Armella, al Ducale una presidentessa “ecumenica”: collaborazione con la vecchia governance e inviti a Borzani, Bizzarri e Bertolucci

L’idea è quella di chiedere il loro contributo per suggerimenti, idee e iniziative da portare avanti insieme. Riuscirà l’avvocata nominata dal Comune a far convivere diavolo e acqua santa (decidete voi il ruolo di ciascuno) e a serrare i ranghi per far rinascere la Fondazione per la Cultura che oggi non naviga in buone acque per quanto riguarda le presenze e la progettazione degli eventi futuri? I nodi della direttrice Bonacossa e delle mostre, prima tra tutte quella su van Dyck progettata durante lo scorso mandato. Dopo 8 anni in arrivo il comitato scientifico. Più iniziative, non solo espositive, con ricadute sulla città, meno arte contemporanea e più mostre di richiamo. I temi dei giovani e delle donne

Intervista di Monica Di Carlo
«Sono qua da qualche ora, sono pronta per affrontare questa sfida. Sono contenta» dice Sara Armella, neo presidente della Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale.

D: Come le è venuto in mente di accettare un compito così complesso e difficile?
R: Fondamentalmente pensavo che mi sento molto fortunata. È un’attività totalmente gratuita, che si fa soltanto per il piacere di dare una mano alla città e per dare un contributo. Ho l’età giusta, forse, per potermi dedicare anche a delle cose legate alla collettività e al sociale. In molti dicono che io non sono una esperta di cultura. Anche i miei predecessori non erano tutti degli intellettuali, però quello che mi fa piacere fare è poter pensare se posso dare un contributo so lavorare in squadra questo forse si e quindi quello che mi fa piacere fare è mettere a fattore comune delle grandi competenze per dare sicuramente un contributo, uno scossone, un impulso Ho maturato negli anni tante conoscenze a livello sia nazionale sia internazionale, anche nel mondo dell’arte e nel mondo della cultura. Mi fa piacere avere coltivato tutte queste relazioni e quindi mi sono detta, di fronte a questa idea: “Perché no?”. Me l’ha proposta la sindaca Silvia Salis proprio con questo spirito di assoluta restituzione di tutta la fortuna e i privilegi che ho avuto in questi anni di lavoro. Mi sono detta: “È il momento di provare a restituire qualcosa”. E questo, secondo me, è un motore importante, che anima anche tutti gli altri componenti del Ducale perché, ricordiamo, per tutti è un’attività che si fa a livello di totale volontariato e per il piacere di dare una mano. Tutto il consiglio direttivo lavora con passione. Molti dei membri dei consigli del passato hanno sempre dato il buon esempio, mettendo a disposizione non solo il tempo, ma anche sponsorizzazioni.
D: Cosa e chi bisogna cambiare rispetto alla conduzione degli anni passati più recenti?
R: Certamente la direttrice Ilaria Bonacossa ha una competenza sull’arte contemporanea e certamente ha un rapporto, un contratto, con il Ducale che si è conquistato a seguito di un concorso. Va anche detto che probabilmente le sono state indicate delle linee direttrici, perché poi le scelte del Ducale vengono molto definite a livello di consiglio direttivo. Probabilmente ci siamo spinti molto sull’arte contemporanea, che è una parte sicuramente interessante, però voglio dire fin da subito che dobbiamo dare un’importanza almeno paritaria all’arte “classica” e “moderna” e comunque a quella che richiama visitatori. Perché dobbiamo essere un Ducale aperto a tante istanze, esigenze, curiosità, interessi.
D: L’arte contemporanea non ha saputo portare grandi numeri al Ducale, nel cui statuto si dice a chiare lettere che quanto si fa deve avere ricadute anche economiche sulla città…
R: È vero che il metro di valutazione non è soltanto il numero di visitatori, non sarebbe giusto. Però non si può prescindere da questo aspetto. Le iniziative devono suscitare un interesse vasto e avere ricadute sul territorio, sulla città, sugli albergatori, su tutti gli operatori economici. Certamente è una delle vocazioni importanti del Ducale. Dobbiamo pensare a un programma che sappia attirare non soltanto la cittadinanza o i segmenti più interessati alla cultura, ma che sappia parlare anche al grande pubblico: turisti, appassionati, persone che non sono direttamente coinvolte nell’arte contemporanea e che apprezzano anche l’arte più “tradizionale” e “classica”.
