni «a puro vandalismo» e prospettando «solo interventi repressivi».
La FLC Cgil indica una via alternativa: «Investimenti in istruzione, lotta alle disuguaglianze e spazi di confronto reale». Il sindacato definisce «spiacevoli e diseducative» alcune frasi attribuite al dirigente sulle manifestazioni per la pace e su un ex alunno imbarcato con la flotilla, ribadendo che una scuola pubblica deve «fare tesoro dei valori educativi e costituzionali».
Liceo “Lanfranconi”: palestra occupata, la scuola diffida
Nel frattempo, al Liceo Statale “Luigi Lanfranconi” la protesta è sfociata nell’occupazione della palestra. Due circolari firmate dalla scuola ricostruiscono il quadro.
Nella prima, del 11 ottobre, il dirigente richiama i propri doveri istituzionali e precisa che «non sono autorizzate le occupazioni scolastiche né forme di protesta autogestite all’interno dell’Istituto». Il Consiglio d’Istituto ha invece deliberato «la concessione di un’assemblea di istituto nelle prossime settimane, come da regolamento (art. 22), con ordine del giorno e invito di ospiti sul tema di Gaza». Le questioni sociali e umanitarie «richiedono conoscenze e approfondimento storico», da affrontare «con i docenti e con l’analisi delle fonti». Il dirigente avverte che una occupazione scolastica «viola i diritti costituzionali di libertà di espressione e di diritto allo studio» e «non sarebbe tollerata», anche per i rilievi penali connessi a interruzione di pubblico servizio, preannunciando la possibilità di presentare denuncia. «Le lezioni si dovranno svolgere regolarmente», si legge.
La seconda circolare, datata 13 ottobre (oggi) e intitolata “Assemblea non autorizzata”, constata che «alcuni studenti hanno occupato la palestra di Voltri per discutere di tematiche politiche e altro». La scuola chiarisce che «gli studenti che vi prendono parte non sono giustificati in quanto si tratta di una manifestazione non autorizzata», pertanto «risulteranno assenti alle lezioni e dovranno giustificare l’assenza». È inoltre ribadito che «non è autorizzato lo spostamento di studenti in classe verso la palestra».
Un conflitto che intreccia geopolitica e quotidiano scolastico
Dai testi e dalle prese di posizione emerge un doppio binario della protesta: il piano internazionale — con le parole d’ordine sulla Palestina, il riarmo europeo e i rapporti con Stati Uniti e Unione Europea — e il piano interno degli istituti, fatto di tempi e qualità degli stage, condizioni degli edifici, uso dei laboratori, servizi igienici, permessi d’uscita, parcheggi e regole.
Le prossime ore diranno se prevarrà la trattativa invocata dalla Cgil scuola — «spazi di dialogo invece di sanzioni» — o la linea di rigore delle dirigenze che, come nel Lanfranconi, richiamano regole, sicurezza e responsabilità. In ogni caso, il clima nelle classi genovesi suggella una verità semplice: la mobilitazione partita dal mondo, oggi, chiede risposte anche dentro la scuola.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.