Oggi a Genova 

Cellulari banditi dalle aule, al via il nuovo divieto. Proteste e dubbi tra famiglie e studenti

È scattato da questo anno scolastico il divieto di usare smartphone a scuola, valido anche per fini didattici. Genitori e ragazzi chiedono chiarimenti: la scuola declina ogni responsabilità in caso di furto dai contenitori. Al Lanfranconi prime polemiche

Primo giorno di scuola e primo banco di prova per il nuovo divieto ministeriale: niente più cellulari nelle aule delle scuole secondarie di secondo grado, per l’intero orario scolastico. Una misura drastica, introdotta su tutto il territorio nazionale con una disposizione ministeriale nel 16 giugno 2025, che estende il divieto non solo all’uso personale ma anche a quello didattico, salvo rare eccezioni legate a studenti con disabilità o con disturbi specifici di apprendimento, autorizzati tramite PEI o PDP.

Il provvedimento, che impone alle scuole di aggiornare regolamenti interni e patti educativi di corresponsabilità, prevede sanzioni disciplinari per chi viola le regole. Gli istituti hanno predisposto appositi contenitori numerati nelle classi, dove gli studenti devono depositare i telefoni spenti all’inizio delle lezioni per poi recuperarli soltanto al termine della giornata scolastica.

Ma non mancano polemiche e malumori: già dalle prime ore della mattina i rappresentanti di classe sono stati sommersi di richieste di chiarimenti da parte di genitori e ragazzi, soprattutto sul nodo delle responsabilità. Le scuole hanno infatti precisato che non risponderanno di eventuali furti o smarrimenti dei dispositivi lasciati nei contenitori, scaricando la questione sugli stessi studenti.

Il caso più emblematico si è registrato al liceo Lanfranconi, dove alcuni studenti, ma anche i genitori, hanno espresso apertamente la loro contrarietà al provvedimento dettagliato dalla direzione con una circolare. Qui, il primo giorno, sono partite proteste spontanee e prese di posizione sui social, con richieste di maggiore chiarezza e la richiesta di soluzioni alternative e sicure per custodire i dispositivi. Il cellulare è anche un modo per comunicare con la famiglia per studenti che magari non tornano subito a casa da scuola, ma si recano a praticare uno sport o a frequentare lezioni di sostegno. Il tutto mentre, magari, i genitori lavorano entrambi e non possono, senza il dispositivo mobile, contatti con i figli.

Il divieto, pensato per ridurre distrazioni e favorire la concentrazione, divide l’opinione pubblica: c’è chi lo accoglie come un passo avanti per riportare l’attenzione sulla didattica e chi lo percepisce come una misura eccessiva, destinata ad alimentare tensioni e disagi. C’è anche chi contesta il mancato uso didattico che impedisce di formare allievi e studenti anche al buon uso degli smartphone e ad evitare pericoli in rete e truffe.

In copertina: foto di stock


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