D: Quelli che oggi attirano il grande pubblico in Italia non sono gli impressionisti, Modigliani, Picasso. Lei a chi pensa?
R: Mi piacerebbe molto Dalì, un autore che nel recente passato sta “girando” molto in Italia e che potrebbe essere interessante per il Ducale. Poi Chagall, Van Gogh, gli Impressionisti: insomma, tutto quel mondo. Ma pensavo anche a un’arte fortemente legata al territorio, agli anni ’50-’60 del Novecento, a Fontana e a tutti quegli artisti di fama internazionale che, come lui, hanno lavorato con la ceramica di Albissola. Penso ad Asger Jorn, Wifredo Lam, Emanuele Luzzati, Roberto Crippa. Certamente non si può puntare solo sul Cinquecento e Seicento, ma bisogna guardare almeno alla seconda metà dell’Ottocento e al Novecento, a qualcosa che sappia attirare grandi numeri e grande pubblico. Allora, bisogna capire la missione: se in passato è stata data quella di puntare sull’arte contemporanea, forse abbiamo concentrato troppo le energie su quel segmento. Si può guardare anche a quel pubblico, ma senza trascurare interessi diversi. Poi non c’è solo l’arte. In questi anni il Ducale si è concentrato molto sulle manifestazioni artistiche, ma dobbiamo rilanciare anche i grandi temi sociali. Il tema che mi sta più a cuore sono i giovani. Genova è una città che al Ducale ha sempre visto un’espressione molto forte delle persone della mia età o un po’ più grandi (dai 60 anni in su). Ma dobbiamo guardare anche all’emergenza dei giovani che vanno via. Tanti venti-trentenni studiano e lavorano fuori e non tornano più. Questo è un depauperamento fortissimo: perdiamo talenti e capacità che qui dovrebbero invece essere sviluppati. Il Ducale, da solo, non può invertire questa tendenza, ma può dare un piccolo contributo.
D: Come?
R: Per esempio, mi sono impegnata a dire che d’ora in poi il Presidente del Ducale ascolterà le proposte e le idee dei giovani anche under 35, affinché non siano soltanto utenti e pagatori di mostre, ma anche creatori di contenuti. Per me questa è una cosa molto importante: dobbiamo dare più spazio ai giovani e sentire le loro istanze. In questo momento, mi spiace che qualcuno storca il naso, ma un aspetto culturale molto forte che emerge dalla città è la nuova scena musicale: cantautori, rapper, Olly. Questi giovani artisti sono una sorta di nuova scuola genovese. E credo sia importante sviluppare intorno a loro un ragionamento, un ciclo che sappia parlare questo linguaggio nuovo e che sappia legarlo alla grande tradizione genovese dei cantautori. Il Ducale deve essere anche questo: un contenitore di contenuti diversi, dalla musica al teatro, dalla società alla scienza.
D: Questione mostre, uno dei più concreti talloni d’Achille dell’ultima gestione. C’è il progetto su van Dyck che vede co-curatrice la storica dell’arte Anna Orlando (oggi consigliera di opposizione in consiglio comunale) per una mostra su Rubens. Verrà confermata? E a che altro state pensando?
R: Nel programma del 2026 ci sono da valutare tanti aspetti, comprese le mostre che sono già state in qualche modo ipotizzate o su cui si è lavorato fino ad oggi. Siamo ovviamente molto attenti a quelle che sono le richieste della città, cioè organizzare mostre che sappiano attirare visitatori, turisti e appassionati su grandi temi della cultura figurativa. Per questo dedicheremo un prossimo Consiglio Direttivo a esaminare approfonditamente le varie mostre già messe in programma. Nessuno di noi vive, diciamo così, in un sistema di monopolio: le alternative ci sono sempre, gli spazi sono aperti, i dialoghi si sono attivati. Certamente la mostra di cui sta parlando sarà presto un punto all’ordine del giorno del Consiglio Direttivo. La consapevolezza è che questo sarà un tema centrale di discussione: non c’è nulla di deciso e, comunque, le alternative restano sempre possibili, specialmente per un’istituzione come Palazzo Ducale, che dialoga costantemente con tanti attori diversi. Siamo appena arrivati e sicuramente il Consiglio Direttivo valuterà subito con attenzione il programma del 2026.
