Facce de Zena 

Genova piange Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia italiana e non solo. Aveva 94 anni

La sindaca Silvia Salis esprime il cordoglio della città per la scomparsa del grande fotografo ligure, autore di un’opera straordinaria che ha raccontato l’Italia con sguardo etico, poetico e inconfondibile. Un forte legame lo univa a Genova. Il ricordo del presidente della Regione Marco Bucci

«Con profonda commozione apprendiamo della scomparsa di Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi maestri della fotografia italiana e un instancabile testimone del nostro tempo». Con queste parole la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha espresso il cordoglio dell’Amministrazione comunale e dell’intera città per la morte del celebre fotografo, scomparso oggi, 6 agosto 2025, a 94 anni.

Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930 e cresciuto a Venezia, Berengo Gardin ha attraversato oltre settant’anni di storia italiana con la sua inseparabile Leica, documentando con rigore e umanità le trasformazioni sociali, i paesaggi, la quotidianità, il lavoro, l’architettura e la cultura del Paese. La sua opera è considerata una delle più significative del dopoguerra, accostata da molti a quella di Henri Cartier-Bresson per la potenza narrativa e il lirismo delle sue immagini.

«Con il suo sguardo sensibile, acuto e mai retorico – ha aggiunto Salis – Berengo Gardin ha saputo raccontare la storia dell’Italia con coerenza stilistica e un rigore morale che lo hanno reso una figura unica nel panorama culturale internazionale».

Anche il presidente della Regione Liguria Marco Bucci esprime il suo cordoglio di fronte alla scomparsa del grande fotografo nato in Liguria.

 «È con profonda commozione che apprendiamo della scomparsa di Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia italiana e testimone attento e sensibile del nostro tempo . ha dichiarato Bucci -. La Liguria perde non solo un artista di straordinaria levatura, ma anche un interprete raffinato dell’anima del nostro territorio. Attraverso il suo obiettivo Gianni Berengo Gardin ha saputo cogliere l’essenza di luoghi, volti, atmosfere e dare vita a reportage che hanno saputo restituire l’identità profonda di intere generazioni e indagare la società. Le sue immagini, rigorosamente in bianco e nero, sono fedeli a un’etica dello sguardo sobria e autentica, come i liguri. A nome mio e di tutta la Giunta regionale esprimo vicinanza e cordoglio ai suoi cari e a tutti coloro che hanno condiviso con lui un percorso di arte e di vita».

Il legame con Genova

Berengo Gardin ha avuto un rapporto profondo con Genova, città che ha fotografato in più occasioni, raccontandone il porto, i mestieri, le strade, la memoria e i cambiamenti. Uno dei momenti più significativi di questo legame è stato la mostra “Storie di un fotografo”, ospitata a Palazzo Ducale, che gli ha dedicato un intero capitolo dedicato alla città.

«Le sue fotografie dedicate a Genova – ha ricordato la sindaca – ci restituiscono un’immagine autentica e intensa della nostra identità collettiva, intrecciata con lo scorrere del tempo».

Una carriera straordinaria

Berengo Gardin ha pubblicato centinaia di libri, realizzato oltre 300 mostre in tutto il mondo ed è stato protagonista assoluto del fotogiornalismo italiano, collaborando con testate come Il Mondo, Domus, Epoca, Le Figaro, Time, L’Espresso.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Lucie Award alla carriera (2008), l’Oscar Barnack Award (1994), il Premio Werner Bischof e la laurea honoris causa in Storia e critica dell’arte dall’Università Statale di Milano (2009).

Fu anche fotografo di fiducia di Renzo Piano, documentando per oltre trent’anni le fasi di realizzazione dei suoi progetti architettonici.

Un’eredità che resta

«I suoi racconti in bianco e nero resteranno immagini indelebili nella cultura del nostro Paese – ha concluso Salis –. A nome del Comune e di tutta Genova, esprimo il più sincero cordoglio per la sua scomparsa e la nostra riconoscenza per l’eredità preziosa che ci lascia».

Berengo Gardin viveva tra Milano e Camogli, e lascia un archivio fotografico monumentale che rappresenta un patrimonio visivo e culturale di valore inestimabile per le generazioni presenti e future.

Foto di di Alessio Jacona


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