D: Si è insediata solo oggi, ma sa già a che punto siamo con i lavori del PNRR?
R: Allora, mi sembra ad un buon punto, però sinceramente in queste due ore… È certamente uno dei temi prioritari di cui mi interesserò, anzi già oggi, come una delle prime domande al personale, ho voluto capire un po’ le questioni economiche e quindi ho chiesto anche di questa cosa. Mi sembra, incrociando le dita, che stia andando tutto bene. Il lavoro fatto da Serena Bertolucci (la ex direttrice, non rinnovata dall’ex presidente Beppe Costa nonostante i risultati ottenuti, tra cui proprio il bando PNRR vinto insieme ad altre quattro realtà nazionali, ricevendo il contributo più alto: 2 milioni di euro) è un lavoro molto solido e importante. Mi sembra, da quello che è emerso, che sia uno dei progetti più significativi a livello nazionale per i luoghi di cultura, e questo grazie al lavoro svolto da Bertolucci, una persona di grandissima capacità, di cui penso tutto il bene possibile.
D: Si potrà mai organizzare qualcosa al Ducale anche con l’ex presidente Luca Bizzarri, a cui la politica di centrodestra, che lo aveva nominato, ha dato il benservito?
R: Ma certo, ce l’auguriamo. Io oggi ho subito ringraziato non soltanto il mio predecessore, che è una persona molto brava, ma tutti i presidenti precedenti. Ho pensato a Borzani e a Bizzarri. Con Bizzarri c’è un rapporto di conoscenza e, in qualche misura, anche di stima. Ci siamo scritti in queste settimane, ci siamo incoraggiati per questa nuova sfida. Per esempio, sul tema del teatrino del Ducale, che è stata una delle sue grandi intuizioni, mi piacerebbe proprio coinvolgerlo e pensare a qualcosa insieme. Quanto a Bertolucci, è una grandissima professionista: io la stimo tantissimo e sono sicura che quando parliamo di voler essere un Ducale inclusivo, non di parte, senza barriere, significa anche ricongiungersi con la nostra storia recente. Serena è la benvenuta, così come Luca, che è stato un grande valore aggiunto. Sono sicura che potremo fare delle cose insieme, perché il lavoro che facciamo è quello di essere un motore culturale per la città. Nessuna preclusione, specialmente per talenti e competenze così forti.
D: E Borzani, che è stato prima assessore comunale alla Cultura e per molti anni presidente della Fondazione?
R: Ho sempre avuto grande ammirazione per Luca Borzani, sincera e concreta. Quando oggi ho detto di ringraziare tutti i presidenti precedenti, mi riferivo anche a lui. Accogliere consigli, proposte e iniziative da parte sua mi piacerebbe tantissimo.
D: In consiglio – nominati dalla Regione di centrodestra – Lei si trova i vertici decaduti per statuto insieme alla passata giunta comunale: l’ex presidente Beppe Costa e il vicepresidente Francesco Berti Riboli.
R: Credo che oggi abbiamo già dimostrato, con le nostre presentazioni, chiacchierate e foto, che vogliamo essere un team, una squadra di lavoro. Ci si dà una mano, ciascuno per la propria parte, superando steccati. Sicuramente Berti Riboli è un professionista, un imprenditore e un mecenate molto preparato. In consiglio abbiamo un’ottima squadra, perché comunque Beppe Costa è un grande imprenditore, ed è stato ed è tuttora tra i fondatori di Palazzo Ducale (con la sua azienda “Costa Edutainment” è socio della Fondazione, anche attraverso Civita n. d. r.). È un contributore importante di questa macchina culturale. E poi, in squadra, ci sono anche Massimiliano Morettini e Mitchell Wolfson.
D: Micky Wolfson è il veterano del consiglio, giusto?
R: Wolfson oggi è intervenuto in consiglio in maniera commovente. È un uomo intelligentissimo, una fonte di ispirazione. Ha espresso parole di grande slancio verso Genova e crede molto in questa nuova fase di Palazzo Ducale. L’ho trovato estremamente moderno, attuale, molto più “giovane” di tutti noi messi assieme.
Mi farebbe piacere incontrarlo di nuovo al più presto e sono sicura che cercheremo di valorizzare al meglio la sua donazione. Mi piace che la sindaca abbia voluto ribadire, con la sua nomina a consigliere, il comune impegno e la presenza del Comune stesso in questa sfida.
D: Il comitato scientifico, previsto dallo Statuto, è scomparso da 8 anni. Lo istituirà di nuovo?
R: Sì, noi rilanceremo anche il comitato scientifico, ci sto lavorando. Come dice lo statuto del Ducale, deve essere rappresentativo di tutte le sensibilità culturali, non solo dell’arte figurativa, ma anche della letteratura, della musica e delle altre declinazioni della cultura. Sto lavorando a un comitato scientifico di grandissimo livello, partendo però da competenze cittadine e liguri: non serve un comitato di figurine con nomi altisonanti, dobbiamo mettere insieme personalità con esperienza riconosciuta. Ci saranno figure del mondo dell’arte con competenze fondamentali, ma ricordiamoci che da statuto nel comitato scientifico devono essere presenti anche musica, scienza, architettura e altre discipline. Dobbiamo creare un comitato che sappia parlare alle tante possibili declinazioni, perché il Ducale non è solo uno spazio espositivo, assimilabile quasi a un museo, ma è anche un hub, un porto culturale.
Sara Armella – Biografia
Avvocata e fondatrice dello studio Armella & Associati, Sara Armella è una delle massime esperte a livello internazionale di diritto doganale. Lo studio da lei guidato è stato indicato da Forbes tra i migliori cento studi legali italiani, mentre l’International Customs Law Academy (ICLA) l’ha classificata tra i primi cento esperti al mondo nella materia. Nel 2025 è stata nominata Counselor del Board of Directors dell’International Customs Law Academy, prestigiosa accademia internazionale che riunisce i massimi esperti di diritto doganale a livello globale.
Autrice di oltre cento articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali e di tre monografie, tra cui Diritto doganale dell’Unione europea (Egea Bocconi, 2017) ed European Union Customs Law, è anche autrice della voce “Tributi doganali” dell’Enciclopedia Treccani online.
Presiede la Commissione Dogane di ICC Italia e rappresenta l’Italia presso la Commissione Customs and Trade Facilitation della Camera di Commercio Internazionale di Parigi. È docente di diritto doganale nei master post-universitari dell’Università Bocconi e dell’Università Statale di Milano.
Dal 2023 è membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze per la riforma del sistema doganale, e componente del Gruppo di lavoro Dogane e commercio internazionale di Confindustria.
Ha contribuito a fondare l’associazione “Polis”, voluta e animata da Alessandro Schiesaro, oggi direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, con l’obiettivo di promuovere il confronto sui grandi temi civili, riunendo personalità di alto profilo culturale e civile.
Accanto all’attività professionale e istituzionale, ha sempre coltivato un forte interesse per il pensiero umanistico, promuovendo e partecipando a iniziative culturali. Tra queste, incontri e dialoghi con personalità del mondo letterario e civile come Claudio Magris, Luca Crescenzi, Franco Marenco, Pietro Grasso ed Elisabetta Pozzi, in contesti che hanno spaziato dalla riflessione giuridica alla letteratura, dal teatro al dibattito pubblico. In particolare, ha curato e animato convegni, presentazioni di libri e tavole rotonde che hanno unito il linguaggio del diritto a quello della narrazione e dell’arte, contribuendo a creare spazi di confronto tra saperi e discipline diverse.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.